Fotovoltaico mon amour. Obbligazioni alla… “luce del sole”

I bond di aziende che operano nel fotovoltaico sono di reale interesse?

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I bond di aziende che operano nel fotovoltaico sono di reale interesse?

Investire nel fotovoltaico: corsa all’emissione di obbligazioni? – C’è chi dice che solo le bolle finanziarie siano in grado di far ripartire i mercati: fu così con la bolla internet nel 2000 e con la bolla immobiliare nel 2005. Solo che adesso non si è ancora capito quale sarà la nuova bolla che ci toglierà dalle secche del 2011. Di certo, però, non sarà verde. La Germania, fra le polemiche internazionali, ha dato ufficialmente l’addio al nucleare entro i prossimi 10 anni, incentivando le proprie industrie a puntare sulle energie rinnovabili e in particolare sul solare al punto che molte piccole e medie imprese tedesche sono corse a raccogliere fondi sul mercato interno emettendo prestiti obbligazionari ad alto rendimento. Vi è stato quindi un proliferare di emissioni a costi esorbitanti da quando la Merckel ha deciso di puntare sulle energie rinnovabili. Così molti investitori sono corsi a scommettere su questo settore. E non solo in Germania. Anche l’Italia sta cercando di fare la sua parte (vedi recente collocamento azionario Enel Green Power), così come la Francia e altri stati europei. Il problema di fondo, però, è che le aziende impegnate nel business fotovoltaico hanno bisogno di finanziamenti pubblici per andare avanti e per ottenere quelli privati sono costrette a pagare a caro prezzo il denaro sul mercato. Così sono stati emessi, soprattutto in Germania, obbligazioni ad alto rendimento che in un primo momento hanno incontrato il favore del mercato facendo il giro d’Europa, ma rivelandosi poi molto rischiosi. In realtà queste nuove società attive nel settore delle rinnovabili sono nate da spin off di compagnie più grandi per fare cassa approfittando del momento favorevole del mercato, come per l’italiana Enel Green Power, nata da una costola di Enel. Non solo. Il ritorno economico delle società attive nella produzione di energie rinnovabili è molto basso rispetto agli investimenti e ci vorranno molti anni prima che vengano ammortizzati. Così, nei numeri negativi relativi alla crescita tedesca nel secondo trimestre 2011, spiccano in particolare quelli del settore fotovoltaico. Un paradosso proprio nella Germania che da quest’anno punta molto sul solare per vincere la gigantesca scommessa energetica post-nucleare. Titoli obbligazionari domestici collocati nel 2011, tanto decantati dalla stampa tedesca, come Solarword 6,125% (Isin: XS0478864225), 3W Power 9,25% (Isin: DE000A1A29T7), Solarwatt 7% (Isin: DE000A1EWPU8), sono letteralmente crollati di prezzo e offrono adesso rendimenti a due cifre destando le preoccupazioni di molti investitori, anche italiani, che hanno orientato i propri investimenti verso questo settore.

DAGLI U.S.A. NIENTE DI BUONO

Obbligazioni Solarworld 6,125% 2017

Fotovoltaico Usa: una lunga scia di incertezze – L’onda lunga di questa negatività arriva dagli Stati Uniti che, per primi, hanno puntato con l’amministrazione Obama sul fotovoltaico. In America il comparto delle energie rinnovabili, in particolare quello dell’energia solare, è in rosso dopo il recente fallimento di Solyndra, produttore di moduli fotovoltaici sostenuto negli ultimi tempi dai finanziamenti dello Stato. Oltre a Solyndra altre due aziende del “solare” sono in procinto di fallire: Evergreen Solar, del Massachusetts, e SpectraWatt, azienda nata da uno spin off di Intel. A mandare in crisi il settore il crollo del prezzo dei moduli, passato a 1,43 dollari per watt dai 3,50 dollari del 2008. Ma anche la necessità da parte del governo di Washington di contenere la spesa pubblica e quindi di togliere risorse vitali al settore. Sull’onda della richiesta di fallimento dell’azienda statunitense Evergreen Solar, l’intero comparto appare come un conglomerato di cattive notizie sul quale si abbattono crolli di borsa, minacce di fallimenti aziendali, licenziamenti in massa. First Solar, ad esempio, numero uno al mondo per la produzione moduli fotovoltaici, in un anno ha perso più del 60% al Nasdaq e la discesa del titolo sembra senza freni.

In Germania, la Phoenix Solar, che in un anno ha perso in borsa più dell’80%, è sull’orlo del default, appesantita dai debiti e da conti catastrofici registrati nel primo semestre 2011. Il presidente del consiglio di amministrazione ha annunciato un rapido e aggressivo piano di ristrutturazione, ma per salvare l’azienda saranno necessari il prolungamento di un credito di 275 milioni di euro e aiuti pubblici per altri 140 milioni. Ancora peggio va alla berlinese Solon, alle prese con il taglio di un terzo degli 820 uomini del personale e la chiusura di alcune linee di produzione. Se questi sono i casi più eclatanti, l’intera branca rischia di dover dire addio ai sogni di gloria futura. Alla fin fine l’industria del fotovoltaico sembra essere caduta nella trappola che già molti esperti avevano previsto, ovvero quella delle sovvenzioni statali. Le imprese sono rimaste troppo dipendenti dagli incentivi della politica e questo le ha rese vulnerabili.

MEGLIO LA SPAGNA

Non tutto è negativo però. Gli esperti sostengono che il futuro passerà per forza di cose dallo sfruttamento delle energie alternative a quelle fossili che non sono infinite, ma occorrerà un lungo processo di maturazione da parte dei consumatori e del mondo politico. L’investimento in questo settore non è quindi sbagliato, ma va selezionato accuratamente prediligendo società di grosse dimensioni che non puntano tutto il loro business su un solo segmento delle energie rinnovabili e che registrano grossi volumi d’affari ogni anno in paesi poco dipendenti dal nucleare. Il caso della spagnola Abengoa (www.abengoa.es) è sicuramente emblematico: i ricavi sono passati da 1,2 miliardi a 5,5 miliardi di euro in 10 anni con una crescita media del 17% annuo e con un indebitamento sempre molto contenuto. Sul mercato obbligazionario, Abengoa è presente con diverse emissioni con rating Standard & Poor’s B+ che, pur accusando i crolli del settore ad alto rendimento di questi mesi, hanno retto bene l’impatto negativo.

A titolo di esempio, l’emissione da 300 milioni di euro con scadenza 2015 e cedola 9,625% (Isin: XS0469316458) è trattata poco sotto la pari.

 

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