Grecia promossa da Moody’s: i bond rendono ai minimi dal 2006, ma restano “spazzatura”

La Grecia è stata appena promossa dall'agenzia di rating Moody's, anche se i suoi bond restano "spazzatura". Vediamo se risultano a serio rischio default.

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La Grecia è stata appena promossa dall'agenzia di rating Moody's, anche se i suoi bond restano

Moody’s vede meno nero sulla Grecia e da poco ha alzato il rating sovrano a lungo termine di due “notch” a “B3”, 4 livelli sotto quello minimo di “investment grade”. L’istituto nota positivamente che le “dolorose riforme” attuate negli ultimi anni inizierebbero a dare i loro frutti e ciò ridurrebbe il rischio che in futuro i governi possano smantellarle.

L’economia è tornata a crescere intorno al 2% e le esportazioni sono aumentate al 37% del pil dal 22% del 2010, grazie al calo del costo del lavoro, che ha rilanciato la competitività. Per la Grecia si è trattata della prima promozione dopo quella di Fitch a “BB-” dell’agosto scorso, a 3 gradini sotto l’investment grade, mentre anche per S&P (“B+”) resta sotto di 4.

Nuovo “sirtaki” bond, la Grecia ne emetterà un altro medio-lungo: cosa fare?

I bond ellenici sono e restano “junk” o “spazzatura, insomma, anche se i loro rendimenti si stanno portando ai minimi degli ultimi 13 anni, con i decennali al 3,65%, praticamente a una novantina di punti base dai BTp. Lo spread con i nostri titoli di stato resta superiore sul tratto medio e breve della curva, se si considera che i BoT a sei mesi rendono di poco sottozero e quelli ellenici di pari durata offrono poco meno dell’1,50%.

Per Atene, una buona notizia. La fase più drammatica della potente crisi finanziaria ed economica sembra alle spalle. I conti pubblici sono di molto migliorati, con l’avanzo primario ad attestarsi al 4% del pil, nonostante il deficit continui a restare di poco superiore allo zero, per effetto degli interessi sul debito pubblico, esploso al 180% del pil. Questo sarebbe il principale segnale di debolezza della repubblica ellenica. Ad oggi, non vengono corrisposti gli interessi sui crediti nelle mani dei governi dell’Eurozona, pari a circa il 70% del totale del debito pubblico, godendo di un periodo di grazia decennale fino alla fine del 2022. Quando tali rendimenti dovranno essere conteggiati a bilancio, venendo pagati pure gli arretrati, cosa accadrà al deficit, tenuto conto che i rimborsi delle scadenze tra meno di 2 anni dovranno avvenire con l’emissione di nuovi bond ai costi dettati dal mercato?

Bond Grecia a rischio default?

Il Tesoro ha annunciato la prima asta di “sirtaki” bond a 10 anni dal 2010, approfittando dei rendimenti contenuti.

Dispone di liquidità sufficiente a evitare di rifinanziarsi sui mercati fino a tutto l’anno prossimo, ma poiché i costi tra un paio di anni saranno superiori verosimilmente a quelli odierni, il governo Tsipras starebbe cercando di risparmiarla il più possibile, così da costituire un cuscinetto congruo per evitare l’impatto duro con il ritorno alla realtà. Nonostante l'”upgrade”, il rating resta assai negativo per uno stato sovrano dell’Occidente e segnala una situazione finanziaria tutt’altro che semplice. Certo, di questo passo, se Atene di riappropriasse del perduto “investment grade” da qui a qualche anno, consentirebbe alla BCE di acquistare i suoi titoli in fase di reinvestimento dei proventi con il “quantitative easing”, a tutto beneficio dei prezzi.

Il rischio di default non è alto, ma nemmeno bassissimo. I cds valgono oltre 372 punti base, pari a una probabilità di evento creditizio negativo del 6,2%. In effetti, i creditori privati hanno già dato nel 2012, quando hanno dovuto accettare la decurtazione del 53,5% del valore nominale dei bond (“haircut”), pari a un totale di 107 miliardi perduti, nonché l’allungamento delle scadenze tra 11 e 30 anni. Poiché oggi risultano in possesso di appena il 17% del debito pubblico ellenico, cioè sui 55 miliardi di euro, anche nel caso di tensioni finanziarie, improbabile che vengano chiesti loro ulteriori sacrifici, anche perché si rivelerebbero inefficaci.

La massa da “aggredire” sarebbe quell’83% in mano a UE, BCE e FMI. Escludendo quest’ultimo creditore da qualsiasi ipotesi di ristrutturazione, che per statuto non potrebbe accettare, saranno verosimilmente i governi dell’area e la BCE a doversi accollare eventuali perdite di un secondo “haircut” e/o derivanti dall’allungamento delle scadenze e il taglio dei tassi. Per questo motivo, il rating della Grecia potrebbe migliorare nei prossimi anni, in considerazione del fatto che il debito in mano ai privati sia insignificante rispetto alla mole detenuta dai partner dell’Eurozona, i veri destinatari prima o poi di una qualche forma di ristrutturazione.

E prima questa avverrà, prima arriveranno le schiarite sui bond.

‘La fine di Tsipras in Grecia è vicina, il debito pubblico va tagliato del 30% e l’euro non funziona’

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