Fiat compra tutta la Chrysler, volano i bond

Continuano a salire i prezzi delle obbligazioni del Lingotto dopo l’acquisto del 41% dei marchi americani. Per gli analisti, i rendimenti sono compressi e i conti del gruppo non sono a posto

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Continuano a salire i prezzi delle obbligazioni del Lingotto dopo l’acquisto del 41% dei marchi americani. Per gli analisti, i rendimenti sono compressi e i conti del gruppo non sono a posto

Avvio di anno spumeggiante per azioni e obbligazioni Fiat. L’accordo raggiunto con Veba per rilevare il 41,46% di Chrysler in mano al fondo pensioni del sindacato americano Uaw ha messo le ali al titolo azionario in borsa (+13%), ma anche ai diversi bond high yield quotati. Il closing dell’operazione, che porterà il Lingotto al 100% del gruppo USA e che non comporterà aumenti di capitale, è previsto il 20 gennaio, e consiste in un’operazione da 4,35 miliardi di dollari complessivi che porrà fine alle controversie legali in corso. Il corrispettivo di 3,65 miliardi relativo all’acquisto della quota Veba – recita una nota – sarà pagato per circa 1,9 miliardi di dollari con un dividendo straordinario di Chrysler che sarà interamente incassato dal fondo, mentre 1,75 miliardi saranno versati cash da Fiat con la liquidità disponibile. Un memorandum d’intesa prevede poi un ulteriore contributo a Veba da parte di Chrysler, sempre tramite l’utilizzo della liquidità disponibile, di 700 milioni di dollari in quattro quote paritetiche.

 

Con Chrysler si perfeziona la nascita di un gruppo automobilistico globale

 

marchionne

Fiat esce così definitivamente dai confini italiani ed europei e diventa, con il controllo totale dei marchi Chrysler, una realtà di prima grandezza nel panorama dell’auto a livello mondiale. Un’ operazione industriale progettata sin dal lontano 2009 quando era scoppiata la crisi dell’automobile che aveva messo a nudo tutti i limiti e le debolezze dei piccoli e medi marchi produttivi, costretti a unirsi per non scomparire. In questo caso a rimetterci sarebbe stata Fiat, le cui quote di mercato in Europa si sono deteriorate visibilmente sotto la pressione della concorrenza dei modelli tedeschi e giapponesi. Mentre Chrysler, salvata dal fallimento grazie agli aiuti di stato, avrebbe potuto costituire la valida stampella per il Lingotto. A livello sinergico è indubbio che il vantaggio sarà dato dall’accesso reciproco ai rispettivi mercati, con un occhio rivolto anche a quelli emergenti dell’Est Europa e dell’Asia. La conclusione dell’operazione Fiat Chrysler con creazione di una grande casa automobilistica globale potrebbe agevolare anche la nascita di nuove alleanze e il rafforzamento di quelle esistenti. Una fra tutte quella con la giapponese Mazda. L’accordo appena raggiunto con Veba è senza dubbio un fatto importante per Fiat e per Chrysler – sottolinea Marchionne – che si dice “per sempre grato al team di leadership per il sostegno e per il loro incessante impegno nel realizzare il progetto di integrazione che oggi assume la sua forma definitiva”. Il lavoro, l’impegno e i risultati raggiunti da Chrysler negli ultimi quattro anni e mezzo sono qualcosa di eccezionale – ha aggiunto il presidente di Fiat John Elkann – che dà “il benvenuto a tutte le persone di Chrysler nella nuova realtà frutto dell’integrazione di Fiat e Chrysler”.

 

I rendimenti delle obbligazioni Fiat sono compressi

 

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Dal punto di vista finanziario, però, le cose non sono proprio così rosee. Vero che Fiat non ricorrerà a un aumento di capitale, come asserito dall’Ad Marchionne e dagli Agnelli, ma l’esborso del Lingotto sarà pari a 4,35 miliardi di dollari, soldi che mancheranno alle casse del gruppo per fronteggiare le nuove sfide su un mercato che d’ora in avanti sarà globale e pieno di insidie. Le obbligazioni Fiat Finance & Trade 6,75% 2019 (Isin XS0953215349), emesse lo scorso mese di luglio a 100, si scambiano a 111 e rendono meno del 4,90% lordo a scadenza. Un rendimento abbastanza compresso per un bond con profilo di rischio medio-alto che gode di rating BB- presso S&P e Fitch e B1 presso Moody’s, tre livelli sotto ilo livello “investment grade” – osservano gli analisti di Bernstein -. Più tirati ancora, invece, i prezzi dei bond Fiat Finance & Trade 6,375% con scadenza 2016 (Isin XS0613002368) che pesano per 1 miliardo di euro sul bilancio del gruppo e vanno a rimborso fra 26 mesi: al prezzo di 108 il rendimento lordo finale supera di poco il 3%. Lo scarto con l’analogo BTP aprile 2016 è di soli 145 punti base al lordo delle ritenute fiscali, un differenziale che solitamente si riscontra su titoli obbligazionari corporate in area “investment grade”. [fumettoforumright]Cosa significa questo? In pratica questi dati – secondo gli analisti – indicano due cose. O i titoli obbligazionari sono sopravvalutati in questo momento, oppure Fiat sconta un upgrade da parte delle agenzie di rating. Delle due, sembra che la prima sia la più evidente visto che già gli analisti di Fitch già due mesi fa avevano  i vertici di Fiat relativamente all’acquisizione del 41% di Chrysler in mano a Veba.  In pratica – secondo Fitch – l’acquisto della quota in mano ai sindacati sarebbe “gestibile solo se l’esborso netto per Fiat non supererà i 3,5 miliardi di dollari”. In caso contrario, il rating BB- potrebbe essere ulteriormente abbassato.

 

Fitch: l’aumento di capitale è solo rimandato. Spesi troppi soldi

 

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In un contesto di profonda crisi del mercato auto europeo, in cui Fiat sta pagando a duro prezzo il periodo congiunturale italiano (per Fiat, esclusa Chrysler, la perdita netta dei primi 9 mesi del 2013 è stata pari a 729 milioni di euro) – secondo gli analisti americani – il gruppo dovrà necessariamente reperire almeno 1 miliardo di euro entro il 2014, anche perché le casse di Chrysler, come da accordo raggiunto, verranno alleggerite di 2,6 miliardi di dollari. Quindi, tutti questi benefici, nell’immediato, non ci saranno e se il mercato automobilistico globale tornerà a dare segni di rallentamento, sarà necessario che i soci tornino a mettere mano al portafoglio. Per raccogliere fondi, si potrebbe anche procedere alla quotazione del gruppo automobilistico, come era nelle previsioni dello scorso anno se l’accordo con Veba non fosse andato in porto, ma la Ipo – dice l’Ad Marchionne – comprometterebbe tutti i vantaggi dell’operazione appena conclusa. E’ quindi evidente che l’aumento di capitale di Fiat è solo rimandato. Probabilmente dopo la chiusura dei conti annuali e con l’approvazione del bilancio 2013 in primavera.

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Argomenti: Mercati Emergenti, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni societarie, Obbligazioni Fiat Chrysler

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