Emissioni BTp, vediamo cosa può succedere con il nuovo governo

Il governo Draghi ha fatto scendere lo spread ai minimi da quasi 6 anni e così si aprono scenari interessanti per le future emissioni sovrane.

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Cosa succederà alle emissioni dei BTp quest'anno?

Con oggi, Mario Draghi ha concluso il secondo giro di consultazioni e domani incontrerà le parti sociali per presentare il suo programma di governo. Con ogni probabilità, scioglierà la riserva tra giovedì e venerdì ed entro la settimana otterrà formalmente l’incarico di premier, giurando nelle mani del presidente Sergio Mattarella. I mercati finanziari hanno scontato ormai questo scenario, con lo spread BTp-Bund a 10 anni ad essere scesa in area 95 punti base, ai minimi dal marzo 2015, quando sempre Draghi iniziava ad acquistare titoli di stato dell’Eurozona tramite il “quantitative easing” della BCE.

Draghi abbatte già lo spread di 30 punti e ci riporta al varo del suo QE, ma il rally dei BTp non è finito

Il rendimento decennale italiano è sceso piuttosto stabilmente in area 0,50% e la scadenza a 50 anni giace sotto l’1,75%. Esistono ancora margini per una discesa lungo la curva. Basta guardare ai livelli spagnoli per rendersene conto. Quest’anno, il Tesoro dovrà emettere almeno 367 miliardi di euro di titoli a medio-lunga scadenza, di cui 222 miliardi per rimborsare le scadenze, a cui si aggiungeranno quelli a breve (BoT). Facendo i conti della serva, il conto totale sarà superiore ai 500 miliardi, giù dagli oltre 550 miliardi del 2020.

Sappiamo che a fine dicembre la vita media del debito pubblico italiano risultava salita a 6,95 anni. A gennaio, complici le vicissitudini politiche, il rendimento medio ponderato dei bond saliva dallo 0,25% allo 0,31%. Ma a febbraio, dato l’esito della crisi di governo, assisteremo con ogni probabilità a una nuova discesa. In teoria, questo scenario favorevole sui mercati dovrebbe consentire al Tesoro di spostarsi sul tratto lungo della curva, in modo da approfittare dei bassi costi per indebitarsi.

Già settimana prossima avremo un assaggio dell’appetibilità dei nostri BTp sotto il nuovo quadro politico. Verranno offerti al mercato 1,5-2 miliardi di euro di BTp a 20 anni, scadenza 1 marzo 2041 e cedola 1,80% (ISIN: IT0005421703). Il prezzo di aggiudicazione sarà certamente molto sopra la pari. Oggi, ad esempio, sul secondario tratta a quasi 111,20 e offre un rendimento lordo dell’1,12%.

Gap con la Spagna si assottiglia

Sappiamo anche che presto verrà collocato sul mercato il primo BTp green e che sarà di durata superiore ai 10 anni. Monitoreremo l’accoglienza degli investitori. Una cosa sembra sicura: Draghi avrebbe la forza per spostarsi sulle scadenze più lunghe, come il BTp 2067. Tuttavia, data anche la mole enorme dei titoli da emettere, questa operazione non potrà che avvenire molto gradualmente nel tempo. In fondo, concentrarsi sulle scadenze più corte implica per lo stato abbassare la spesa per interessi in misura più marcata e, quindi, contenere l’esplosione del debito pubblico di questa fase.

D’altra parte, quando ci capiterà più di poterci indebitare anche a 50 anni a questi tassi? Pagheremmo qualcosa di più ogni anno, ma sfoltiremmo le scadenze nei prossimi anni, riducendo l’impatto della volatilità sui mercati sui conti pubblici. Del resto, con il ritorno dei capitali stranieri in Italia, l’appetito tra gli investitori sarebbe forte proprio per i titoli più longevi, quelli che altrove, come in Germania, continuano ad offrire rendimenti negativi e in Spagna sotto l’1%. Perché mai rinunciare a un extra, quando il rischio sovrano reale, tra azioni della BCE e Draghi premier, risulta molto basso? Da quando all’ex governatore è stato conferito l’incarico, il costo dei “credit default swaps” a 5 anni è sceso di 15 punti base, sotto 83, ai minimi da diversi anni. Ma restiamo su livelli doppi della Spagna. E questo gap dovrà essere colmato per giocare alla pari con il resto d’Europa.

L’inflazione ritorna nell’Area Euro e per i bond sarebbe una brutta notizia, forse non per i BTp

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