Ecco tre bond sovrani in euro che rendono più degli stessi BTp, a parità di rating

Le obbligazioni di stato della Romania emesse in euro si rivelano interessanti al confronto con i BTp, pur condividendo con questi rating sostanzialmente simili. Vediamo tre.

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Le obbligazioni di stato della Romania emesse in euro si rivelano interessanti al confronto con i BTp, pur condividendo con questi rating sostanzialmente simili. Vediamo tre.

Chi vi dice che non sia possibile percepire rendimenti superiori all’Italia senza uscire dall’Europa e senza nemmeno necessariamente accontentarsi di debito di qualità ancora inferiore? La Romania non fa parte dell’Eurozona, è vero, ma il suo cambio è agganciato all’euro e, soprattutto, emette diversi bond denominati nella moneta unica per attirare capitali sui mercati finanziari. Unicredit ha stimato di recente che Bucarest debba emettere quest’anno titoli di stato per 21 miliardi di euro, a copertura di oltre 8 miliardi di debiti in scadenza e per 12,7 miliardi per finanziare l’atteso aumento del deficit di bilancio, essendo anche la sua economia colpita dall’emergenza Coronavirus, tanto che dovrebbe contrarsi intorno al 5%, quando prima della pandemia era stimata in crescita di almeno il 3%.

Perché i mercati emergenti temono meno una tempesta finanziaria turca

E così, anche i bond rumeni in euro hanno accusato perdite a doppia cifra negli ultimi mesi. Partiamo dal decennale, in scadenza nel febbraio 2030 e con cedola 2,50% (ISIN: XS1768067297). Lo scorso venerdì, quotava a poco più di 94 centesimi, perdendo il 17% dai massimi toccati a febbraio e offrendo un rendimento del 3,30%. Rispetto al BTp, siamo su livelli più che doppi, vale a dire a un premio di quasi 170 punti base o 1,70% all’anno. E dire che i rating non siano così diversi, anzi sono sostanzialmente simili: “BBB-” per S&P e Fitch, “Baa3” per Moody’s, in tutti e tre i casi con prospettive “negative”. Dunque, anche la Romania flirta con l’area “spazzatura” del comparto obbligazionario.

Opportunità di guadagno dal rialzo dei prezzi

Allungando l’orizzonte temporale, troviamo il bond con scadenza febbraio 2038 e cedola 3,375% (ISIN: XS1768074319), in caduta di circa il 18,5% dai massimi di febbraio, quotando in area 95,50 centesimi nell’ultima seduta di fine settimana scorsa.

Offre il 3,80%, anche in questo caso nettamente sopra i livelli di rendimento italiani e, nello specifico, di quasi l’1,70% in più. Infine, il bond a 30 anni: scadenza gennaio 2050 e cedola 3,375% (ISIN: XS2109813142). Negli ultimi tre mesi ha subito un crollo di oltre il 21% e attualmente rende il 4,12%, intorno a +165 bp sul BTp di pari durata.

In definitiva, il minore rendimento italiano lungo il tratto lungo e iper-lungo della curva delle scadenze rifletterebbe il sostegno offerto dalla BCE ai nostri bond, tramite i programmi di acquisto potenziati e moltiplicati dal marzo scorso per contrastare gli effetti della pandemia nell’Eurozona. Trattandosi di titoli in euro, non ci troviamo dinnanzi a un rischio di cambio e, anzi, potremmo anche inserirli nel portafoglio con l’auspicio che tornino presto ad apprezzarsi ai livelli pre-Coronavirus, man mano che l’economia romena si riprenderà e da emergente rampante torni a crescere a ritmi ben superiori di quelli tipicamente più bassi nell’Eurozona, per non parlare dell’Italia.

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