Ecco tre BTp con buoni guadagni in breve tempo grazie al calo dei rendimenti

La caduta dei rendimenti italiani nelle ultime settimane ha fatto la fortuna di chi ha acquistato i BTp all'atto della loro emissione.

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Tre BTp che hanno regalato soddisfazioni in poche settimane

Alla vigilia del board BCE di questo giovedì, i titoli di stato italiani avevano registrato qualche calo e i loro rendimenti erano risaliti, così come lo spread. Le parole del governatore Christine Lagarde in conferenza stampa hanno riportato un po’ di serenità, pur rimanendo i timori per le conseguenze sull’economia dei lockdown imposti nuovamente dagli stati contro il Covid. Comunque vada, Francoforte ci sarà e già a dicembre potrebbe potenziare gli stimoli monetari. Ormai, grazie a questa discesa in campo senza tentennamenti dell’istituto, persino i BTp si mostrano un po’ “safe assets” e beneficiano del clima di paura imperante sui mercati, che spinge gli investitori a una maggiore avversione al rischio.

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Di recente, il Tesoro italiano ha collocato sul mercato diversi nuovi bond sulle scadenze “benchmark”. Uno di questi è stato il BTp febbraio 2026 e cedola 0,50% (ISIN: IT0005419848), di fatto il nuovo quinquennale di riferimento. Emesso a un prezzo di 99,60 centesimi, ieri sul MoT di Borsa Italiana lo si acquistava a 101,61 e in ottobre ha toccato un massimo di 101,90. Ha guadagnato così il 2% tondo in appena due mesi, dato che era sbarcato sul mercato a fine agosto. Aspetto interessante: veniva emesso a un rendimento superiore allo 0,50% e ieri offriva lo 0,19%.

Guadagni veloci con assets sicuri

E a fine settembre, cioè appena un mese fa, è stata la volta del nuovo decennale con scadenza aprile 2031 e cedola 0,90 (ISIN: IT0005422891). L’emissione esitava un prezzo di poco sopra la pari (100,13), mentre ieri il titolo quotava a 101,56, segnando un aumento dell’1,4% e offrendo un rendimento dello 0,74%. E il massimo toccato in queste settimane è stato di 102,23.

Anche in questo caso, un guadagno percettibile in breve tempo.

E la scorsa settimana è toccato alla scadenza a 30 anni. Il nuovo trentennale è stato emesso con data di rimborso 1 settembre 2051 e cedola 1,70% (ISIN: IT0005425233) a un prezzo di 98,686 centesimi, salito a 102,10 ieri, pur in calo da 102,36 di martedì scorso. Il guadagno è stato del 3,50% in appena 7 giorni. Nel frattempo, il rendimento è sceso a 1,60%.

Potrebbero sembrare guadagni contenuti, ma dovete considerare che ormai il 3,50% è il rendimento alla scadenza che si ottiene tenendo il BTp 2067 per due anni in portafoglio. E il decennale italiano non offre più dello 0,70%, la metà di quanto abbiano reso il BTp aprile 2031 in un mese e un terzo del BTp febbraio 2026 in due.

Chi ha acquistato questi titoli all’asta ha potuto ricevere qualche soddisfazione puntando su assets di fatto sicuri e senza pretese. E non è detto che sia finita. Il debito pubblico italiano rimane relativamente rischioso per gli investitori, tant’è che rende al top nell’Eurozona insieme a quello greco. Ma proprio per questo esistono margini di ulteriore compressione dei suoi rendimenti, man mano che il rischio sovrano percepito venga compresso dalla BCE a colpi di acquisti e, soprattutto, con la necessità per il mercato di spostarsi su assets più a rischio per sfuggire ai rendimenti negativi o fin troppo bassi da minacciare il capitale.

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