Grecia: lo spettro della dracma si allontana

Tre greci su quattro vogliono restare nell’euro e il partito di estrema sinistra cambia rotta alla vigilia delle elezioni. Fra euro bond, project bond e possibile revisione del piano di austerità Atene avrà solo da guadagnarci

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Tre greci su quattro vogliono restare nell’euro e il partito di estrema sinistra cambia rotta alla vigilia delle elezioni. Fra euro bond, project bond e possibile revisione del piano di austerità Atene avrà solo da guadagnarci

“Non rispettare il patto di stabilità non significa necessariamente uscire dall’euro”. Lo ha detto ieri Alexis Tsiparas, leader carismatico del partito di estrema sinistra Syriza, quello che alle ultime elezioni politiche greche si è piazzato al secondo posto ed è dato come favorito alla tornata elettorale del prossimo mese. Il risultato del 17 giugno – ha ribadito – non coinciderà con l’uscita della Grecia dalla zona euro, anzi potrà essere un’occasione proprio per salvare l’euro. Quello che serve, sarà un ammorbidimento della politica di austerità imposta dalla Troika che permetta ad Atene di uscire dal tunnel, pur rispettando il piano di riforme già concordato. Ma come mai questo cambiamento di atteggiamento nei confronti dell’euro, visto inizialmente come la causa di tutti i mali? I sondaggi dicono che tre greci su quattro non vogliono abbandonare la moneta unica e chiedono a gran voce di restare in Europa. E se lo dice il popolo… vox populi vox dei.  Anche perché l’alternativa è ben immaginabile: ritorno alla dracma, esplosione dell’inflazione, caos e tumulti popolari con conseguenze imprevedibili per le 11 milioni di anime che vivono in Grecia.

 

Elezioni in Grecia: gli astenuti questa volta andranno a votare

 

Ma non è solo questo. A livello politico, i partiti tradizionali, la Nea Dimokratia di Samaras e il Pasok di Venizelos, inizialmente puniti dagli elettori per aver sostenuto con fermezza il programma di austerità imposto dalla Troika, stanno recuperando terreno anche perché a queste due fazioni era mancato il sostegno del 40% degli elettori che si erano astenuti dal voto, ma che adesso, in occasione delle elezioni di Giugno, sarebbero ben intenzionati a recarsi alle urne, visto che quella data rappresenta l’ultima chiamata per l’Europa e il futuro della Grecia. Sempre dal punto di vista politico, la vittoria di socialisti di Hollande in Francia, preceduta da quella di Rajoy lo scorso autunno in Spagna, la sconfitta della cancelliera tedesca Angela Merkel nel Nord Reno-Westafalia e il cambiamento di rotta alle recenti amministrative in Italia, sta gettando le basi per un cambiamento della quinquennale politica economica basata sul rigore e l’austerità imposta da Berlino all’Europa. Un’opportunità che sicuramente la Grecia cercherà di cogliere rimanendo agganciata unione monetaria.

 

Aumentano le pressioni per lanciare gli eurobond

 

 

Dal punto di vista economico e finanziario, invece, si stanno sempre più concretizzando le pressioni politiche per lanciare gli eurobond, tanto invisi alla Merkel, ma che ora più che mai si rendono necessari (Eurobond: il Nein tedesco è categorico). Tali strumenti finanziari sarebbero in grado di stendere un velo pietoso sui disastrati conti pubblici delle singole nazioni fornendo alle casse di tutti i paesi la liquidità necessaria per coprire i fabbisogni di cassa e per stabilizzare i conti. Si tratta di emissioni obbligazionarie che anche gli esperti dell’OCSE giudicano necessarie anche per cementificare l’unione sotto il profilo finanziario, dato che dal punto di vista politico e fiscale ogni paese fa ancora a modo suo. Le autorità monetarie e la Banca Centrale Europea sarebbero già pronti a lanciarli sul mercato e c’è già chi prevede una data compresa fra la fine del 2012 e l’inizio 2013, prima delle elezioni politiche in Italia e Germania. Se non sono ancora in rampa di lancio – commentano gli economisti – è solo perché la Merkel non li vuole, anche perché saranno garantiti da tutti gli stati e la Germania farebbe da garante principale anche per quelle economie che non hanno i conti pubblici a posto. Ne deriverebbe un forte indebolimento dell’euro e quindi della ricchezza delle industrie tedesche, quelle che finora hanno fatto affari d’oro acquistando materie prime a basso costo ed esportando su larga scala in Europa.

 

Project bond per 230 milioni, ma il programma è più ambizioso

 

Gli eurobond sarebbero quindi una bella boccata d’ossigeno anche per la Grecia, costretta a sostenere un pesante debito (ristrutturato) da 260 miliardi con sforzi enormi dato che il  Pil è previsto in contrazione del 5% nel 2012 (-6,2% nel primo trimestre). Ma se la strada per gli eurobond potrebbe essere ancora in salita per l’opposizione della Germania al progetto, quella dei project bond è già realtà. Il Parlamento Europeo e il Consiglio Ue hanno già raggiunto l’accordo per sbloccare 230 milioni di euro da utilizzare per realizzare progetti di interesse europeo nei settori telecomunicazioni, energia e trasporti di cui beneficerà anche la Grecia se rimarrà nella moneta unica. Questa piccola somma – spiegano gli esperti – rappresenta solo un progetto-pilota di 18 mesi da attivare grazie alle risorse disponibili nel bilancio Ue di quest’anno. Ma, nel quadro del bilancio pluriennale l’Ue punta ad attivare tramite i project bond investimenti per 1.500 miliardi di euro da qui al 2020 attraendo capitale privato anche al di fuori dell’Europa (la Cina si è già detta pronta a investire in questi strumenti).

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Argomenti: Macroeconomia

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