Fondi obbligazionari, in calo la raccolta a settembre

Il risparmio gestito sta lentamente traslocando verso gli assets azionari in vista di una ripresa economica in Europa. Il patrimonio totale investito però è ancora largamente in obbligazioni e titoli di stato

di , pubblicato il
Il risparmio gestito sta lentamente traslocando verso gli assets azionari in vista di una ripresa economica in Europa. Il patrimonio totale investito però è ancora largamente in obbligazioni e titoli di stato

Il sistema del risparmio gestito prosegue a gonfie vele. Nonostante qualche segnale di rallentamento, è da inizio 2013 che la raccolta mensile si chiude col segno positivo. In settembre il saldo tra nuove sottoscrizioni e le richieste di riscatto si è posizionato a 3,14 miliardi di euro, contro i 5,4 miliardi di agosto. Salgono così a 55,6 miliardi di euro gli incassi netti dallo scorso mese di gennaio. Più nel dettaglio, a settembre gli afflussi, erano riconducibili tutti ai mandati istituzionali (+3,76 miliardi) mentre, per la prima volta da ottobre 2012, i fondi presentano un bilancio in rosso per circa 350 milioni complice massicci riscatti sugli obbligazionari (-1,2 miliardi). Secondo le statistiche preliminari, diffuse da Assogestioni, il patrimonio a fine settembre si attesta a quota 1.283 miliardi, in aumento dai 1.270 miliardi rispetto ad agosto, grazie alla raccolta e ad un effetto performance di poco meno dell’1%.  

 

Raccolta negativa per i fondi obbligazionari a causa dei bassi rendimenti

 

assogestioni1

Il panorama dei fondi a settembre, in nero per quasi 40 miliardi da inizio anno, mostra il persistere di una predilezione verso prodotti con una maggiore delega al gestore come i flessibili – che raccolgono 1,3 miliardi – ma anche un interesse per gli azionari (+236 milioni) oltre che per i bilanciati (+99 milioni). I flessibili si confermano il prodotto preferito con una raccolta che da inizio anno sfiora i 22 miliardi di euro. Maglia nera sono invece i fondi obbligazionari che hanno perso appeal con una raccolta negativa per 1,2 miliardi di euro. Cosa è successo? A detta dei gestori, gli obbligazionari, che rappresentano circa il 50% del patrimonio dei fondi aperti, hanno perso smalto a causa della compressione dei rendimenti registrando il primo mese di fuoriuscite per un bilancio che, da inizio anno, resta in nero per 13,3 miliardi. Complice anche la ripresa dei mercati azionari europei, si sta verificando un lento e graduale travaso verso assets che presentano maggiore appeal di crescita in vista di una ripresa economica europea (seppur debole) per i prossimi anni. Non si tratta certamente di una svolta – osservano i gestori di Carmignac – ma di un piccolo aggiustamento dopo il boom di raccolta verso i fondi obbligazionari che ha caratterizzato la raccolta fino allo scorso mese di maggio. In deflusso riguarda in particolare i fondi monetari i cui rendimenti si rapportano ormai a tassi d’interesse che non sono più in grado di attirare capitali freschi, per cui è normale che ci siano svincoli e aggiustamenti nei portafogli dei risparmiatori. Ciò nonostante, portafogli dei sottoscrittori continuano ad essere imbottiti di prodotti obbligazionari, anzi – secondo Assogestioni – dal 2002 al 2012 questa tipologia di fondi è passata dal 34,6% al 42,3% del totale. Così, il patrimonio complessivo a metà ottobre 2013 è investito per il 44,4% in obbligazioni e per il 27,6% in azioni.

 

 

La Tobin Tax spinge i fondi d’investimento a disertare l’Italia

 

o.171075

Il rapporto fra fondi e mandati vede una dominanza dei secondi, che rappresentano il 55% del patrimonio: quelli istituzionali fanno la parte del leone superando da soli, con una porzione del 47,8% degli asset complessivi, la quota di tutte le gestioni collettive (fondi aperti e chiusi) che si attesta al 44,8%. La leader del mercato, Generali, guida la raccolta di settembre con sottoscrizioni per 1,75 miliardi seguita dalla numero due, il gruppo Intesa Sanpaolo, che vede afflussi per circa 890 milioni. Più in generale, i primi quattro gruppi per raccolta sono italiani se si include anche Poste Italiane (+500 milioni circa) e il gruppo Ubi Banca (+183 milioni circa). Ma il dato che più incuriosisce, e in un certo senso preoccupa, è lo spostamento d’interesse dei fondi d’investimento verso azioni e obbligazioni estere, mentre i titoli azionari italiani vengono messi in portafoglio più che altro da fondi stranieri. Questo succede essenzialmente per due motivi, spiega un gestore: il primo è legato alle prospettive di crescita del paese e all’abbassamento del rating italiano, il secondo alla tobin tax che colpisce le transazioni azionarie di borsa per le società con capitalizzazione superiore ai 500 milioni, cioè proprio quelle più presenti negli assets dei fondi.

Cosa che non avviene, al contrario, se si acquistano titoli azionari su piazze straniere o se sono i fondi esteri a fare shopping di quote di società italiane quotate (come Blackrock che compra il 5% di Telecom Italia).

Argomenti: Nessuno