Emissioni a lungo termine in Europa, i tassi resteranno bassi a lungo e i governi ne approfittano

Fiumi di capitali in poche ore per acquistare titoli del debito pubblico nell'Eurozona a lunga e lunghissima scadenza. Con un occhio alla BCE.

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Ordini a valanga per le emissioni di bond nell'Eurozona

In poche ore, ieri tre governi dell’Eurozona hanno collocato sul mercato titoli di stato a lunga scadenza. Austria e Grecia hanno emesso obbligazioni a 10 anni, ricevendo ordini rispettivamente per 40 e 25 miliardi. Nel caso di Atene, si tratterebbe di una domanda di 10 volte superiore all’importo offerto e il rendimento lordo esitato dovrebbe essersi attestato sotto lo 0,80%, segnando un nuovo minimo storico per le aste del Tesoro. E la Slovenia ha venduto il suo nuovo bond a 60 anni, scadenza 2081, la più lunga per uno stato dell’Europa centro-orientale. Quest’ultima ha potuto permettersi una simile emissione, grazie ai rating medio-alti di cui gode: A3 per Moody’s, AA- per S&P e A per Fitch. Secondo le prime indiscrezioni, il titolo sarebbe stato collocato a un rendimento di 75 punti base sopra il tasso “midswap”. Grosso modo, parliamo di un rendimento lordo in area 0,75%.

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Le emissioni a lungo termine rappresentano un rischio per gli obbligazionisti, un’opportunità per i governi e le società nelle fasi di bassi tassi di mercato. Infatti, il rialzo dei tassi in futuro farebbe precipitare i prezzi dei bond con “duration” elevata, infliggendo perdite anche potenzialmente forti a quanti vorrebbero disinvestire prima della scadenza. Per contro, governi e corporate stanno avendo l’opportunità storica – chissà se ripetibile – di indebitarsi a costi mai così bassi per un periodo lunghissimo, tagliando le emissioni medio-brevi che dovrebbero essere rimborsate nei prossimi anni. Anch’essi, tuttavia, corrono il rischio di vincolarsi a tassi più alti di quelli che potrebbero aversi nel prossimo futuro, dato che non siamo affatto certi che essi abbiano toccato il fondo e che le condizioni di mercato non possano migliorare ulteriormente.

Lunghe scadenze tappa obbligata per i mercati

Se gli investitori si stanno dimostrando ben disposti a prestare denaro finanche a 100 anni a tassi ridicoli (si veda l’esempio eclatante dell’Austria, ma anche i successi dell’America Latina con le emissioni in dollari), è perché sul tratto breve, medio e ormai persino lungo delle curve trovano rendimenti negativi o appena positivi, quasi mai in grado di tutelare il potere di acquisto da una minima reflazione. E il governatore centrale olandese, Klaas Knot, membro del board BCE, ha dichiarato in settimana che i tassi “overnight”, già tagliati al -0,50%, avrebbero modo di essere ulteriormente ridotti, ove si rendesse necessario.

Nella comunicazione della BCE, questa dichiarazione preparerebbe il terreno a un ennesimo taglio dei tassi, con l’obiettivo palese di indebolire il cambio euro-dollaro, giudicato in questa fase troppo forte sopra la soglia di 1,20. La sola prospettiva che i tassi possano essere ridotti ancora una volta starebbe incoraggiando gli investitori a spostarsi più di prima sul tratto lungo della curva per anticipare ulteriori rialzi dei prezzi, ossia cali dei rendimenti. Per l’Italia, che vanta l’infelice primato della curva sovrana più alta dell’Eurozona a fianco di quella ellenica, una buona notizia. A caccia di “yield”, i mercati saranno costretti a dare un’altra occhiata ai nostri BTp, che, al netto delle vicissitudini politiche, restano deprezzati e offrono margini di guadagno insperati nel resto dell’Eurozona. E con il sostegno offerto dalla BCE, il rischio sovrano effettivo per il momento è da ritenersi nullo.

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