Eurobond superstar a gennaio: capitali a fiumi a caccia di asset sicuri e lunghi

Il mercato obbligazionario nell'Eurozona ha attratto volumi di capitali da record a gennaio, il cui rapporto con i bond offerti attraverso operazioni di collocamento sindacato si è attestato a sei. Ecco perché.

di , pubblicato il
Il mercato obbligazionario nell'Eurozona ha attratto volumi di capitali da record a gennaio, il cui rapporto con i bond offerti attraverso operazioni di collocamento sindacato si è attestato a sei. Ecco perché.

Gennaio è stato un mese da incorniciare per il mercato obbligazionario sovrano nell’Eurozona. Secondo i dati di Refinitiv, sono stati emessi attraverso collocamenti sindacati titoli di stato per un controvalore di 45 miliardi di euro, a fronte dei quali i capitali affluiti sono stati di 270 miliardi, 6 volte tanto.

La cifra offerta risulta inferiore ai 48 miliardi del gennaio 2019, ma la domanda allora fu relativamente più bassa. Tra le emissioni record, ricordiamo gli ordini per oltre 47 miliardi per i 7 miliardi dei BTp 2050 o i quasi 19 miliardi per i 2,5 miliardi di bond della Grecia a 15 anni. Domanda impressionante anche per il trentennale francese e il decennale spagnolo.

Mercato degli eurobond alla prova degli acquisti BCE

Il rapporto medio di 6:1 tra domanda e offerta di bond governativi ha sostenuto i corsi, abbassando decisamente i rendimenti. Sono diverse le ragioni per cui questo immenso flusso di capitali si sia diretto verso l’Eurozona nel primo mese del nuovo anno. Per prima cosa, le emissioni sovrane sono attese in calo. Saranno 190 miliardi quelle nette, dato che emerge confrontando i 764 miliardi attesi contro i 574 miliardi in scadenza e da rinnovare. Di questi, 43 miliardi arriverebbero dall’Italia, quasi un quarto del totale.

Secondariamente, i mercati sono attirati sempre più dalle lunghe scadenze, al fine di percepire il più alto rendimento possibile, posto che sulle scadenze brevi e medio-lunghe si ottengano rendimenti negativi o di poco superiori allo zero, in ogni caso negativi in termini reali. Ecco spiegata la fame per i trentennali, pur venduti nell’area con cedole mai così basse. Il BTp 2050, ad esempio, ha offerto solo il 2,45% ed è stato prezzato di poco sotto la pari.

Conta l’effetto cambio

C’è, poi, il discorso della fuga verso gli assets giudicati sicuri. Le tensioni internazionali, il Coronavirus e il temuto rallentamento globale spingono gli investitori a guardare ai titoli delle economie più solide. Infine, il fattore euro. La moneta unica è attesa in apprezzamento nei prossimi anni e per gli investitori all’infuori dell’Eurozona ciò offrirebbe un rendimento extra, determinato dal cambio.

Se acquisto un bond a 10 anni con rendimento anche negativo dello 0,20% e alla scadenza l’euro risulta essersi rafforzato contro la mia valuta del 25%, da un lato avrò subito una perdita certa del 2% nell’arco del decennio, dall’altro quel titolo mi varrà un quarto in più, come se avessi incassato un rendimento annuo complessivo nell’ordine del 2% lordo. Da qui, la spinta a comprare anche bond apparentemente destinati solo a svuotare i portafogli d’investimento.

Per chi puntasse a operazioni di speculazione a breve, però, l’esito degli acquisti non è scontato, almeno una volta che gli effetti della bolla si siano esauriti. Da un lato, il mantenimento del grado di accomodamento monetario da parte della BCE alimenta aspettative rialziste o almeno stabili sui prezzi, dall’altro allontana nel tempo l’apprezzamento dell’euro contro le altre valute. E poiché l’effetto cambio è spesso l’unico fattore a cui si guarda per ricavare valore dall’investimento, specie per le scadenze medio-brevi, il bilancio rischia di essere negativo.

Il “tesoretto” dei governi con i rendimenti negativi esiste davvero?

[email protected]

 

Argomenti: ,