Fiat a caccia di soldi: in arrivo nuova tranche di bond 6,75% 2019

Entro domani sarà prezzata una nuova tranche dell’obbligazione emessa dal Lingotto lo scorso mese di Luglio. Atteso un rendimento sopra il 6%, ma attenzione alla scure di Moody’s

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Entro domani sarà prezzata una nuova tranche dell’obbligazione emessa dal Lingotto lo scorso mese di Luglio. Atteso un rendimento sopra il 6%, ma attenzione alla scure di Moody’s

Sono passati solo due mesi e Fiat torna a batter cassa sul mercato obbligazionario. Il Lingotto ha infatti intenzione di incrementare la dimensione del prestito obbligazionario garantito con scadenza ottobre 2019 emesso il 12 luglio scorso (Fiat annuncia regolamento bond 6,75% scadenza ottobre 2019).

In particolare, secondo quanto emerge da una nota, il gruppo automobilistico torinese intende “procedere, subordinatamente alle condizioni di mercato, alla riapertura del prestito obbligazionario di 850 milioni euro con cedola fissa del 6,75% e scadenza ottobre 2019, emesso il 12 luglio 2013 da Fiat Finance and Trade, società interamente controllata da Fiat Spa, nell’ambito del programma di Global Medium Term Notes garantito” dalla capogruppo.  I termini finali della riapertura saranno definiti al momento del pricing, in base alle condizioni di mercato. In caso di riapertura, Fiat Finance and Trade richiederà la quotazione dei nuovi titoli emessi e l’ammissione alle contrattazioni sul mercato regolamentato irlandese (Irish Stock Exchange). Formalmente l’operazione non ha alcuna attinenza diretta con le operazioni di funding necessarie per completare l’acquisizione dell’americana Chrysler che passano attraverso l’acquisto delle restanti quote in mano al sindacato Veba, cosa che aprirebbe poi le porte alla successiva fusione, ma è chiaro ed evidente che il gruppo automobilistico italiano ha bisogno di tutte le risorse necessarie per sostenere lo sforzo finanziario. Anche perché le trattative con Veba sono ancora lungi dal concludersi pacificamente e tutto sembra ruotare intorno al prezzo delle quote in mano al sindacato americano.

 

Obbligazioni Fiat 6,75% Luglio 2019

 

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Rumors di mercato indicano che la nuova tranche del bond Fiat Finance & Trade 6,75% 2019 dovrebbe essere di 250-300 milioni di euro, ma non è escluso che possa anche andare anche oltre. Tutto dipenderà dall’accoglienza da parte degli investitori istituzionali ai quali è riservato. L’operazione è gestita, come bookrunner, da Bnp Paribas, Citigroup, Commerzbank, Natixis, Société général cib, Unicredit e Goldman Sachs International che stanno sondando il mercato per e la risposta dei finanziatori internazionali. Dalle prime indicazioni il bond dovrebbe offrire un rendimento del 6,25%, in linea con i tassi offerti da quello recentemente quotato che, alla notizia, ha perso 2 punti passando da 104 a 102 in poche sedute offrendo al momento un rendimento del 6,10% lordo a scadenza. Come detto, l’obbligazione sarà listata parallelamente a quella già esistente sulla Borsa Irlandese e corrisponderà una cedola annuale a tasso fisso del 6,75% pagabile il 12 Luglio di ogni anno fino al 2019. La prima cedola, però, sarà corta e verrà staccata il 14 ottobre, come previsto dal regolamento di emissione del titolo già quotato. Il bond è di tipo senior, assicurato dal patrimonio del gruppo automobilistico. Sia in termini di ammontare sia in termini di rendimento – commenta un trader – le indicazioni sono quelle di un importo ‘benchmark’ e di un rendimento in area 6%. La raccolta servirà principalmente per allungare le scadenze debitorie del gruppo e in particolare per garantire il rimborso del bond Fiat 6,125% Luglio 2014 da 900 milioni non completamente “coperto” dalla emissione dello scorso mese di luglio.

 

Troppi debiti e crescita debole, Moody’s minaccia downgrade

 

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L’industria automobilistica italiana non è messa bene. Ormai lo sanno tutti. Se non fosse per le nozze con Chrysler, il Lingotto avrebbe già chiuso tutti gli stabilimenti in Italia e non è detto che, comunque sia, non lo farà. L’agenzia di rating Moody’s ha emesso un report all’inizio del mese sul comparto auto europeo  evidenziando quanto peserà la crisi sul comprato auto per il sesto anno consecutivo. Secondo gli analisti americani, quattro produttori, Ford Europe, GM Europe, Fiat Chrysler e Peugeot-Citroen registreranno una perdita complessiva di 5 miliardi nel 2013, la stessa di un anno fa, a causa della “situazione insostenibile” del mercato dell’auto della zona euro. “Il mercato di massa – si legge nella nota dell’agenzia – deve fare i conti sia con la capacità produttiva inutilizzata sia con la guerra dei prezzi”.  Nonostante si comincino a intravedere spiragli di ripresa per il 2014, Moody’s rimane preoccupata per le aree periferiche del Sud Europa come Italia e Spagna. Per questi paesi – osserva  l’analista Frank Frey – non ci sono indicazioni relative un incremento sostenibile della domanda a partire dall’anno prossimo e la situazione appare abbastanza grave per il costruttore francese Peugeot-Citroën e Fiat e ci si chiede cosa accadrà a queste società e per quanto tempo ancora riusciranno a contenere il deflusso di liquidità (Fiat sulla graticola: Moody’s minaccia il downgrade, titolo in rosso).

 

Fusione Fiat Chrysler entro l’anno

Se le casse di Fiat sono piene di soldi (servono per la fusione con Chrysler), lo stesso non si può dire della parte economica del gruppo. Complice la frenata di Crhysler, nel primo trimestre l’utile dell’azienda automobilistica italiana è andato giù da 262 a 31 milioni di euro e sull’esercizio 2012 non sono stati distribuiti dividendi. In cassa permangono quindi circa 21 miliardi di euro che serviranno, in parte, a rilevare il 41,6% di Chrysler ancora in mano a Veba. A livello industriale, comunque, a sostenere il Lingotto è sempre di più la casa automobilistica americana, che continua a trainare i conti del Lingotto. [fumettoforumright] Chrysler ha chiuso il trimestre con un utile netto in calo a 166 milioni di dollari a fronte di ricavi pari 15,4 miliardi. Se non fosse per la quota del 68,4% detenuta in Chrysler – osservano gli analisti – Fiat sarebbe già fallita da un pezzo ed è grazie a questa quota che Fiat riesce a garantire il debito netto da 6,5 miliardi di euro (in aumento di 1 miliardo rispetto al 2011) e i prezzi dei bond che hanno un rating secondo S&P di BB- con out look negativo. L’unica via per sostenerlo e ripagarlo sarà grazie ai proventi derivanti dall’Ipo del gruppo al più presto. Ecco perché Marchionne ha fretta di concludere.

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Argomenti: Macroeconomia, Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni societarie, Obbligazioni Fiat Chrysler

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