Fed scatena la caccia mondiale al rendimento, Treasury a 10 anni sotto il 2%

La Fed apre al taglio imminente dei tassi negli USA e il decennale americano scende sotto il 2% per la prima volta dalla vittoria di Trump alle elezioni. Premiati i bond emergenti, così come i BTp, dalla caccia al rendimento.

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La Fed apre al taglio imminente dei tassi negli USA e il decennale americano scende sotto il 2% per la prima volta dalla vittoria di Trump alle elezioni. Premiati i bond emergenti, così come i BTp, dalla caccia al rendimento.

Nessuna novità apparente dall’ultimo FOMC della Federal Reserve, ma poiché il diavolo sta nei dettagli, bisogna leggersi bene il comunicato esitato al termine della quarta riunione annuale del braccio di politica monetaria dell’istituto. Il termine “paziente”, che si riferiva alla posizione sui tassi negli USA, è stato cancellato. Anzi, l’outlook per l’economia americana sembra mutare in peggio, secondo il governatore Jerome Powell, che parla di condizioni finanziarie sotto stress.

Tassi fermi nel range 2,25-2,50%, ma il mercato adesso prezza con probabilità del 100% un loro taglio già a luglio, seguito da un altro entro la fine dell’anno e da un terzo entro il marzo prossimo. Nessuno sembra avere più dubbi: il costo del denaro in America non salirà e sarà, al contrario, abbassato tra poche settimane.

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La stessa Fed, nel pubblicare le sue previsioni a medio e lungo termine (cosiddetti “dot plots”), ha abbassato al 2,1% dal 2,6% di marzo il valore mediano atteso per la fine del 2016. Non solo, quindi, la revisione implica 50 punti base in meno, ma rispetto al 2,4% attuale, la stessa banca centrale riconosce che i tassi tra un anno e mezzo risulteranno verosimilmente tagliati almeno una volta. Per quanto qualcuno possa essere rimasto deluso, aspettandosi un Powell ancora più “colomba”, i fatti dicono che le danze per un un nuovo ciclo monetario espansivo globale siano iniziate ufficialmente.

Caccia al rendimento premia gli emergenti

E sui mercati è caccia al rendimento, come dimostra la discesa del Treasury a 10 anni sotto il 2% nelle scorse ore, cosa che non accadeva dal novembre 2016, cioè dalla vittoria a sorpresa di Donald Trump alle elezioni presidenziali. I decennali americani sono arrivati a offrire un minimo dell’1,97% e al momento rendono l’1,98%. Nel novembre scorso, erano schizzati al 3,25%. Gli stessi BTp sulla medesima scadenza sono scesi in questi minuti al 2,02%; stavano al 2,71% un mese fa. Del resto, c’è disperazione tra gli investitori. Bond per circa 12.000 miliardi di dollari nel mondo mostrano rendimenti negativi, quasi un quinto del totale.

Tra questi, circa la metà dei titoli governativi in circolazione (4.400 miliardi di euro) e un quinto delle obbligazioni corporate d’Europa.

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La quota di titoli con rendimenti negativi più alta la detiene la Svizzera con il 96% del totale, seguita dalla Germania con l’88%. La Francia si attesta sul 76% e l’Italia si trova in fondo alla classifica con il 12%. La fame di rendimento spinge il mercato a spostarsi verso scadenze sempre più lunghe e assets rischiosi, nonché a cambiare paese. E così, la Turchia oggi vede il suo decennale offrire il 17%, livello minimo da 2 mesi, mentre il Brasile con il 7,84% tocca il suo minimo storico. Il Sudafrica per il bond a 10 anni all’8,07% rivede i livelli di aprile 2018 e la Russia al 7,46% quelli di un anno fa esatto. Bene anche l’India, dove il decennale viaggia al 6,77%, vale a dire ai minimi dal novembre di due anni fa.

Non solo i rendimenti delle obbligazioni emergenti stanno diventando relativamente più alti e, quindi, più appetibili, ma bisogna considerare che il taglio ormai scontato dei tassi USA a luglio dovrebbe indebolire il dollaro, per cui automaticamente le valute emergenti stesse, al netto di specificità negative (vedi lira turca), tenderebbero ad apprezzarsi, rendendo ancora più remunerativo l’investimento nei bond in esse denominati.

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