Fallimento Arkimedica a un passo

Il gruppo medicale reggiano ha chiesto al tribunale l’ammissione al concordato preventivo per evitare il default. Prevista una pesante ristrutturazione del prestito obbligazionario convertibile 5% 2012 e un aumento di capitale riservato.

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Il gruppo medicale reggiano ha chiesto al tribunale l’ammissione al concordato preventivo per evitare il default. Prevista una pesante ristrutturazione del prestito obbligazionario convertibile 5% 2012 e un aumento di capitale riservato.

Arkimedica, società emiliana attiva nel settore sanitario, ospedaliero e dell’assistenza per anziani, ha chiesto al tribunale di Reggio Emilia l’accesso al concordato preventivo . Lo comunica con una nota (vedi Arkimedica: domanda di ricorso per l’ammissione alla procedura di Concordato Preventivo) la stessa società che aveva esordito cinque anni fa sul listino milanese con una Ipo a 1,20 euro per azione e che oggi vale il 99% in meno. In pratica Arkimedica ha bruciato nel giro di poco tempo tutta la capitalizzazione di borsa e i soldi degli azionisti facendo piombare il titolo nel baratro. “Una gestione allegra delle risorse aziendali – commentano alcuni azionisti di minoranza – che ha visto ad aprile anche il commissariamento dell’azionista Cape Natixis per gravi irregolarità nell’amministrazione e violazioni normative. La misura concorsuale è stata adottata ufficialmente dal Consiglio di Amministrazione dopo aver vagliato attentamente i negativi risultati della società, evidenziati anche dalla perdita del capitale sociale che stanno determinando il permanere di una situazione di tensione finanziaria. Il bilancio semestrale al 30 giugno 2011 aveva, infatti, messo in luce un crollo dei ricavi del 43,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima portando il conto economico in perdita di 32,4 milioni di euro. Anche dal punto di vista patrimoniale la situazione è precipitata da 40,9 a 4 milioni di euro di patrimonio netto negativo al 31 agosto evidenziando un deficit ex articolo 2447 del codice civile. Conti, insomma, decisamente non più sostenibili senza dover far ricorso a un taglio drastico del debito che al 30 giugno ammontava a oltre 88 milioni di euro e a un riequilibrio patrimoniale. Pena il fallimento. Ma che le cose non andassero bene, lo si sapeva anche prima quando il revisore contabile Deloitte & Touche aveva parlato di dubbi sulla continuità aziendale di Arkimedica richiamando l’attenzione su diverse situazioni di incertezza, come la perdita di 16 milioni registrata dalla società nel 2010, nonché il rosso di 13 milioni a livello operativo.

Non solo, i flussi di cassa della gestione corrente non risultavano sufficienti a far fronte al fabbisogno finanziario, ragion per cui gli amministratori avevano messo in campo azioni (moratorie su mutui, cessioni di partecipazioni) per rimediare a questa situazione rassicurando nel contempo gli azionisti e sottolineando che non sussistevano elementi che potessero giustificare un andamento così negativo del titolo. Ma evidentemente i revisori contabili avevano ragione.

 

Arkimedica cv 5% 2012

LA RISTRUTTURAZIONE DEL BOND ARKIMEDICA CONVERTIBILE 2012  – Il progetto per ripianare i debiti di Arkimedica, a cui li management sta lavorando da alcuni mesi, prevede sostanzialmente, previo raggruppamento delle azioni nella misura di 1 a 100, la ristrutturazione del prestito obbligazionario convertibile 5% 2012 da 29,1 milioni di euro (Isin: IT0004268667). In particolare – si legge nel comunicato della società – agli obbligazionisti verrà proposto (a) lo stralcio di una porzione del credito vantato per circa il 31%; (b) la conversione in capitale sociale di Arkimedica di una porzione pari al 40% del credito residuo, mediante emissione di complessive 10 milioni di nuove azioni ordinarie della Società ad un prezzo di Euro 0,8 cadauna e (c) il rimborso del credito residuo attraverso l’emissione e assegnazione ai possessori delle obbligazioni convertibili di un nuovo prestito obbligazionario convertibile costituito da numero 10 milioni di nuove obbligazioni aventi un importo nominale di Euro 1,2 cadauna e cedola fissa annua del 3% a decorrere dall’emissione, con scadenza 30 novembre 2016. In borsa, il titolo obbligazionario attualmente prezza intorno al 34% del nominale rappresentando correttamente i valori che salterebbero fuori dalla ristrutturazione e includendo il rateo cedolare in maturazione. Per le banche creditrici di 6,7 milioni di euro, invece, verrà proposto un trattamento decisamente più favorevole che prevede lo stralcio del 50% del debito e un riscadenzamento al 2016 della parte restante.

 

L’AUMENTO DI CAPITALE ARKIMEDICA– L’operazione prevede inoltre un aumento di capitale riservato per 5,5 milioni di euro e un aumento di capitale al servizio di warrants che verranno attribuiti successivamente per altri 17,8 milioni di euro entro il 2016. A conti fatti, però, la prima cosa che balza agli occhi è che gli obbligazionisti fra cinque anni otterrano il 56% del capitale sociale di Arkimedica, mentre Arkigest srl (che attualmente detiene il 10%) sarà secondo azionista con il 35,7%. Poco meno del 5% sarà invece riservato al mercato e con questi numeri – fa notare un operatore – dovrà necessariamente essere ripristinato il flottante per mantenere la quotazione in borsa altrimenti ci sarà un delisting. Questo in teoria. In pratica, però, – osserva un analista vicino al dossier – le cose potrebbero andare diversamente. Da tempo serpeggiano rumors, riportati anche dalla stampa specializzata, sul fatto che non tutti i soci avrebbero le risorse finanziarie necessarie per rimanere in gioco e qualche altro player forte potrebbe subentrare. Tech Med, ad esempio, attuale azionista di riferimento di Arkimedica con il 27,5% del capitale, è in liquidazione e sicuramente dovrà cedere il passo. Si vocifera infatti di un interessamento da parte della famiglia francese Mulliez, a cui fa capo “Maisons de Famille”, società che opera nello stesso settore di Arkimedica (residenze sanitarie) e che in Italia controlla La Villa.

I Mulliez vorrebbero fare leva anche su Arkigest che non dispone dei soldi (5 milioni) per far fronte all’aumento di capitale e che dovrà ricorrere necessariamente a una fideiussione bancaria.

 

COME FUNZIONA IL CONCORDATO PREVENTIVO – A volte le società possono trovarsi in profonda crisi e quindi, per evitare la dichiarazione di fallimento, hanno la possibilità di proporre ai loro creditori un progetto di concordato preventivo che altro non è che un piano per pagare i debiti della società (Legge n. 80/2005). Se i creditori approvano il progetto, che prevede quasi sempre una riduzione o una dilazione delle somme da pagare, il tribunale se vi sono i requisiti lo omologherà e quindi lo stesso potrà essere eseguito.

Una società può essere ammessa al concordato preventivo sia quando si trova in uno stato di crisi sia quando si trova in stato di insolvenza. La situazione di crisi riguarda una situazione patrimoniale delicata e difficile ma ancora recuperabile; l’insolvenza è invece più grave, perché la società non è in grado di onorare regolarmente i debiti contratti  

 

TUTTE LE NEWS SU ARKIMEDICA – Per seguire la vicenda vi invitiamo a leggere quotidianamente le Notizie Arkimedica.

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