Eurobond Coca Cola in arrivo, ecco opportunità e rischi di un investimento nel gigante del beverage americano

Coca Cola starebbe per emettere un bond in euro. Dovremmo approfittarne? Ecco qualche considerazione.

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Coca Cola starebbe per emettere un bond in euro. Dovremmo approfittarne? Ecco qualche considerazione.

I dirigenti di Coca Cola si trovano questa settimana in Europa per incontrare gli investitori, in vista del lancio di un bond denominato in euro. La decisione è stata presa dopo che il gigante del beverage americano ha concluso un accordo per l’acquisizione della catena di caffè britannica Costa a un prezzo pari a 5,1 miliardi di dollari. Il bond avrebbe durata tra i 2 e i 12 anni e sarebbe emesso in euro per attirare capitali in un’area affamata di rendimento, quando negli USA già si attesta su livelli medi decisamente superiori, data la stretta monetaria giunta (quasi) al termine, contrariamente ai tassi BCE ancora azzerati.

In effetti, le società americane hanno emesso titoli “investment grade” per un controvalore pari a 11,7 miliardi quest’anno, circa 6 volte in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, beneficiando proprio della caccia al rendimento da parte degli investitori europei.

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Le agenzie Standard & Poor’s e Moody’s assegnano alle emissioni obbligazionarie di Coca Cola rating rispettivamente pari ad “A+” e “A1”, entrambi rappresentando il quinto giudizio più alto, con la seconda ad averlo declassato di un gradino a novembre, a seguito proprio dell’accordo con Costa. Il colosso ha già obbligazioni in euro in scadenza quest’anno per un controvalore di 3,5 miliardi.

A questo punto, varrebbe la pena interrogarsi sull’opportunità o meno di approfittare di questo possibile investimento. Soltanto la settimana scorsa, un altro gigante americano, Altria Group, fornitore di Marlboro, ha emesso un bond in euro (rating Moody’s di lungo termine “A3”) con scadenza nel giugno 2027 e per un importo di 1 miliardo di euro, la cui cedola annuale è del 2,2%, per un rendimento odierno al 2,16%. L’emissione fa parte di un più ampio programma di 4 collocamenti sul mercato europeo. Se i rendimenti si aggirassero su queste percentuali, non ci troveremmo dinnanzi a opportunità imperdibili, ma si tenga conto che si tratta di società solide e che l’investimento consentirebbe di diversificare il portafoglio, puntando sulla realtà americana, il cui ciclo economico ad oggi appare nettamente migliore a quello europeo.

Rischi e opportunità dal bond Coca Cola in euro

E in questa fase, uscire dall’Eurozona non farebbe male. L’area sembra attraversata da venti di crisi, che originano stavolta proprio dal suo nucleo, con la Germania ad essere quasi caduta in recessione alla fine dello scorso anno, mentre l’Italia ci è cascata già con tutte le scarpe. Una multinazionale con fatturato non concentrato in una singola area del pianeta preserverebbe l’investimento da possibili tensioni legate ad eventuali crisi di natura locale, anche se per contro bisogna fare i conti con criticità relative proprio all’ambito operativo di Coca Cola, le cui vendite di bevande gassate appaiono sempre più minacciate dalla maggiore consapevolezza tra i consumatori mondiali sugli effetti nocivi per la salute del loro elevato contenuto di zucchero.

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Coca Cola ha chiuso il 2018 con un fatturato del 10% in calo a 31,9 miliardi di dollari, anche se in parte dovuto all’effetto cambio. L’utile netto consolidato si è attestato a 6,5 miliardi, quintuplicando il risultato dell’esercizio 2017. Al 31 dicembre scorso, la società risultava indebitata per 29,2 miliardi di dollari, di cui 25,4 a lungo termine. Il rischio insito nell’acquisto di un bond longevo consiste nell’essere esposti a potenziali cali delle quotazioni, man mano che i dati sulle vendite dovessero in futuro confermare la crisi delle gassate, mercato di punta del gigante USA, con la conseguenza che risulterebbe più difficile rivendere prima della scadenza senza subire perdite. L’appetito per il titolo, poi, verrebbe meno con il graduale aumento dei rendimenti nell’Eurozona, per cui il mercato pretenderebbe rendimenti superiori dalle obbligazioni corporate, comprese le americane, vale a dire prezzi minori per quelle già emesse e denominate nella moneta unica. Per contro, proprio dall’America arriverebbero nuovi flussi di capitali, visto che il rialzo dei tassi nell’Eurozona tenderebbe ad apprezzare il cambio euro-dollaro, traducendosi in automatico guadagno per gli investitori a stelle e strisce.

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