Green bond europeo, ecco com’è andato il debutto

L'Unione Europea ha collocato sul mercato il primo green bond con grande successo. Vediamo cosa dicono i numeri.

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Green bond UE

L’Unione Europea (UE) ha collocato ieri sul mercato il suo primo green bond. A fronte di un importo offerto di 12 miliardi di euro per una scadenza a 15 anni, la domanda è stata superiore a 135 miliardi. Il forte successo ha compresso il rendimento allo 0,43%. Secondo gli analisti, esso è stato di 2 punti base inferiore al rendimento che avrebbe esitato un’obbligazione ordinaria di pari durata.

Anche in questo caso, quindi, l’emittente avrebbe beneficiato del cosiddetto “greenium”, il minore rendimento determinato dalla maggiore propensione del mercato a inserire in portafoglio titoli “verdi”. Da questo momento in avanti, Bruxelles terrà due aste mensili nel corso della prima e della terza settimana per emettere green bond.

Si tratta di titoli, la cui finalità per i capitali raccolti consiste nella difesa dell’ambiente. Nel caso specifico, a spendere i proventi saranno i governi nazionali sulla base dei piani approvati con il Next Generation EU. Almeno il 37% delle risorse richieste deve essere vincolato alla sostenibilità ambientale. La UE si è impegnata ad emettere green bond per il 30% del programma complessivo da 800 miliardi. Entro cinque anni, dunque, arriverebbero sul mercato titoli di questo tipo fino a quasi 250 miliardi.

Rendimento green bond a premio sul Bund

Il collocamento di ieri ha esitato un rendimento a premio sul Bund della Germania a 15 anni di 31 punti base o 0,31%. Infatti, su questa scadenza il titolo tedesco offriva lo 0,14%. Ancora oggi, quindi, il mercato sovrano tedesco funge da “benchmark” per l’Unione Europea anche su questo comparto. Berlino ha emesso il suo primo green bond nel settembre dello scorso anno, in ritardo rispetto a paesi come Francia e Olanda. A seguire è arrivata l’Italia con il BTp “green” in scadenza nel 2045.

Man mano che la UE emetterà nuovi green bond, costruirà una curva delle scadenze di riferimento per l’intero continente. Ed è probabile che anche l’Italia infittirà il suo calendario delle emissioni, giovandosi peraltro degli acquisti della BCE, la quale intende utilizzare la politica monetaria (impropriamente?) anche a fini di indirizzamento del mercato verso modelli più sostenibili.

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