Perché l’effetto Draghi sullo spread BTp-Bund non c’è e allo stesso tempo esiste

Il differenziale tra i rendimenti italiani e spagnoli è rimasto sostanzialmente inalterato da inizio anno, malgrado la nascita del nuovo governo.

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Effetto Draghi sullo spread?

Il BTp a 10 anni oggi offre un rendimento dello 0,87%, circa 105 punti base in più dell’omologo Bund della Germania. Considerando che lo spread a inizio anno fosse proprio a questi livelli, si direbbe che l’effetto Draghi sui mercati non si sia visto, se non per un breve tratto. A febbraio, poco prima dell’insediamento del nuovo governo, il rendimento decennale italiano era sceso a un minimo dello 0,46%. In quel momento, il differenziale con i titoli tedeschi si era ristretto sotto i 90 punti.

Come mai la “magia” del nuovo premier è durata il tempo di entrare a Palazzo Chigi? In verità, la situazione è più complessa. Oggi, il Bonos a 10 anni offre lo 0,44%, 43 punti base meno del nostro BTp. A inizio anno, lo spread tra i due titoli era sostanzialmente identico. Ai minimi toccati a febbraio, si era ristretto a soli 34 punti. Dunque, il debito spagnolo continua ad essere percepito dagli investitori relativamente meno rischioso del nostro. Lo segnalano anche i “credit default swaps” (cds) a 5 anni: a 77 punti per l’Italia, a 33 per la Spagna. A inizio anno, erano rispettivamente a 96 e 42 punti.

Effetto Draghi in penombra

Tuttavia, la nascita del governo Draghi ha coinciso con il miglioramento delle prospettive macro per l’Eurozona. Tra avvio delle vaccinazioni nazionali e calo dei contagi, le restrizioni anti-Covid sono state allentate e le principali banche centrali hanno iniziato a segnalare che la fase monetaria più accomodante sia alle spalle. Peraltro, nel frattempo i tassi d’inflazione nell’area sono passati dal segno meno al centrare il target della BCE. Addirittura, in Germania i prezzi a maggio sono cresciuti del 2,5% annuale.

Il mercato sta scontando, quindi, inflazione e tassi futuri più alti.

I minori stimoli attesi per il futuro accrescono i rischi a carico dei debiti più alti, italiano in testa. Draghi o non Draghi, è un dato di fatto che l’Italia possegga un’esposizione per il 160% del PIL, il rapporto più alto nell’area dopo la Grecia. A inizio 2021, quantomeno si pensava che l’inflazione si sarebbe ripresa lentamente e ciò teneva i rendimenti sovrani bassi, compresi quelli italiani. L’effetto Draghi non si vede, semplicemente perché stiamo confrontando due momenti differenti per gli spread. Ma è molto probabile che oggi, alle stesse condizioni macro e monetarie, senza l’ex governatore BCE a Palazzo Chigi i rendimenti italiani sarebbero più alti. Non è un caso che i cds siano i più bassi da svariati anni.

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