Gli Emirati Arabi stanno per emettere il loro primo bond, è di alta qualità

Prima emissione federale in assoluto di titoli di stato per gli Emirati Arabi Uniti. Le agenzie di rating hanno assegnato valutazione abbastanza elevate.

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Verso la prima emissione di bond degli Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti hanno appena ottenuto i loro primi rating da parte delle agenzie internazionali con riferimento alla prima emissione federale nella storia. In particolare, Fitch ha assegnato al bond che sarà collocato sul mercato il giudizio di AA- e Moody’s di Aa2, rispettivamente il quarto e il terzo più alti nelle rispettive scale. Secondo la prima, esso riflette finanze statali “moderatamente consolidate, forte posizione degli assets netti esterni ed elevato PIL pro-capite”, nonché “il sostegno verosimile nel caso di bisogno di Abu Dhabi (AA/stabile)”.

Ad oggi, non ci sono state mai emissioni federali di debito, semmai a livello di singolo emirato. In effetti, quest’anno sono ricorsi ai mercati internazionali sia Abu Dhabi che Dubai. Gli Emirati Arabi Uniti puntano a un’emissione per creare una curva dei rendimenti che funga da “benchmark” alle entità statali. A tale riguardo, una legge del 2018 limita l’indebitamento federale per scopi diversi al 250% delle entrate fiscali stabili. Stando ai calcoli di Fitch, nei fatti non si potrebbe andare oltre il 9,7% del PIL. Le entrate federali complessive, inclusi i trasferimenti dalla capitale Abu Dhabi, ammontano al 5% del PIL. Esse possono essere usate solo per scopi elementari, come sanità, sicurezza, scuola e infrastrutture.

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Quest’anno, il PIL dovrebbe contrarsi del 6,8% e lo stato federale registrerebbe un deficit del 3,8%, mentre chiudeva il 2019 con un avanzo del 3,8%. Al netto delle entrate derivanti dal fondo sovrano di Abu Dhabi da 579 miliardi di dollari (164% del PIL), il disavanzo è atteso lievitare al 6,3% nel 2020 per scendere al 2,2% nel 2022, in peggioramento dal surplus dell’1,3% nel 2019.

Tensioni geopolitiche e sostegno limitato di Abu Dhabi

Secondo Fitch, il debito pubblico complessivo salirà dal 34% del PIL di quest’anno al 45% entro il 2022. Ma si consideri che esso sarà quasi esclusivamente a carico dei singoli emirati. Ad oggi, infatti, a livello federale il debito si attesta solamente allo 0,7%, ma si tratta di un finanziamento elargito dalla banca centrale a società statali dopo la crisi finanziaria del 2008-’09 e di cui sono responsabili queste ultime.

Contro una valutazione più alta hanno concorso alcuni fattori. Il primo è legato all’eccessiva dipendenza dal petrolio che ancora oggi l’economia domestica dimostra di avere. Il secondo riguarda le tensioni geopolitiche nell’area, piuttosto forti. Gli Emirati Arabi Uniti sono coinvolti nel conflitto in Yemen e risentono anch’essi della contrapposizione tra Arabia Saudita e Iran. Non da ultimo, l’isolamento diplomatico ed economico accusato dal Qatar dal resto del Golfo Persico per la sua vicinanza all’Iran.

Al fine di potenziare le entrate federali, nel 2018 è stata introdotta l’IVA, ma Fitch rileva come tale maggiore gettito sia stato sostanzialmente compensato dai minori trasferimenti di Abu Dhabi, il cui rating è di un gradino superiore a quello nazionale appena assegnato. E proprio la mancata certezza legale di un intervento della capitale a sostegno delle finanze federali nel caso di bisogno ha frenato le agenzie dall’assegnare agli Emirati Arabi un giudizio più alto. La storia recente segnala, infatti, che gli aiuti che Abu Dhabi elargisce, oltre a non essere automatici, possono anche essere condizionati.

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