I BTp non credono alla ripresa economica di Italia e Area Euro, ecco come lo segnalano

Paura dell'inflazione? Macché, sembra proprio che il mercato dei bond non veda né oggi e né tra molti anni una ripresa dei prezzi, segno che non crederebbe nemmeno a quella dell'economia.

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Paura dell'inflazione? Macché, sembra proprio che il mercato dei bond non veda né oggi e né tra molti anni una ripresa dei prezzi, segno che non crederebbe nemmeno a quella dell'economia.

Niente ripresa dell’inflazione in vista. La BCE ha rivisto i suoi programmi nell’ultimo board di settimana scorsa, rinviando il primo rialzo dei tassi dal 2011 e aprendo i rubinetti della liquidità per le banche dell’Eurozona con nuovi prestiti mirati. Nemmeno tra due anni, la crescita tendenziale dei prezzi nell’area dovrebbe portarsi intorno al target di poco inferiore al 2%.

La penserebbe così anche il mercato, come evidenziano i numerosi segnali che arrivano dai BTp. Per capirlo, analizzeremo l’andamento dei titoli emessi dal Tesoro italiano e legati o all’inflazione rilevata dall’Istat o a quella dell’Eurostat per l’intera unione monetaria. Nel primo caso, parliamo dei BTp-i, nel secondo del BTp Italia, il bond retail emesso per la prima volta nel 2012 e che punta a raccogliere i risparmi tra gli investitori individuali (famiglie), sebbene abbia aperto una sessione apposita dedicata a ogni collocamento agli istituzionali (banche, fondi, assicurazioni).

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Partiamo dal BTp-i a 4 anni. Oggi, rende poco più dello 0,5%, a fronte di un rendimento dell’omologo BTp emesso con cedola fissa in area 1,25%. La differenza tra i due bond è calcolabile in tre quarti di punto percentuale o 0,75%. A tanto ammonterebbe l’inflazione media annua attesa dal mercato fino alla scadenza del BTp-i. Se così non fosse, vi sarebbe la convenienza a spostare l’investimento dall’uno all’altro bond. Se, ad esempio, si prevedesse un’inflazione superiore allo 0,75%, evidentemente vi sarebbe motivo per acquistare il titolo con cedola minima garantita, facendone salire il prezzo e scendere il rendimento. Lo spread con il BTp con cedola fissa si amplierebbe e fornirebbe la misura dell’inflazione realmente attesa. Per contro, se si prevedesse un’inflazione più bassa, maggiori acquisti si riverserebbero sui BTp con cedola fissa, facendone diminuire il rendimento.

Andando avanti nella disamina, abbiamo che il quinquennale con cedola fissa rende l’1,6%, ma il corrispondente BTp-i solo lo 0,88%, per cui l’inflazione media attesa sarebbe anche in questo caso di circa tre quarti di punto all’anno.

Sulla scadenza a 7 anni, il dato sale un po’, ma solamente intorno allo 0,90%, con il bond ordinario all’1,95% e quello legato all’inflazione all’1,04%. Si riscende ai tre quarti di punto sui 9 anni, con il primo al 2,38% e il secondo all’1,65%. E andando ancora più avanti con le scadenze, troviamo il BTp 2032 in area 3,10% e l’omologo BTp-i a poco meno del 2%, segnalando un “breakeven” dell’1,12%, simile all’1,18% trovato per i rispettivi titoli con durata fino al 2040. Ma l’anno seguente, già si torna sotto l’1%.

Aspettative d’inflazione sempre più tiepide nell’area

Riepilogando, il differenziale di rendimento tra i BTp con cedola fissa e quelli con cedola minima garantita e aumentata dell’inflazione semestrale segnala le aspettative d’inflazione media del mercato per gli anni che intercorrono fino alla scadenza dei titoli. E stando a tali spread, troviamo che non ci si attende una crescita tendenziale dei prezzi vigorosa nemmeno nel lungo periodo, segno che il mercato resti scettico sul miglioramento economico dell’Eurozona, il solo in grado di ravvivare i salari e, quindi, anche i prezzi. Può darsi anche, però, che in epoca di rendimenti negativi, il mercato abbia ridotto le pretese anche con riferimento alla tutela dalla perdita di potere di acquisto, rischio contro il quale correrebbe a ripararsi forse solo nel caso in cui le minacce inflazionistiche si palesassero in misura consistente e convincente.

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Passiamo adesso a verificare quali siano le aspettative sull’inflazione italiana, attraverso i vari BTp Italia collocati sul mercato. Quello con scadenza aprile 2023, un quadriennale, offre cedola minima annua dello 0,25% e alle attuali quotazioni rende l’1%, circa mezzo punto in meno del corrispondente BTp con cedola fissa. Il BTp Italia aprile 2024, cedola 0,40%, rende intorno all’1,16-7%, lo 0,45% del bond ordinario di pari durata. Infine, il BTp Italia maggio 2026, cedola 0,55%, offre l’1,44%, poco più di mezzo punto in meno del 2% lordo del BTp con cedola fissa.

Dunque, non solo troviamo conferma che anche l’inflazione in Italia attesa dal mercato sia bassa, anzi essa risulta inferiore a quella mediamente attesa nell’intera Eurozona e di circa un quarto di punto percentuale per i prossimi 4 anni.

E che negli ultimi mesi si stia registrando un “raffreddamento” delle aspettative lo indicherebbe il trend dei rendimenti stessi. Prendiamo la scadenza quinquennale, quella solitamente monitorata anche in America per verificare l’umore sui mercati. Un anno fa, il BTp con cedola fissa offriva un magro 0,72%, sempre circa mezzo punto percentuale in più del BTp Italia e ben l’1,35% in più del BTp-i. Significa che ad essersi affievolite sarebbero state, in particolare, le previsioni per l’Eurozona. In effetti, l’Italia non brillava nemmeno l’anno scorso, mentre il resto dell’area usciva da un anno di crescita straordinariamente positiva e che aveva fatto sperare, nonché supporre che l’inflazione sarebbe risalita più velocemente. Ennesimo indizio che il pessimismo si sarebbe impadronito degli investitori, i quali hanno continuato a fare incetta di bond (con cedola fissa) perlopiù per paura del futuro, non per fiducia.

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