Green bond, svolta UE: emissioni per oltre 200 miliardi con il Recovery Fund

Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, conferma le voci sulle emissioni obbligazionarie verdi e fissa un obiettivo del 30%. Per l'Italia, implicazioni forti.

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Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, conferma le voci sulle emissioni obbligazionarie verdi e fissa un obiettivo del 30%. Per l'Italia, implicazioni forti.

Le voci della vigilia trovano conferma. Il presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, parlando all’Europarlamento per il discorso sullo Stato dell’Unione, ha annunciato che il 30% delle obbligazioni emesse per finanziare il “Recovery Fund” saranno “green”. Poiché il fondo ammonta a 750 miliardi di euro di risorse, da distribuire in 3 anni agli stati comunitari tra prestiti e sussidi, le parole del numero uno di Bruxelles svelano che almeno 200 miliardi di emissioni sarebbero verdi. Per l’esattezza, il 30% di 750 miliardi fa 225 miliardi.

Dal Recovery Fund possibile spinta vitale per il mercato dei green bond

Per il mercato dei green bond, sarebbe uno shock. Lo scorso anno, le emissioni mondiali si sono attestate a 263 miliardi di dollari. Se nell’arco del prossimo triennio, la sola UE dovesse collocarne sul mercato altrettanti, il Vecchio Continente diverrebbe un punto di riferimento per questo nuovo segmento obbligazionario, in forte crescita negli ultimi 3-4 anni.

I governi europei che hanno emesso titoli green sono Polonia, Svezia, Olanda, Francia e Germania. Berlino ha provveduto a inizio settembre con un decennale “gemello” del Bund ordinario, galvanizzando il mercato sulla possibilità di potenziare la liquidità degli scambi grazie al meccanismo dell’accoppiamento.

Nel corso del suo discorso, von der Leyen ha espresso l’intenzione di centrare l’obiettivo di un taglio di almeno il 55% delle emissioni inquinanti nella UE entro il 2030. Entro il 2050, l’Europa si è impegnata a raggiungere il target di emissioni nette nulle.

L’impatto dei green bond sull’economia

Oltre 200 miliardi di green bond non segneranno solamente uno spartiacque sul mercato obbligazionario mondiale, ma altresì una svolta per le economie europee. I 750 miliardi dei fondi, che verranno messi a disposizione dei governi tra il 2021 e il 2023, verranno utilizzati dai beneficiari per rilanciare le rispettive economie dopo il Covid.

Alla sola Italia spetteranno circa 209 miliardi tra prestiti e sussidi. Poiché i green bond vengono emessi sul presupposto che i relativi proventi saranno impiegati per finalità di tipo ambientale, per l’Italia urge studiare un piano di investimenti verdi, così da evitare il rischio di lasciare inutilizzate quote elevate dei fondi a noi spettanti.

Saremo in grado – e la stessa domanda vale per gli altri governi europei – di approfittare della svolta di Bruxelles per riconvertire la nostra economia con piani credibili e in così breve tempo? Dobbiamo intenderci: il legame tra obiettivi e risultati non è così stringente come crediamo, ma almeno all’atto della presentazione delle richieste, i fondi dovranno trovare giustificazione formale nell’esecuzione di progetti che contribuiscano ad abbattere le emissioni inquinanti.

L’Italia avrebbe modo, se solo sapesse cogliere la palla al balzo, di mettere in sicurezza il proprio territorio sul piano dei rischi idrogeologici, nonché di assistere le aziende che investiranno per ridurre i tassi di inquinamento. Si consideri solamente il caso ex Ilva a Taranto, dove l’acciaieria potrebbe finalmente beneficiare di tempo e risorse per impattare il meno possibile sulla salute del territorio. Green bond opportunità di svolta, dunque, ma anche un test sulla capacità del Bel Paese di tenere il passo con il resto d’Europa.

Primo green bond della Germania venduto al -0,46%, spartiacque per il mercato

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