I BACI PERUGINA, HAYEZ, GIUSEPPE ELENA E QUALCHE OPPORTUNITA’ DA COGLIERE

Divagazioni artistico/economiche intorno ai titoli di stato dei "Periferici"

di tommy271, pubblicato il

I BACI PERUGINA, HAYEZ, GIUSEPPE ELENA E QUALCHE OPPORTUNITA’ DA COGLIERE … Il fine settimana si è chiuso positivamente per i nostri titoli ellenici, questo ha contribuito ad alleggerire le tensioni che si erano accumulate negli ultimi giorni. Rimangono sempre critiche le posizioni in Irlanda e Portogallo. Quest’ultimo è il candidato più prossimo ad essere inserito nei pacchetti di salvataggio. La tensione politica è tornata a farsi alta negli ultimi due giorni nel paese lusitano, con pesanti divergenze tra la maggioranza (che non ha i voti per governare) e minoranza (che ha la possibilità di veto). I mercati attendono nel frattempo le aste di metà aprile, quando Lisbona dovrà rinnovare delle scadenze consistenti. I rendimenti richiesti non potranno essere sostenibili ancora a lungo. Chi dice bacio, dice Perugina: era un messaggio pubblicitario di qualche decennio fa. Ma “baciare” i Periferici vuol dire baciare il rospo? I nostri cioccolatini racchiudono all’interno le frasi celebri per gli innamorati di sempre, quelle che una volta acculturavano il popolo. Nati negli anni ’30 continuano a raccogliere un successo destinato a continuare nel tempo. Un altro bacio, molto più romantico, ha invece fatto sospirare i nostri nonni: quello di Hayez. Lo avrete visto riprodotto su innumerevoli pubblicazioni, cartoline, poster. Se invece volete vederlo dal “vivo” non vi resta che fare una visita alla Pinacoteca di Brera a Milano. E’ un quadro molto rappresentativo di una visione “romantica” dell’Ottocento che, forse, è esistita solamente nell’immaginario collettivo. Da contrapporre alle violente rivoluzioni del ’48 e alle successive cruente battaglie risorgimentali: forse potremmo aprire la memoria visiva del secolo con il “Bacio” e chiuderlo con il “Quarto Stato” di Pelizza da Volpedo. Intorno al 1827, Giuseppe Elena, un anonimo artista aprì la sua bottega a Milano dove iniziò a riprodurre meccanicamente le opere dei grandi pittori italiani divulgandola presso i ceti popolari con le sue stampe a basso costo. L’impresa non ebbe successo. Le incisioni su pietra litografica erano ben fatte, ma i competitor facevano evidentemente meglio. Ecco allora che ebbe l’idea di proporre i paesaggi minori della “Lombardia Pittoresca”, un genere trascurato a tutto vantaggio delle immagini di opere monumentali dei grossi centri dei capoluoghi. Questa serie di gradevoli stampe, senza nessuna pretesa, sono rimaste l’unica testimonianza visiva dei piccoli centri della Lombardia provinciale che sono giunti ai nostri occhi. Giuseppe Elena, non è Hayez e neppure Migliara o Inganni, eppure dalle sue opere non si può prescindere, rimangono una “fotografia visiva” al di fuori delle grandi committenze: paesaggi minori, ma non secondari. Hayez rimane universalmente conosciuto ed apprezzato mentre il nostro Elena rimane confinato tra i personaggi minori. Ma, credetemi, in grado di sollevare grandissime emozioni e soddisfazioni al pari dei grandi artisti. Anche noi conosciamo benissimo i nostri BTP (e non ci hanno mai “tradito”) rimanendo, da sempre, l’investimento per eccellenza di tantissimi risparmiatori italiani. La tempesta sui Periferici ha lambito appena i nostri titoli, facendo invece strage rispetto alle titolate Irlanda, Portogallo e Spagna dai rating incredibilmente superiori ai nostri. Questo, almeno, sino a qualche annetto fa. Le Agenzie di rating, anche in questo caso, intervengono sempre a posteriori. Sarà un caso? Anche se ha poco senso diversificare entro il “Club Med”, essendo questo quasi interamente correlato, una piccola percentuale di portafoglio andrebbe indirizzata verso i paesi mediterranei. Le occasioni di acquisto che abbiamo avuto un paio di anni fa su Bund e Oat le abbiamo utilizzate sfruttando il differenziale di spread quasi allora inesistente. Abbiamo poi provveduto a monetizzarli lo scorso anno con gain a doppia cifra. La scommessa rimane quella di un ritorno vicino ai vecchi differenziali. Altre opportunità, quindi, ci possono essere ancora nel Vecchio Continente se – a fine mese – l’Europa sarà capace di uno scatto di orgoglio. Ed io, ci credo. Basta guardarsi in giro: le occasioni potrebbero trovarsi tranquillamente sotto casa, senza rincorrere le esotiche sigle che piacciono tanto ai trader come Zar, Try, Rand. Ad Oriente la tragedia giapponese potrebbe far rallentare le aspettative di un rapido aumento dei tassi ufficiali ed il rientro dei capitali verso Tokio potrebbe innescare una caduta delle Borse Asiatiche degli emergenti. Quindi uno sguardo nel cortile di casa non va trascurato. La soluzione in grado di sciogliere i nodi intorno ai nostri GGB ruota sempre intorno al ruolo che potrà svolgere il EFSF. La soluzione è a portata di mano ma credo sia realmente possibile ridurre di un 30% il deficit/Pil greco, senza fare alcun danno verso i bondisti, e riportandolo entro limiti sostenibili. Gli sforzi devono essere indirizzati sul fronte interno mediante un ambizioso piano di privatizzazioni da 50 MLD che l’Esecutivo ha appena approvato nelle sue linee generali. Mentre un buy-back, sui titoli già in cassa alla BCE, potrebbe da subito apportare un calo immediato sul deficit. L’EFSF ha sempre in mano la soluzione finale: tramontata (al momento) l’ipotesi di un piano “Brady” che avrebbe risolto la questione, rimane in piedi l’ipotesi di un mega prestito alla Grecia in grado di ricomprarsi il suo debito a prezzo “scontato” oltre alla possibilità di un intervento unicamente sul “Primario” in chiave di sostegno sulle future emissioni. E quindi, in ultima analisi, di sostenibilità nel rollaggio del debito. Anche se quest’ultima ipotesi non risolve affatto la questione dell’abbattimento dell’indebitamento. Quale sarà l’orientamento di Frau Merkel al prossimo Summit non lo sappiamo. Ma la scorsa settimana siamo stati piacevolmente sorpresi dalla decisione di un calo degli interessi da 100 bp che la Grecia dovrà corrispondere sui prestiti rilasciati dal trio FMI/UE/BCE. Era, invece, senz’altro atteso il prolungamento da tre a sette anni, sino al 2020, del periodo di rimborso (anche perchè era matematicamente impossibile per la Grecia rispettare i precedenti accordi) la pericolosa “gobba” sul biennio 2013/14 è così stata abbassata. Questo ha riportato un pò di ottimismo sui nostri titoli: lo spread è sceso, ma meno di quanto ci aspettavamo. Molto rimane ancora da fare sul deficit ma dopo tre anni di recessione credo che in questi mesi stiamo toccando il fondo. Diversi analisti concordano che i primi segnali di inversione li potremmo vedere a partire dal terzo trimestre 2011. Se così fosse, l’uscita dal tunnel è molto vicina. Noi intanto osserveremo con attenzione i flussi di arrivo all’aereoporto di Atene, la crescita dell’export e – magari – anche il calo degli occupati. I fondamentali non tradiscono mai. Tommy271

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Argomenti: Mercati Emergenti, Titoli di Stato Italiani

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