Fra Draghi e maghi, lo spread scende

Si allenta la tensione sui Btp dopo il via libera della Bce al riacquisto di titoli a breve termine, ma il “merito” è anche dovuto al flop dell’asta per 5 miliardi di titoli decennali tedeschi andata semideserta

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Si allenta la tensione sui Btp dopo il via libera della Bce al riacquisto di titoli a breve termine, ma il “merito” è anche dovuto al flop dell’asta per 5 miliardi di titoli decennali tedeschi andata semideserta

 

Si assottiglia il differenziale di rendimento fra Btp italiani e Bund tedeschi. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è stato solo il discorso di ieri di Mario Draghi a Francoforte che, dopo aver deciso di lasciare il costo del denaro invariato allo 0,75%, ha illustrato alla comunità finanziaria i piani di intervento per sostenere la moneta unica attraverso il riacquisto illimitato di titoli di stato italiani a breve termine, ma anche e soprattutto il collocamento di Bund tedeschi andato male il giorno prima. L’asta del decennale tedesco è infatti andata tecnicamente scoperta dato che Berlino non è riuscita a collocare tutti i 5 miliardi preventivati, ma solo 3,61 con richieste pari a 3,93 miliardi, appena sufficienti per assegnare un tasso medio di rendimento all’1,42% e che i banchieri tedeschi volevano ad ogni costo inferiore all’1,50%. Un risultato deludente – spiega una fonte citata da Reuters – ma che “non è presagio di una difficoltà della Germania di finanziarsi, ma piuttosto del fatto che, finché il mercato continuerà a sperare che venga trovata una soluzione alla crisi, il costo di finanziamento in Germania tenderà a salire”. I bund tedeschi sono infatti acquistati a piene mani un po’ da tutto il mondo e recentemente in maniera preponderante dalla Cina, dalla Russia e dalla Svizzera che vedono i titoli di stato tedeschi come un porto sicuro contro una eventuale disgregazione della moneta unica. In Germania, invece, le aste tedesche vengono assorbite solitamente dai fondi pensione e dalle assicurazioni che si stanno eccessivamente riempiendo di titoli che offrono rendimenti negativi o pari a zero con gravi ripercussioni sui rendimenti finali per gli assicurati. Ragion per cui gli operatori istituzionali hanno cominciato a mollare la presa al punto che il colosso assicurativo Allianz ha recentemente dichiarato al “Der Spiegel” di essere intenzionato a rivedere le proprie offerte previdenziali in vista dei bassi ritorni sui propri investimenti. Gli esperti di Allianz hanno fatto il punto della situazione dalla quale è emerso che i tassi di interesse sui mercati monetari resteranno bassi per molto tempo. Pertanto, secondo quanto riportato nel report Allianz Global Investors Insights, le obbligazioni (a lunga scadenza) sono probabilmente sopravvalutate.

 

La Bundesbank compra i titoli di stato tedeschi per tenere bassi i rendimenti

 

 

Ma cosa è successo di così strano e preoccupante nell’asta del bund tedesco con scadenza 2022? Perché il rendimento del decennale non è salito come sarebbe dovuto accadere viste le scarse richieste dei titoli da parte degli operatori? Ebbene, l’inoptato – come spiegano gli operatori di Unciredit – è stato assorbito dalla Bundesbank che ha così sostenuto il collocamento del titolo senza far salire i tassi di interesse che, neanche a farlo apposta, riguarda il titolo decennale preso a riferimento per calcolare lo spread con gli altri titoli di stato europei di eguale durata e in particolare col Btp 2022. La Bundesbank venderà poi tali titoli sul mercato secondario, a piccole dosi per non alterarne il prezzo, ma sta di fatto che l’operazione ha prodotto un effetto distorsivo sui corsi.  E il mercato se n’è accorto, tanto che lo spread fra Btp e Bund aveva già cominciato a scendere prima della riunione della Bce  (vedi grafico a fianco). In altre parole – osserva Franco Isepponi dell’ufficio studi di banca Raiffeisen – la Germania sta cercando di manipolare i tassi di riferimento nascondendo come per magia i risultati e quando si arriva a questi punti significa che la misura è colma e probabilmente l’inversione di tendenza sui tassi tedeschi è vicina. E’ la seconda volta che la Bundesbank interviene in questo senso – dice Isepponi –  e se lo fa sulle scadenze corte può anche passare, ma su quelle lunghe è più difficile da spiegare agli investitori internazionali nell’ambito di misure di politica monetaria. Già timidi segnali su un allentamento della politica monetaria dell’are euro erano arrivati a giugno dall’economia interna che evidenziava un timido rallentamento della locomotiva tedesca, a cui ha fatto anche seguito l’ammonimento di Moody’s che ha cominciato a mettere in dubbio la conservazione della AAA sul debito pubblico di Berlino. Ora questa misura convenzionale e del tutto inopportuna ha scoperto un fianco della potente Germania che non potrà più fare la voce grossa come prima, stante anche il fatto che lo spread col Btp italiano si sta restringendo e molti investitori cominciano ad essere stanchi di sottoscrivere titoli di stato che non rendono nulla solo perché i tedeschi un giorno sì e uno no minacciano tuoni e fulmini sull’eurozona per spingere gli investitori a ripararsi sotto l’ombrello dei bund.

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Argomenti: Titoli di Stato Italiani

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