1Goldman Sachs: bond a 10 anni in dollari con cedola iniziale 3,25%-

Goldman Sachs: bond a 10 anni in dollari con cedola iniziale 3,25%

L’obbligazione Goldman Sachs 2026 (XS1457382296) offre cedole a tasso fisso del 3,25% e poi a tasso variabile. Quotazione sul MOT e taglio minimo 2.000 Usd

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L’obbligazione Goldman Sachs 2026 (XS1457382296) offre cedole a tasso fisso del 3,25% e poi a tasso variabile. Quotazione sul MOT e taglio minimo 2.000 Usd

Goldman Sachs emette nuove obbligazioni in dollari e sbarca  sul mercato telematico (MOT) di Borsa Italiana. Si tratta di titoli obbligazionari bancari senior unsecured a tasso misto in dollari statunitensi che offrono agli investitori flussi cedolari annuali fissi per i primi cinque anni e flussi cedolari annuali variabili dal sesto anno fino a scadenza, nonché il rimborso integrale del valore nominale a scadenza.

Sono in negoziazione da oggi sul circuito telematico obbligazionario italiano nuovi bond emessi da Goldman Sachs International con scadenza 2026 (codice ISIN XS1457382296) per 100 milioni nominali. I titoli sono stati collocati lo scorso 28 ottobre 2016 alla pari e fruttano interessi a tasso fisso pari al 3,25% all’anno fino al 2021. Più nello specifico, dal primo al quinto anno la cedola è del 3,25%, mentre dal sesto anno in poi gli interessi verranno pagati in maniera variabile in base all’andamento del tasso Libor trimestrale. In questa seconda fase, gli interessi non potranno comunque scendere al di sotto dello 0% (floor) o salire sopra il 3,25% (cap). Il rimborso è previsto in unica soluzione il 28 ottobre 2026, salvo possibilità di richiamo anticipato previsto dalla clausole del prospetto informativo. Più in dettaglio, si tratta di una obbligazione bancaria senior unsecured che prevede il pagamento di una cedola annuale in via posticipata. Il bond è negoziabile sul segmento MOT di Borsa Italiana per importi minimi di 2.000 Usd e gode di rating A1 per Moddy’s e A per l’agenzia Standard & Poor’s e Fitch.

Goldman Sachs, utili in rialzo nel terzo trimestre 2016

Goldman Sachs Group torna alla tradizione di risultati ampiamente al di sopra delle attese nel terzo trimestre grazie soprattutto alle performance nelle attività di negoziazione. La banca d’affari di New York non solo conferma con i conti trimestrali le indicazioni lanciate nei giorni scorsi da altri grandi istituti di credito statunitensi del calibro di Jp Morgan, Citigroup, Wells Fargo e Bank of America ma soprattutto lancia segnali di forte recupero dopo la debolezza palesata nella prima parte dell’anno.

Goldman Sachs ha in particolare registrato un utile netto di 2,09 miliardi di dollari, contro gli 1,43 miliardi del pari periodo dell’anno scorso, per un utile per azione quasi raddoppiato da 2,90 a 4,88 dollari. I ricavi sono inoltre cresciuti da 6,86 miliardi a 8,17 miliardi anche se l’anno scorso tutta Wall Street aveva pagato la debolezza delle attività di negoziazione, soprattutto in quel reddito fisso da sempre punto di forza di Goldman Sachs. Goldman Sachs, che ha visto il RoE balzare all’11,2% dal 7% del secondo trimestre, era comunque attesa ad una grande trimestrale sin dalla pubblicazione dei conti delle altre grandi banche statunitensi, tutte capaci di mostrare forti performance nel trading e in tal modo di compensare le ripercussioni del contesto di bassi tassi di interesse.

In crescita i ricavi da trading di Goldman Sachs

I ricavi da trading di Goldman sono cresciuti nel trimestre del 17% a 3,75 miliardi in scia ad un aumento del 34% nel segmento FICC (Fixed Income, Currency and Commodities) e di una crescita nell’azionario di solo il 2%. Buone performance sono state registrate anche dalla divisione Investing & Lending, dedicata alle partecipazioni azionarie e alla proprietà di strumenti di debito, con un aumento dei ricavi da 670 milioni a 1,4 miliardi a dimostrazione come sempre dell’elevata esposizione alle valutazioni mark-to-market. L’Investment Management ha invece registrato una crescita del 4,4% a 1,49 miliardi in scia alla crescente raccolta delle gestioni patrimoniali, mentre l’Investment Banking ha subito un calo dell’1,2% a 1,54 miliardi, frutto del declino del 19% a 658 milioni dell’advisory e della crescita del 18% a 879 milioni delle attività di sottoscrizione di titoli di debito.

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