Fiat nuovo bond in euro 6,75% 2019: caratteristiche e rendimento

Il gruppo automobilistico torinese ha emesso un prestito benchmark da 850 milioni ad alto rendimento. Richieste da tutto il mondo per 2,5 miliardi, ma i conti del gruppo italiano vanno male

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Il gruppo automobilistico torinese ha emesso un prestito benchmark da 850 milioni ad alto rendimento. Richieste da tutto il mondo per 2,5 miliardi, ma i conti del gruppo italiano vanno male

Fiat torna a batter cassa sul mercato dei capitali in attesa di concludere la scalata su Chrysler (Fiat Chrysler è una realtà sempre più vicina: Elkann fiducioso su fusione). 

I vertici del Lingotto hanno collocato con pieno successo il nuovo bond Fiat benchmark da 850 milioni di euro nell’ambito del programma Global Medium Term Notes. Formalmente l’operazione non ha alcuna attinenza diretta con le operazioni di funding necessarie per completare l’acquisizione dell’americana Chrysler che passano attraverso l’acquisto delle restanti quote in mano al sindacato Veba, cosa che aprirebbe poi le porte alla successiva fusione, ma è chiaro ed evidente che il gruppo automobilistico italiano ha bisogno di tutte le risorse necessarie per sostenere lo sforzo finanziario. Anche perché le trattative con Veba sono ancora lungi dal concludersi pacificamente e tutto sembra ruotare intorno al prezzo delle quote in mano al sindacato americano.

 

Obbligazioni Fiat Finance & Trade Ltd 6,75% Luglio 2019

 

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Il collocamento del nuovo bond (Isin XS0953215349) che sarà quotato sulla borsa irlandese per tagli minimi da 100.000 euro è stato riservato a investitori istituzionali che hanno presentato domande per circa 2,5 miliardi di euro. L’operazione è stata gestita, come bookrunner, da Bnp Paribas, Citigroup, Commerzbank, Natixis, Société général cib, Unicredit e Goldman Sachs International che hanno chiuso il book con un prezzo di emissione a 100 tondo e una cedola annuale a tasso fisso del 6,75% pagabile il 12 Luglio di ogni anno fino al 2019. La prima cedola, però, sarà corta e verrà corrisposta il 14 ottobre, come previsto dal regolamento di emissione. Il bond è di tipo senior, assicurato dal patrimonio del gruppo automobilistico e, secondo i primi scambi sul mercato non regolamentato Otc, il prezzo è già in salita, intorno a 100,68 e tendenzialmente in fase di allineamento coi rendimenti offerti dagli altri titoli obbligazionari Fiat Fiance & Trade quotati che offrono al momento un tasso di rendimento di poco inferiore al 6%. (Per il regolamento del prestito obbligazionario Fiat si legga:Fiat annuncia regolamento bond 6,75% scadenza ottobre 2019).

Sia in termini di ammontare sia in termini di rendimento – commenta un trader – le indicazioni si sono rilevate in linea a quelle diffuse precedentemente il collocamento, che parlavano di un importo ‘benchmark’ e di un rendimento in area 6%. La raccolta servirà principalmente per allungare le scadenze debitorie del gruppo e in particolare per garantire il rimborso del bond Fiat 6,125% Luglio 2014 da 900 milioni (vedi grafico) il cui rendimento si è praticamente dimezzato, intorno al 3%, in considerazione di operazioni di precedenti riacquisti a mercato per circa 220 milioni di euro e a seguito dell’emissione del nuovo bond.

 

Utile Fiat in picchiata, ma entro l’anno fusione con Chrysler

 

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Se il quadro finanziario appare roseo, lo stesso non si può dire della parte economica del gruppo Fiat. Complice la frenata di Crhysler, nel primo trimestre l’utile dell’azienda automobilistica italiana è andato giù da 262 a 31 milioni di euro e sull’esercizio 2012 non sono stati distribuiti dividendi (Dividendo Fiat 2013 assente: serve “elevata liquidità”).

In cassa permangono quindi circa 21 miliardi di euro che serviranno, in parte, a rilevare il 41,6% di Chrysler ancora in mano a Veba. A livello industriale, comunque, a sostenere il Lingotto è sempre di più la casa automobilistica americana, che continua a trainare i conti del Lingotto. Chrysler ha chiuso il trimestre con un utile netto in calo a 166 milioni di dollari a fronte di ricavi pari 15,4 miliardi. Se non fosse per la quota del 68,4% detenuta in Chrysler – osservano gli analisti – Fiat sarebbe già fallita da un pezzo ed è grazie a questa quota che Fiat riesce a garantire il debito netto da 6,5 miliardi di euro (in aumento di 1 miliardo rispetto al 2011) e i prezzi dei bond che hanno un rating secondo S&P di BB- con out look negativo.

[fumettoforumright]L’unica via per sostenerlo e ripagarlo sarà grazie ai proventi derivanti dall’Ipo del gruppo al più presto. Ecco perché Marchionne ha fretta di concludere.

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