Exxon emette bond per $9,5 miliardi e grazie alla Fed i costi scendono

I rendimenti delle obbligazioni emesse da Exxon hanno esitato spread calanti rispetto a marzo, grazie all'intervento della Federal Reserve. Raccolti capitali per 9,5 miliardi di dollari.

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I rendimenti delle obbligazioni emesse da Exxon hanno esitato spread calanti rispetto a marzo, grazie all'intervento della Federal Reserve. Raccolti capitali per 9,5 miliardi di dollari.

Exxon Mobil ha emesso ieri obbligazioni per un valore totale di 9,5 miliardi di dollari e relativamente a scadenze che vanno da un minimo di 3 a un massimo di 31 anni. Nel dettaglio, la data più vicina è quella che prevede il rimborso in aprile 2023 e che ha esitato un rendimento dell’1,571%. La scadenza più lunga, invece, offre un rendimento annuo del 3,452%. Si consideri che quest’ultimo dato è risultato inferiore al rendimento decennale esitato a marzo con l’emissione del decennale, allora al 3,482%, cioè a 240 punti base sopra l’omologo Treasury.

Stavolta, gli spread lungo la curva si sono ristretti. Il decennale da 2 miliardi ha esitato un rendimento del 2,61%, +185 punti base sopra il Treasury. Certo, si consideri che nell’agosto scorso la stessa Exxon era riuscita a collocare sul mercato 1,25 miliardi di debito a 10 anni al rendimento del 2,44%, allora solamente a +75 bp sul Treasury. Da allora, però, di acqua sotto i ponti ne è passata. L’esplosione della pandemia da Coronavirus ha colpito l’economia mondiale come mai dalla Seconda Guerra Mondiale, falcidiando i consumi di petrolio, le cui quotazioni sono crollate a poco sopra i 20 dollari per un barile di WTI e in area 30 dollari per uno di Brent.

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Per questo, le azioni del colosso petrolifero americano in borsa sono precipitate di quasi il 40%, quasi il triplo delle perdite accusate dall’indice S&P 500. Lo stesso mercato obbligazionario non è stato da meno, con i rendimenti ad essersi impennati fino alla terza settimana di marzo, quando è iniziata una ripresa dei prezzi, tanto che il segmento dei corporate bond USA più sicuro è tornato pressappoco a rendere a poco più dei livelli pre-Coronavirus e ai minimi da oltre 7 anni.

Forte sostegno ai bond dalla Fed

Exxon ha subito un paio di declassamenti nelle ultime settimane. Moody’s ne ha tagliato il rating da “Aaa” ad “Aa1” con outlook “negativo”, mentre S&P lo ha tagliato da “AA+” ad “AA”. La tripla “A” l’aveva già rimossa nel 2016. In risposta alla crisi del petrolio, la compagnia ha annunciato il taglio degli investimenti del 30% a 23 miliardi, nonché dei costi operativi per il 15%. A marzo, è stata tra le poche società USA con rating “investment grade” ad avere avuto il coraggio di rivolgersi ai mercati per rifinanziarsi, malgrado le forti tensioni finanziarie.

Le emissioni negli USA si sono del tutto riprese in aprile, sfiorando i 120 miliardi di dollari nel corso della seconda settimana. Le società hanno bisogno di cash per mettersi al sicuro nei prossimi mesi, quando si attendono, particolarmente nel comparto petrolifero, un calo del fatturato e degli utili. Tuttavia, questi risultati così positivi non sarebbero quasi certamente arrivati così presto senza il maxi-sostegno offerto dalla Federal Reserve, che ha portato in qualche settimana il suo bilancio a oltre 6.000 miliardi, tra l’altro aprendo una linea di credito da 2.300 miliardi a favore delle imprese americane.

Anche per questo, i rendimenti degli “high yield” sono tornati a normalizzarsi dopo essere esplosi a un massimo medio dell’11,38%, scendendo all’8,42% sul finire della settimana scorsa, pur esitando uno spread di ben 800 punti base rispetto ai “risk free” sovrani USA, segnalando come il clima sui mercati si sia fortemente deteriorato da febbraio. Forse, non casuale la tempistica delle emissioni Exxon, a poche ore dal raggiunto accordo “storico” tra Arabia Saudita e Russia per tagliare la produzione di petrolio di 9,7 milioni di barili al giorno, al fine di sostenerne le quotazioni a breve e medio termine.

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