Europa, la distruzione della ricchezza finanziaria genera malcontento

Commento di Chris IGGO, CIO Fixed Income di AXA Investment Managers, sul mercato obbligazionario e sulla crisi in Europa

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento di Chris IGGO, CIO Fixed Income di AXA Investment Managers, sul mercato obbligazionario e sulla crisi in Europa

In America aumentano i posti di lavoro, il reddito reale, i prezzi delle abitazioni e la ricchezza generata dai mercati azionari. E aumenta pure il rendimento della liquidità. Tutto questo anche grazie al Presidente Trump. Sebbene i Democratici abbiano conquistato il controllo della Camera dei Rappresentanti, l’onda blu non c’è stata. I Repubblicani hanno guadagnato terreno al Senato. Quando un’economia è forte, a giovarne è il governo in carica.

La situazione è assai diversa in Europa. La distruzione della ricchezza finanziaria in corso genera un malcontento che si rifletterà probabilmente nelle prossime elezioni parlamentari europee. Qualche Paese potrebbe voler seguire l’esempio dell’Italia, incrementando il deficit di bilancio. Durante il prossimo anno potrebbero esserci i primi segnali della futura fase ribassista del mercato obbligazionario.

Rendimenti negativi in Europa

In Europa prosegue la distruzione della ricchezza. Un deposito basato sul Libor avrebbe prodotto un rendimento del -0,4% finora quest’anno, considerato che i tassi a 3 mesi si trovano ancora in territorio negativo. Con ogni probabilità lo scenario potrebbe ripetersi nel corso del prossimo anno anche se la Banca centrale europea iniziasse a rettificare i tassi di interesse dopo l’estate. Col primo intervento sui tassi, il tasso sui depositi potrebbe anche non raggiungere lo zero. Questo significa che il rendimento della liquidità nel 2019 probabilmente sarà ancora negativo (e in termini reali ancora più negativo, se l’inflazione sarà tra l’1% e il 2%).

I portafogli azionari in euro quest’anno hanno prodotto in genere rendimenti negativi, e solo quelli abbastanza conservativi da mantenere le posizioni in Bund a lunga scadenza potrebbero aver registrato un rendimento positivo sul mercato obbligazionario. In effetti, a partire dal 2015, i rendimenti cash in euro sono negativi e il rendimento medio di un portafoglio obbligazionario in euro è dell’1% soltanto all’anno. Nel 2017 è andata bene alle azioni, che quest’anno però hanno perso gran parte dei guadagni. Nel complesso, sono stati anni faticosi per gli investitori europei.

Il populismo e l’economia

La distruzione della ricchezza avrà certamente conseguenze politiche. Nel 2019 l’Europa voterà per il Parlamento europeo. C’è il rischio che i populisti guadagnino consensi proprio perché l’Europa non sta assistendo alla stessa crescita della ricchezza e dell’occupazione degli Stati Uniti. Secondo me, questo è uno dei rischi principali per i mercati europei nel 2019 e le elezioni potrebbero creare qualche crepa nell’unità dell’Unione Europea, come già stanno facendo la Brexit e la saga del bilancio in Italia. Le pressioni dell’elettorato potrebbero portare a una diversa gestione degli affari europei e ad agire per stimolare la crescita. In uno scenario globale più difficile, queste dinamiche potrebbero comportare politiche fiscali più attive. Forse gli italiani hanno ragione, e altre nazioni europee seguiranno il loro esempio.

Aumenta la spesa pubblica?

È difficile fare previsioni in questa fase, ma immaginatevi l’impatto sui tassi di interesse globali e sulle aspettative inflazionistiche qualora si introducessero politiche fiscali più attive in Europa e in Cina dopo gli ampi tagli fiscali negli Stati Uniti. Il Regno Unito ha allentato un po’ la morsa fiscale, anche se è ancora troppo presto per dichiarare la fine dell’austerity. Eppure la direzione del cambiamento è chiara. In uno scenario di rallentamento della crescita globale e in risposta al populismo, i politici spenderanno di più. Questo comporta che i governi dovranno chiedere più denaro in prestito. Il rallentamento ciclico potrebbe essere un fattore abbastanza positivo per le obbligazioni nel 2019, ma la reazione a questo andamento potrebbe portarci a essere più ribassisti in un’ottica leggermente a più lungo termine.

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Argomenti: Macroeconomia