MACROECONOMIA, OBBLIGAZIONI HIGH YIELD

I guai di Trump sono una benedizione per il debito dei Mercati Emergenti

I mercati emergenti continuano a crescere. I problem di Trump alla Casa Bianca si stanno rivelando più benefici che dannosi

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di Mirco Galbusera, publicato il
I mercati emergenti continuano a crescere. I problem di Trump alla Casa Bianca si stanno rivelando più benefici che dannosi

Mentre gli alleati e gli avversari degli Stati Uniti osservano con emozioni contrastanti il dramma che si sta svolgendo alla Casa Bianca, la reazione degli investitori del debito dei Mercati Emergenti è stata più definita: un sollievo ricco di gioia, osserva John Peta, Head of Emerging Market Debt, Old Mutual Global Investors.

 

 

Quando Donald Trump ha assunto la presidenza degli Stati Uniti, l’agenda politica su cui aveva basato la sua campagna elettorale rappresentava una minaccia importante per l’asset class. Mettendo l’America al primo posto, la nuova amministrazione avrebbe adottato una posizione più protezionista che avrebbe potuto danneggiare quei Paesi Emergenti con cui gli Stati Uniti avevano un deficit commerciale, in particolare il Messico. Aumentando la spesa per infrastrutture e tagliando le tasse, l’amministrazione avrebbe potuto accelerare la crescita economica domestica, spronando la Fed ad aumentare i tassi ad un ritmo veloce, alimentando ulteriormente la forza del dollaro e aumentando il costo del capitale a livello globale.

 

Di tutto ciò, molto poco si è avverato. Distratto da varie inchieste sui contatti tra lo staff della sua campagna elettorale e la Russia, e danneggiato da una Casa Bianca disfunzionale e dalle crescenti tensioni nelle relazioni con il Congresso e il sistema giudiziario, Trump non è riuscito a raggiungere nessun obiettivo legislativo nei suoi primi sei mesi al potere.

 

Promesse mancate

 

L’incapacità del Congresso a guida repubblicana di abrogare e sostituire l’Affordable Care Act, noto come Obamacare, ha reso sempre più improbabile l’approvazione di una riforma fiscale rivoluzionaria. Allo stesso tempo,le parole forti usate per parlare dell’uscita da alcuni patti, come il NAFTA, si sono ammorbidite: ora la rinegoziazione è la strada più probabile. Sebbene i dati economici di sentiment, basati sui sondaggi sulle imprese, siano migliorati molto a seguito dell’elezione presidenziale, dato che le aziende anticipavano un’ondata di misure di supporto e una crescita economica più forte, i dati concreti non hanno confermato questo miglioramento: i dati su Pil e inflazione sono risultati inferiori alle attese.

 

Riviste le previsioni sui tassi Fed

 

 

In risposta, gli investitori hanno rivisto al ribasso le previsioni sui tassi della Fed, che secondo le attuali aspettative dovrebbe attuare una politica restrittiva a un ritmo più lento rispetto a quello ritenuto probabile a inizio anno. La stessa Banca Centrale ha chiarito più volte di non avere fretta di aumentare i tassi, sebbene stia riducendo gradualmente il suo bilancio da 4.500miliardi di dollari. In questo contesto, non stupisce che il dollaro, il cui valore riflette in parte il sentiment nei confronti dell’economia Usa, abbia cancellato tutti i guadagni registrati dopo le elezioni: l’indice del dollaro statunitense è ora vicino a livelli visti l’ultima volta a inizio 2015.

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Argomenti: Macroeconomia, Obbligazioni High Yield

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