ENI lancia un nuovo bond, ma non è conveniente

Collocato con successo un nuovo prestito obbligazionario da 1 miliardo di euro con rendimenti sempre più bassi. Ma a questi prezzi, secondo gli analisti sono preferibili le azioni alle obbligazioni

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Collocato con successo un nuovo prestito obbligazionario da 1 miliardo di euro con rendimenti sempre più bassi. Ma a questi prezzi, secondo gli analisti sono preferibili le azioni alle obbligazioni

L’ENI non sta certo attraversando un buon momento sui mercati finanziari. La profonda revisione delle stime sugli utili della controllata Saipem che ha mandato a picco il titolo in borsa, le tensioni politiche in Egitto e il prezzo del petrolio che tendenzialmente punta al ribasso vero i 90 dollari al barile, hanno fatto precipitare le quotazioni azionarie del 15% in poco più di un mese. Il che è tutto dire. A risentirne sono state anche le quotazioni delle obbligazioni Eni che, soprattutto sulla parte lunga della curva, hanno perso qualche figura facendo salire i rendimenti. Ma non più di tanto, anche perché i titoli obbligazionari restano comunque molto gettonati dagli investitori internazionali che hanno sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti delle emissioni del cane a sei zampe.

 

Nuove obbligazioni ENI 3.25% Luglio 2023, caratteristiche e dettagli 

Il recente collocamento del nuovo bond ENI a 10 anni da 1 miliardo (Isin  XS0951565091)è andato a gonfie vele. Più di 300 investitori internazionali si sono messi in coda per aggiudicarsi almeno un lotto da 100.000 euro del nuovo titolo che, alla fine, è stato venduto al prezzo di 99,812 a fronte di una cedola fissa annuale del 3,25% che viene staccata a Luglio per la durata di 10 anni. Il rendimento è stato così fissato al 3,39% e sul mercato secondario il nuovo bond viene scambiato intorno a 99,90. Il book del prestito si è attestato a 3,7 miliardi di euro con richieste che sono giunte per il 28% dalla Francia, per il 27% da Germania e Austria, per il 16% da Regno Unito e Irlanda e solo per il 14% dall’Italia. [fumettoforumright] Oltre 680 milioni di euro sono stati collocati presso asset manager, mentre il 19% è finito alle assicurazioni e l’8% a istituzioni finanziarie.

Le obbligazioni sono quotate presso la Borsa di Lussemburgo e possono essere negoziate anche over the counter (Otc) per importi minimi di 100.000 euro con multipli aggiuntivi di 1.000. L’emissione – osserva un trader – è andata bene, anche se il timing non era perfetto, e ha richiamato l’attenzione degli investitori verso una società che è conosciuta in tutto il mondo e gode di maggiore reputazione rispetto ai titoli di stato del paese di appartenenza, come conferma anche il rating (A3 per Moody’s e A per S&P). Il bond è stato lanciato nell’ambito di un programma che prevede l’emissione di 3 miliardi di obbligazioni entro il 30 maggio 2014 per recuperare provvista da riservare ai fabbisogni ordinari del gruppo.

 

Rendimenti bond Eni troppo bassi, meglio comprare le azioni

 

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Benché il titolo sia acquistabile da un investitore retail italiano sul mercato secondario, anche prima che sia trascorso un anno dall’emissione (essendo classificato investment grade), visti i rendimenti tirati occorre a questo punto chiedersi se sia ancora conveniente farlo. Il rendimento reale del titolo, cioè dopo che sono state defalcate le spese per tasse sugli interessi (20%) e al netto dell’inflazione, a malapena si avvicina all’1%. Non che sui titoli di stato, in alternativa, le cose vadano meglio, ma forse viene spontaneo chiedersi se non sia meglio investire sulle azioni del cane a sei zampe. Cambia ovviamente il quadro del rischio, poiché le azioni sono soggette ad ampia volatilità e al rischio di perdita del capitale, ma a questi prezzi, cioè intorno a 16 euro (vedi grafico) – secondo Paolo Flematti, analista di BNP Paribas – grazie al dividendo annuale di ENI si ottiene più o meno lo stesso rendimento dei bond. Con in più la possibilità che il titolo azionario possa tornare ad apprezzarsi nel lungo periodo. Le notizie negative provenienti dall’Egitto, paese in cui ENI vanta una produzione di idrocarburi pari al 15% del proprio perimetro, dovrebbero già essere state ampiamente scontate nei prezzi e – come dice l’amministratore delegato Paolo Scaroni – la situazione non risulta essere particolarmente preoccupante per le attività di Eni.

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