Ecco perché con l’avvicinarsi della crisi l’oro ruba la scena al mercato obbligazionario

L'oro starebbe soppiantando il mercato obbligazionario negli ultimi mesi, man mano che le avvisaglie di una nuova crisi dell'economia mondiale si fanno più concrete. Ecco perché.

di , pubblicato il
L'oro starebbe soppiantando il mercato obbligazionario negli ultimi mesi, man mano che le avvisaglie di una nuova crisi dell'economia mondiale si fanno più concrete. Ecco perché.

Le quotazioni dell’oro si attestano da due mesi sopra i 1.500 dollari l’oncia, salvo scendere sotto per qualche seduta. Siamo ancora di quasi il 30% sotto i record toccati nel tardo 2011, ma nella valuta europea stiamo registrando nuovi massimi storici, superando agli inizi di settembre i 1.400 euro.

Come mai tanta eccitazione per il metallo, se l’inflazione nelle economie avanzate giace su livelli prossimi allo zero? Esistono tensioni geopolitiche innegabili, come quelle tra Arabia Saudita e Iran e la “guerra” dei dazi tra USA e Cina, ma la corsa dell’oro sembra molto più legata all’andamento del mercato obbligazionario, anch’esso in rally e con una massa di 17.000 miliardi di dollari di bond nel mondo a rendere negativamente.

Il boom dei bond mette le ali ai bond, ecco potenzialità e limiti dell’asset in questa fase

Ormai, un titolo del debito sovrano o corporate su tre negoziabile sui mercati offre rendimenti sottozero. Significa che infligge perdite certe alla scadenza a chi lo compra, salvo che questi riesca a rivenderlo prima a prezzi ancora più alti. Negli ultimi tempi, le obbligazioni vengono trattate un po’ come se fossero azioni, cioè acquistate con la speranza di rivenderle a quotazioni più alte, tant’è che i rendimenti continuano a scendere senza che il mercato se ne curi troppo.

Va da sé che questo meccanismo non possa andare avanti all’infinito. Così come le azioni di qualsiasi società non possono salire per sempre, a maggior ragione i prezzi delle obbligazioni, correlati negativamente ai rendimenti. Oggi, ad esempio, un Bund a 10 anni offre il -0,55/-0,60%, per cui se si continuasse a comprarlo e la sua quotazione salisse ulteriormente, il rendimento scenderebbe. Impensabile, però, che possa diventare molto più negativo di oggi, tipo del -2/-3%. Implicherebbe perdite certe per il 20-30% alla scadenza, al netto dell’inflazione. Troppo, anche per gli speculatori più consumati.

I bond hanno già fatto la loro parte, ora spetta all’oro

Questo significa che i prezzi dei bond potranno crescere ancora solo limitatamente, per cui il comparto obbligazionario non sarebbe più in grado di offrire riparo agli investitori contro eventuali cali significativi che avvenissero sul comparto azionario.

In sintesi, se arrivasse una crisi dell’economia e le borse ripiegassero, la classica fuga verso i bond avrebbe vita breve, dati i livelli già altissimi dei prezzi anche per questa asset class. E verso dove potrebbero mettersi in fuga i capitali? L’oro sarebbe la categoria più indiziata. Essa è il classico bene rifugio per i casi di crisi e tensioni internazionali, oltre che un mercato molto liquido. In teoria, l’oro salirebbe di prezzo senza limiti così immediati, non rispecchiando, a differenza delle azioni, fondamentali sottostanti, bensì valutazioni del mercato, tendenzialmente crescenti con il livello di paura o panico, fatto salvo che l’offerta di questo bene sia sostanzialmente fissa nel breve periodo.

Torna l’era glaciale per i bond e l’oro risale 

Ovvio che anche le quotazioni dell’oro abbiano un tetto, determinato tra l’altro dalla forza del dollaro. Tuttavia, fino a quando le borse non avranno toccato livelli bassi di prezzo ritenuti accettabili per tornare agli acquisti, il mercato si butterebbe nel metallo per sfuggire alle perdite delle due principali categorie di assets finanziari. Per concludere, i margini di apprezzamento per l’obbligazionario appaiono limitati anche nel caso di crisi e tutt’al più si può sperare che i prezzi/rendimenti si stabilizzino per un po’. Anche se le banche centrali continuassero a varare nuovi stimoli, difficilmente spingerebbero i rendimenti ancora più in basso. Da qui, la corsa all’oro, che oltre ad essere un asset senza cedola e per questo concorrente dei bond, non segnala limitazioni stringenti per le sue quotazioni. Il record di otto anni fa verrebbe superato senza problemi e anche di gran lunga.

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami