I BTp irredimibili di Savona hanno il sapore di un ricatto ai risparmiatori italiani

Il presidente della Consob lancia l'idea di titoli di stato senza scadenza "come in guerra", ma la sua proposta non sembra un affare per le famiglie e si presenta come un ricatto.

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Il presidente della Consob lancia l'idea di titoli di stato senza scadenza

All’incontro annuale della Consob con gli operatori del mercato finanziario, il presidente Paolo Savona ha lanciato ieri la sua proposta di BTp “irredimibili”, titoli di stato emessi senza alcuna scadenza. Le emissioni, come nei periodi post-bellici, ha dichiarato, “limiterebbero i rischi per il futuro del Paese”. L’ex ministro delle Politiche UE, infatti, prevede che dopo questa fase di garanzie statali e incentivi ai prestiti alle imprese, il rapporto debito/pil in Italia ne uscirà innalzato e vi sarebbe il rischio che le istituzioni sovranazionali lo percepiscano non più sostenibile.

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Per contro, Savona ha spiegato che alla fine del 2019 vi era in Italia una ricchezza privata per 8,1 volte i redditi disponibili delle famiglie, qualcosa come 9.730 miliardi di euro, di cui 4.445 miliardi (3,7 volte i redditi disponibili) in forma finanziaria. Servirebbe, quindi, che i risparmiatori investissero una porzione maggiore del loro portafoglio in BTp, i quali come nei periodi successivi alle guerre, a cui il Coronavirus è stato associato molto spesso, offrirebbero un rendimento agganciato all’inflazione e fino a un massimo del 2%, che è anche, nota l’economista, il tasso di riferimento della BCE per il medio termine.

Qualora non vi fossero sufficienti sottoscrizioni di questi bond, ha chiosato, i risparmiatori creerebbero le condizioni per un aumento della pressione fiscale. Savona, persona che si distingue spesso per intelligenza e discorsi non retorici, stavolta non ha proprio convinto. I toni usati durante il discorso non appaiono consoni per una personalità che guida la Commissione di Vigilanza sulla Borsa, cioè che tutela i risparmi investiti negli assets finanziari negoziati sui mercati regolamentati.

Invece, dalle sue parole è trasparso un qualcosa di minaccioso per i risparmiatori. In un certo senso, egli ha avvertito che o le famiglie italiane sottoscrivono in massa titoli di stato senza scadenza o lo stato metterebbe loro le mani in tasca aumentando le tasse, chissà se magari attraverso una tassa patrimoniale, aggiungiamo noi.

Titoli privi di appeal e fiducia

Ora, non si può creare un clima di fiducia verso il debito pubblico e, in generale, il sistema Italia, con parole che lascino intendere l’assenza di alternative concrete per chi investe. Anche perché le condizioni delle sottoscrizioni invocate appaiono alquanto fuori mercato. Secondo Savona, infatti, questi titoli verrebbero emessi a un rendimento agganciato all’inflazione nell’Eurozona e fino a un massimo del 2%. Ad oggi, il BTp 2067, il bond sovrano italiano di durata residua più lunga, offre un rendimento compreso tra il 2,50% e il 3%, a seconda delle fasi. Per intenderci, il presidente della Consob pretenderebbe che i BTp irredimibili offrissero di meno, pur durando molto di più o senza possedere alcuna data di scadenza.

Vero è che egli ha altresì proposto che questo rendimento venga fiscalmente esentato, ma ciò non basterebbe a renderlo attraente per chi investe. Qualche mese fa, avevamo lanciato la nostra proposta per l’emissione di BTp irredimibili, ma corredati da tante e tali condizioni da renderli ben più appetibili agli occhi delle famiglie, oltre che uno strumento d’investimento del tutto volontario e varato in un clima di concordia politica su questa tipologia d’investimento e di fiducia massima tra i risparmiatori. Ma presentare una proposta per cui “o sottoscrivi i nuovi titoli di stato o i soldi te li verremo a prendere attraverso le imposte” suona davvero sgradevole. Non è così che il Tesoro attirerà un solo centesimo di quei 4.445 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie, di cui un terzo parcheggiata sui conti bancari. E verrebbe da dire, a questo punto giustamente.

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