Ecuador al bivio: le elezioni di oggi spingeranno o affosseranno i bond sovrani

Le elezioni presidenziali arrivano a pochi mesi dall'ultima ristrutturazione del debito e nel bel mezzo del piano di aiuti dell'FMI.

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Bond Ecuador al test delle elezioni

Oggi, l’Ecuador è chiamato a scegliere il successore di Lenin Moreno alla presidenza, il quale ha optato non per cercare un secondo mandato. Sono sedici i candidati e tre quelli che hanno maggiori probabilità di farcela: il conservatore Guillermo Lasso, il socialista Andres Arauz e l’ambientalista Yaku Pérez. La lotta, tuttavia, si concentra tra i primi due, i più papabili ad arrivare al ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiungesse la maggioranza assoluta dei consensi o superasse il 40% con un distacco di almeno 10 punti percentuali sul secondo arrivato. I sondaggi danno in testa Arauz, un 36-enne fino a poco tempo fa sconosciuto e protegé di Rafael Correa, auto-esiliatosi in Belgio dopo essere stato condannato per corruzione in contumacia.

Il voto arriva in una fase delicata per la vita politica ecuadoregna. Nell’estate scorsa, Quito è riuscita a concludere in fretta un accordo di ristrutturazione con i creditori su un debito in dollari per 17,4 miliardi, quasi il 40% delle esposizioni totali verso l’estero di 45,4 miliardi. A seguito dell’accordo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha stanziato un prestito di 6,5 miliardi, pari al 4% del PIL. Di questo, 4,4 miliardi sono stati già sborsati e hanno rimpolpato le riserve valutarie, che al netto dell’iniezione di liquidità fresca scenderebbero ad appena un paio di mesi di importazioni.

Bond Ecuador a picco alla vigilia delle elezioni, ristrutturazione del debito a rischio con la vittoria della sinistra

I mercati sperano in uno sprint del candidato conservatore

Arauz ha annunciato di voler rinegoziare i termini degli accordi conclusi sia con i creditori che con l’FMI e in campagna elettorale ha promesso di dare un aiuto di 1.000 dollari a un milione di famiglie bisognose, mettendo le mani su 1 miliardo delle riserve valutarie entro la prima settimana di presidenza.

Perez è più concentrato nella sua battaglia contro lo sfruttamento delle miniere, mentre Lasso si mostra il più rassicurante di tutti, puntando sul risanamento fiscale e proponendo un salario minimo di 500 dollari al mese.

L’Ecuador ha alle spalle una storia travagliata di default. Il precedente era avvenuto nel 2008, quando Correa ripudiò il debito e si alleò con Cuba e Venezuela in una sorta di asse anti-americano. Arauz vuole che torni dall’esilio senza che venga arrestato. Gli investitori temono per una nuova svolta socialista, che oltre a frenare l’economia, avrebbe come impatto immediato la perdita di ulteriore valore dei bond sovrani. Questi sono collassati di prezzo nelle settimane precedenti al voti di oggi, pur esibendo imponenti recuperi proprio negli ultimi giorni. Ad esempio, il titolo 2030 e cedola 0,5% (ISIN: XS2214237807) è salito di quasi il 12% dai minimi toccati a fine gennaio; la scadenza 2035 e cedola 0,5% (ISIN: XS2214238953) ha guadagnato nel frattempo il 5,4% e il ventennale 2040 e sempre cedola 0,5% (ISIN: XS2214239175) ha messo a segno un rialzo dell’8,4%.

Sarà che i mercati sperano in un recupero dell’ultimo minuto di Lasso o almeno che i candidati conservatori si compattino contro Arauz al ballottaggio. Fatto sta che l’esito di queste elezioni sarà binario per l’obbligazionario: boom nel caso di vittoria della destra, crollo con il ritorno al potere della sinistra. Chiaramente, per ragioni di pragmatismo non è affatto detto che Arauz rimetterebbe in discussione la ristrutturazione del luglio scorso. Di certo, però, le sue politiche ostili all’austerità fiscale e al rispetto dei termini concordati con l’FMI spaventano, anche perché eventualmente l’istituto di Washington non sborserebbe i restanti 2 miliardi e rotti, un po’ come avvenuto in Argentina con la nuova amministrazione peronista, pur su esplicita richiesta di quest’ultima.

Bond Ecuador: ristrutturazione completata, ma i rischi non sono finiti

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