I bond sudafricani non comprano il taglio dei tassi, cresce il rischio

Il Sudafrica taglia i tassi e i rendimenti dei bond sovrani, anziché scendere, accelerano al rialzo. Ecco come si spiega l'apparente incongruenza.

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Il Sudafrica taglia i tassi e i rendimenti dei bond sovrani, anziché scendere, accelerano al rialzo. Ecco come si spiega l'apparente incongruenza.

Non è un buon momento per investire in Sudafrica. L’aria di crisi mondiale sta colpendo particolarmente questo mercato emergente, che soffre da troppo tempo di crescita asfittica per l’assenza di riforme economiche capaci di creare un vero clima “business friendly”. Ne è dimostrazione il crollo del cambio, che quest’anno ha perso oltre il 20% contro il dollaro, con il rand mai così debole. Giovedì scorso, la Reserve Bank of South Africa ha tagliato i tassi di 100 punti base al 5,25% per sostenere l’economia domestica in questa fase così difficile, ma sui mercati ha sortito l’effetto opposto a quello desiderato.

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Non solo il rand ha continuato a indebolirsi, ma i rendimenti sovrani hanno accelerato al rialzo. La scadenza a 10 anni è salita al 12,255% e quella a 2 anni al 7,77%, segnando rispettivamente +100 e +30 bp. In pratica, l’obbligazionario sovrano è andato nella direzione opposta. Per capire perché, bisogna partire dai dati macroeconomici. Oltre al rischio che la recessione in corso dell’economia sudafricana s’intensifichi, c’è anche il problema dell’inflazione, in rialzo al 4,6% a febbraio. Il livello reale dei tassi resta positivo di poco più di mezzo punto percentuale.

Prima del board, gli investitori si aspettavano un taglio meno aggressivo, nell’ordine dei 50 punti base. Adesso, bisogna anche scontare l’impatto negativo che l’indebolimento del cambio avrà sull’inflazione. Se dovesse accelerare ulteriormente, i tassi reali finirebbero per azzerarsi e, nel caso peggiore, a passare in territorio negativo, disincentivando gli afflussi dei capitali esteri e gli stessi investimenti domestici. Per contro, il crollo delle quotazioni petrolifere avrebbe un effetto di contenimento dell’inflazione, per cui molto dipenderà dal saldo netto di queste forze contrastanti.

Con una decelerazione dell’inflazione, i tassi reali crescerebbero, il cambio dovrebbe beneficiarne e i rendimenti scenderebbero.

Crescono i rischi

Ad ogni modo, cresce anche il rischio sovrano. I “credit default swaps” a 5 anni sono saliti ai massimi da oltre 4 anni, segnalando una probabilità implicita di fallimento del Sudafrica a più del 6% entro un quinquennio. Anche le obbligazioni sovranazionali in rand sudafricani stanno perdendo valore, evidentemente scontando i maggiori rischi di cambio percepiti. Il bond dicembre 2026 e cedola 8,125% (ISIN: XS1167524922) della Banca Europea per gli Investimenti è sceso per la prima volta dopo un anno sotto la pari, segnando un -8,2% su base mensile. Considerando che il bond sudafricano della stessa durata residua rendesse ieri poco più dell’11%, capiamo come il fattore cambio attiri, tuttavia, la maggior parte delle preoccupazioni sui mercati, se è vero che, a fronte di un rendimento extra di solo il 3%, stiamo parlando di un emittente quasi del tutto “junk” per le agenzie di rating, mentre la BEI gode della tripla “A”.

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Eppure, anche i conti pubblici dovrebbero impensierire, dopo che Pretoria ha stimato il deficit in aumento al 6,8% del pil nell’anno fiscale che sta per iniziare, il più alto da 28 anni. E dire che i numeri presentati in Parlamento dal ministro delle Finanze, Tito Mboweni, non contemplassero nemmeno lo scenario peggiore che si è andato materializzando nel corso delle ultime settimane per la congiuntura internazionale. Un grosso problema per le casse statali, le quali già destinano al pagamento degli interessi quasi un quinto delle entrate.

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