Ecco perché il Treasury s’impenna dopo la svalutazione del cambio cinese

La Cina svaluta lo yuan e i bond del Tesoro americano vanno a ruba, con il rendimento a 10 anni crollato dello 0,11% a 1,75%. Ecco perché è logico per il mercato acquistarli.

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La Cina svaluta lo yuan e i bond del Tesoro americano vanno a ruba, con il rendimento a 10 anni crollato dello 0,11% a 1,75%. Ecco perché è logico per il mercato acquistarli.

In forte calo i rendimenti americani oggi, con il Treasury a 10 anni ad offrire al momento l’1,75%, giù di 11 punti base (0,11%) rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Lo stesso dicasi per il biennale, sceso di 10 bp all’1,62%. Prima che il presidente Donald Trump annunciasse nuovi dazi al 10% sulle restanti merci cinesi importate e sinora esenti da tariffe, il decennale viaggiava sopra il 2% (2,02% al mercoledì scorso) e il biennale all’1,89%.

Da allora, il tonfo. E diventa ancora più ragionevole per il mercato fare incetta di bond USA dopo che la Cina ha “svalutato” il cambio, fissando la parità contro il dollaro a ridosso di 7, barriera superata nel corso delle contrattazioni giornaliere. Anzi, diremmo che proprio quanto appena accaduto a Pechino fosse uno di quei segnali che gli investitori cercavano per coglierne la portata sui titoli di stato a stelle e strisce.

Bond USA a rendimento zero?

Con quella che a tutti gli effetti appare una “guerra” valutaria in corso tra le principali potenze economiche, la Federal Reserve non può non reagire, a meno di non mettere in conto il rischio di stagnazione e deflazione per l’America. Il biglietto verde sta rincarando contro lo yuan e potrebbe continuarlo a fare nei prossimi mesi, qualora Pechino non segnalasse di volere più sostenere la propria valuta. Ciò rende automaticamente più restrittiva la politica monetaria americana, oltre che ad addensare sull’economia mondiale maggiori nubi. Da qui, la crescita delle probabilità che la Fed sia costretta a intervenire nuovamente con un secondo ritocco già al prossimo board sui tassi.

Segnali “bearish” per il cambio euro-dollaro

Settimana scorsa, il governatore Jerome Powell aveva tagliato i tassi dello 0,25%, ma mostrandosi “falco” e segnalando di non avere aperto un vero ciclo monetario espansivo. Probabile che sia stata semplicemente tattica per non apparire troppo accondiscendente nei confronti della Casa Bianca. Fatto sta che da allora Trump gli ha offerto un forte pretesto per abbassare ulteriormente il costo del denaro. E per quanto ai minimi da 3 anni, il rendimento a 10 anni americano risulta ancora nettamente superiore a quello di quasi tutti gli altri titoli di stato di pari durata nel mondo avanzato.

Rispetto al Bund, ad esempio, offre circa il 2,25% in più. Il decennale tedesco è sceso ai nuovi minimi storici, toccando il -0,50% e la curva delle scadenze tedesca è diventata interamente negativa, venerdì scorso. Vero è, poi, che i rendimenti americani stiano scendendo più di quelli della Germania nelle ultime sedute, restringendo lo spread a 10 anni di circa un quarto di punto percentuale e segnalando un cambio euro-dollaro atteso alla scadenza meno forte e ormai nettamente inferiore a 1,40, aggirandosi in area 1,36. In soldoni, il mercato prende atto che i tassi USA saranno tagliati ancora, aldilà dei toni usati da Powell. D’altro canto, ciò non indebolirebbe nel breve il dollaro contro l’euro, in quanto la stessa BCE sarà costretta ad allentare ulteriormente la sua politica monetaria per centrare il target d’inflazione e sostenere la crescita economica nell’Eurozona.

Curva dei tassi in Germania tutta sottozero, evento storico e segnale positivo per BTp

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