Emesso il primo bond privato in dollari del Venezuela del millennio

Un produttore di rum ha annunciato l'emissione di obbligazioni in dollari, le prime da oltre 20 anni nel Venezuela per una società privata.

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Ron Santa Teresa emette il primo bond in dollari del Venezuela dopo decenni

Ron Santa Teresa ha annunciato la settimana scorsa l’emissione di obbligazioni in dollari, un passo storico per il Venezuela, essendo le prime ad essere emesse da una società privata del paese in oltre 20 anni. Le ultime emissioni in valuta americana risalirebbero alla fine degli anni Novanta, prima che al potere arrivasse Hugo Chavez, il quale impose controlli sui capitali nel 2003. La società è un produttore di rum e chiaramente non rileva il mini-taglio del bond in corso di emissione, quanto il passo inedito compiuto in era “chavista”. Il presidente Nicolas Maduro ha di recente aperto la strada alla dollarizzazione del paese, tra l’altro consentendo alle banche locali di prestare denaro in dollari.

Le obbligazioni di Ron Santa Teresa avranno durata di 1 anno e saranno senza cedola o “zero coupon”. Il rendimento sarà offerto dalla differenza tra valore nominale e prezzo di acquisto/emissione. Quest’ultimo dovrebbe essere fissato a 96, per cui il rendimento alla scadenza sarebbe di poco superiore al 4%. Moltissimo per i parametri ormai imperanti sui mercati avanzati, nulla per una società venezuelana, dove l’iperinflazione ha annullato il valore dei bolivares negli ultimi anni.

I proventi dell’operazione saranno utilizzati per sostenere le esportazioni di rum. Il solo fatto che Caracas permetta che si tenga confermerebbe il tentativo in atto del regime di superare le sanzioni finanziarie americane e il collasso delle estrazioni e delle quotazioni del petrolio, facendo affluire valuta estera per altre vie.

Il fatto è che queste obbligazioni vengono emesse sotto la legge nazionale, per cui si mostrano rischiose anche per una ragione giurisdizionale. Per non parlare della liquidità praticamente inesistente sul mercato obbligazionario domestico, dove raramente avvengono scambi in dollari e in alcune sedute si raggiunge tutt’al più livelli non superiori ai 7.000 dollari.

Infine, le riserve valutarie del paese sono quasi a secco, per cui esistono pochi dollari in cassa per importare beni e servizi e per adempiere alle obbligazioni con l’estero.

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Venezuela in default dal 2017

Il Venezuela è in default su 25 obbligazioni, di cui 15 emesse dallo stato, 9 dalla compagnia petrolifera statale PSVA e 1 dalla compagnia elettrica statale ELECAR. Parliamo di un controvalore complessivo di circa 64 miliardi di dollari. Il 13 novembre scorso sarebbe dovuto scadere l’ultimatum del governo ai creditori per accettare un fumoso accordo di ristrutturazione, ma il termine è stato rinviato di un mese per cercare di trovare quel consenso necessario del 75% per avallare l’operazione. Molto difficile che l’intesa si raggiunga, in assenza della quale Caracas ha intimato che si avvarrà della clausola apposta ai bond emessi dal 2015, secondo cui i diritti sugli interessi non corrisposti decadono dopo tre anni dal default, praticamente da questo mese.

Sul mercato secondario, a causa delle sanzioni USA, questi titoli non vengono più trattati da inizio 2019. Alcuni fondi speculativi hanno presentato e continuano a presentare offerte alla media del 5% o anche meno del valore nominale dei bond, tanto appare difficile tornare in possesso del capitale in tempo breve e per una percentuale ragionevole. Canaima Capital Management sta offrendo assistenza agli investitori istituzionali, a tutela del capitale in possesso e dei diritti legali da questi vantati nei confronti del governo di Caracas. Una cosa è certa: il singolo investitore, fosse anche istituzionale, da solo non andrà da nessuna parte in questa intrigata vicenda del default venezuelano.

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