Ecco i rendimenti reali dei bond dopo i dati sull’inflazione di agosto

Volgiamo lo sguardo ai rendimenti dei bond dopo l'aggiornamento dei dati sull'inflazione. E c'è una sorpresa.

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I rendimenti reali dei bond

Nei giorni scorsi, sono usciti i dati preliminari sul tasso d’inflazione in agosto in vari stati europei, tra cui l’Italia. E’ il momento di aggiornare il punto sui rendimenti reali offerti dai vari bond sovrani, prendendo come riferimento per ciascuno di essi le scadenze a 10 anni.

Per il nostro Paese, c’è una buona notizia: l’inflazione è salita al 2,1% dall’1,9% di luglio, ma è rimasta nettamente più bassa della media dell’Eurozona, che è risultata del 3% (dal 2,2%). Questo significa che la nostra economia “rosicchia” competitività alle altre concorrenti dell’area, in quanto vede salire i prezzi dei beni e servizi a un ritmo inferiore.

Rendimenti bond reali negativi anche negli USA

Tenuto conto che il BTp a 10 anni ieri offriva lo 0,67%, il suo rendimento reale sarebbe del -1,43%. In che senso? Se l’inflazione italiana restasse invariata fino alla scadenza del bond rispetto al dato di agosto, il capitale risulterebbe eroso annualmente dell’1,43%. Farebbe il -14% in 10 anni. Tantissimo, ma molto meno del dato spagnolo. Qui, l’inflazione è salita al 3,3%, a fronte dello 0,31% offerto dal Bonos a 10 anni, il cui rendimento reale sprofonda al -3%. Significa il 30% del capitale in fumo entro la scadenza.

E in Germania? Peggio di peggio. Inflazione esplosa al 3,9% e rendimento del Bund del -0,40%. Il titolo decennale tedesco offre così un rendimento negativo del 4,3%. Se lo acquistassimo oggi e lo tenessimo fino alla scadenza, sempre immaginando un’inflazione tedesca invariata, perderemmo il 43% del capitale investito. Tirando le somme, lo spread reale tra BTp e Bund salirebbe a ridosso dei 290 punti base, oltre 180 in più di quanto suggerisce attualmente lo spread nominale. Il differenziale con la stessa Spagna s’impennerebbe da 36 a 156 punti base.

Oltreoceano, non è che le cose vadano meglio. Il Treasury a 10 anni offriva ieri l’1,28%, a fronte di un’inflazione USA a luglio del 5,4%. Rendimento reale del -4,12%. Molto negativo, ma un po’ meno del Bund. E questo spiegherebbe la ragione fondamentale per cui il cambio euro-dollaro continuerebbe a tenersi basso. E’ vero che i titoli americani rendono troppo sotto i livelli d’inflazione, ma in Germania accade di peggio. E poiché parliamo di due mercati sovrani alla pari in termini di percezione sul grado di sicurezza dell’emittente, ne consegue che i flussi dei capitali si mostrino restii ad abbandonare il mercato a stelle e strisce.

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