Effetto Fed sui bond: spread e rendimenti in rialzo. Inizia a svanire la bolla finanziaria

Dopo le ultime mosse della Fed crescono i timori per il futuro dei rendimento dei Btp. La prossima settimana andranno all'asta fino a 18,5 miliardi. Si tratta di un importante test per sondare la tenuta del mercato dei titoli li stato

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Dopo le ultime mosse della Fed crescono i timori per il futuro dei rendimento dei Btp.  La prossima settimana andranno all'asta fino a 18,5 miliardi. Si tratta di un importante test per sondare la tenuta del mercato dei titoli li stato

Da quando la settimana scorsa, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha annunciato che il piano di allentamento monetario, noto come QE3, inizierà nei prossimi mesi ad essere ridotto, per poi essere del tutto soppiantato presumibilmente tra un anno, i mercati finanziari di tutto il pianeta hanno iniziato a scontare l’effetto di sgonfiamento di quella bolla azionaria e obbligazionaria (anche pubblica), di cui si discuteva ormai da mesi.

Il contraccolpo più evidente lo hanno subito certamente i titoli di stato dell’Eurozona. Oggi, il BTp a 10  anni rende sul mercato secondario intorno al 4,60%, quando il mese scorso si attestava al 3,8% e ancora nelle sedute pre-Bernanke in zona 4,2%. Allo stesso tempo, però, non solo la periferia, bensì pure i titoli core dell’Eurozona, come i Bund tedeschi, hanno visto impennare i loro rendimenti, passati dall’1,55% all’1,73% in poche sedute, con ciò frenando l’aumento dello spread.

Quest’ultimo, infatti, misura il differenziale di rendimento tra due titoli della medesima scadenza, con i Bund presi a parametro per tutti gli altri bond dell’Eurozona. Tuttavia, nulla ci dice sul livello assoluto di tali rendimenti, per cui, a spread Btp Bund  invariato, potrebbero crescere o diminuire i rendimenti di entrambi i titoli, senza che ciò venga captato dal differenziale. E se è vero che quest’ultimo misura la differenza di rischio percepito per due stati, è indubbio che ai governi interessi maggiormente il livello a cui dovranno collocare i loro titoli, perché solo questo determina il costo dei bond.

Lo spread a 10 anni tra BTp e Bund è salito a circa 290 punti base, allargandosi in una settimana di oltre una ventina di punti. Già gli analisti scommettono sul sorpasso dei 300 punti base.

Una soglia che potrebbe rappresentare una rampa di lancio per una divaricazione più ampia o il punto massimo oltre il quale i rendimenti potrebbero iniziare a riscendere.

Al netto dell’effetto Fed, una situazione di normalizzazione del mercato dei bond pubblici dovrebbe vedere i rendimenti dei Bund crescere fino anche al 2-2,5% per i decennali, mentre i BTp dovrebbero rendere in zona 3,5-4%, con un differenziale di 150-200 punti.

Ma le parole di Bernanke hanno avuto un esito negativo per entrambi i segmenti e lo spread, anziché restringersi, si allarga, sebbene meno di quanto non farebbe se a crescere fossero solo i rendimenti dei titoli semi-periferici.

 

Rendimenti titoli di stato in aumento

In sostanza, la risalita dei rendimenti ora non è tanto conseguenza dell’aumento del rischio percepito dagli investitori, quanto la conseguenza dello sgonfiamento della bolla dei mesi scorsi, che aveva sotto-stimato il rischio dei Piigs, a causa dell’abbondante liquidità esistente sui mercati e impiegata a scopi speculativi.

Un test importante per l’Italia sarà la prossima settimana, quando il Tesoro emetterà fino a 18,5 miliardi di titoli di stato, tra CTz giugno 2015 (2,5-3,5 miliardi), BoT a sei mesi (8 miliardi), BTp indicizzati all’inflazione europea a 5 e 15 anni (complessivamente per qualche miliardo di euro) e BTp a 5 e 10 anni (presumibilmente per 4-6 miliardi). Sono previsti aumenti nei costi di emissione un pò su tutte le scadenze, anche se la loro portata dipenderà dall’andamento delle prossime sedute sul secondario.

Ciò che è certo è che la pacchia dei mercati con liquidi a basso costo è finita. In attesa che le politiche monetarie saranno più restrittive tra non meno di 18 mesi o due anni, i titoli azionari hanno iniziato a sgonfiarsi, con Francoforte a perdere già il 5,5% e Wall Street il 3%. Stesso andamento per il comparto obbligazionario, anche se il trend potrebbe non essere considerato un fattore negativo per la crescita. Ad oggi, il denaro a prezzi da saldi ha incoraggiato le banche verso gli investimenti a scopo finanziario-speculativo, distogliendole dal sostenere l’economia reale (famiglie e imprese).

Lo confermano i 2.300 miliardi di dollari circa di depositi in eccesso negli USA sugli impieghi, pari a quei 2.500 miliardi di liquidi pompati in meno di cinque anni dalla Fed per “drogare” i mercati. Se il processo sarà guidato con prudenza, la finanza si sgonfierà senza traumi, ma l’economia reale potrebbe vedere quel ritorno agli investimenti che si attende da anni.

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