FED: il quantitative easing è finito

Gli stimoli monetari ultraespansivi della Banca Centrale USA apre ora la strada a un rialzo dei tassi federali il prossimo anno

di Mirco Galbusera, pubblicato il

Come ampiamente scontato dai mercati, la Federal Reserve Bank (Fed) ha posto la parola fine al programma di quantitative easing (sottoscrizione di titoli governativi e garantiti da mutui). Lo ha confermato il Federal Open Market Committee dell’istituto centrale USA nella riunione di ieri sera sottolineando la manifestazione di fiducia verso la ripresa dell’economia statunitense.   Fed, la crisi negli USA è finita   Nell’ambito della cosiddetta “exit strategy”, il terzo programma ultra-espansivo della Fed era stato già fortemente ridimensionato, passando il mese scorso a “soli” 15 miliardi di dollari al mese rispetto a una punta di 85 miliardi durante la fase più acuta della crisi finanziaria. Nel comunicato che accompagna la decisione di lasciare invariati i tassi si legge che dopo la fine del programma di Qe, una politica monetaria altamente accomodante sarà appropriata per un “tempo considerevole”. La Fed resta inoltre fiduciosa sulle prospettive di ripresa negli Stati Uniti. “Il comitato continua a vedere nell’economia una forza sufficiente per sostenere i continui progressi verso la massima occupazione in un contesto di stabilità dei prezzi”, spiega la banca centrale in una nota.   Previsto un rialzo dei tassi nel secondo trimestre del 2015   [fumettoforumright]Nel comunicato si cerca inoltre di ridimensionare l’impatto della recente volatilità dei mercati, dell’indebolirsi della crescita in Europa e delle deboli prospettive sull’inflazione, spiegando che queste difficoltà non rappresentano un grosso ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di occupazione e inflazione della Fed. In particolare l’istituto centrale ha sottolineato il miglioramento del mercato del lavoro, spiegando che la debolezza sta “gradualmente diminuendo”. Sull’inflazione, la Fed ha riconosciuto che la discesa dei prezzi dell’energia e altri fattori stanno mantenendo basso il livello dei prezzi, ma nel complesso l’economia nel suo complesso dovrebbe progredire verso l’obiettivo del 2% della banca centrale. L’ultimo sondaggio degli economisti interpellati da Reuters confermava la prospettiva di un ritocco al rialzo sui tassi Usa nel secondo trimestre dell’anno prossimo. Il termine degli acquisti di Treasuries e obbligazioni garantite da mutui, infatti, non equivale nell’immediato a una riduzione del totale degli attivi in portafoglio alla banca centrale, dal momento che l’ammontare dei titoli che giungono a scadenza verrà nuovamente investito. Per questo occorrerà del tempo prima di ritoccare il costo del denaro verso l’alto, anche in presenza di spinte inflazionistiche, per il momento deboli.

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Argomenti: Titoli di Stato Italiani