Ecco il TPI della BCE contro lo spread, inutile presa in giro che i BTp pagheranno caro

Il nuovo strumento contro lo spread della BCE non funzionerà per sventare eventuali attacchi speculativi contro l'Italia. Non servirà a nulla

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Cos'è il TPI della BCE contro lo spread

Ieri, la BCE ha varato il primo rialzo dei tassi d’interesse dopo ben undici anni. E’ stato pari allo 0,50%, superiore allo 0,25% previsto dai mercati. Allo stesso tempo, ha dato vita al Transmission Protection Instrument (TPI), quello che abbiamo per settimane chiamato scudo anti-spread. Già con il comunicato iniziale erano emersi i primi dettagli del nuovo strumento, mentre al termine della conferenza stampa di Christine Lagarde è stato pubblicato un apposito secondo comunicato. Per prima cosa, l’istituto ribadisce che la prima linea di difesa contro rialzi dei rendimenti ingiustificati alla luce dei dati macro sia data dai reinvestimenti del PEPP. In pratica, man mano che i bond sovrani acquistati con il piano anti-pandemico arriveranno a scadenza, i proventi potranno essere impiegati con flessibilità a favore delle giurisdizioni sotto attacco speculativo.

Come funzionerà il nuovo scudo anti-spread

C’è, poi, l’Outright Monetary Transactions (OMT) del 2012. Lo varò Mario Draghi e consiste in acquisti dei bond condizionati alla sottoscrizione di un memorandum d’intesa tra il governo e il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Di fatto, non è mai stato utilizzato proprio per queste eccessive condizionalità.

Ad ogni modo, il TPI consisterà in acquisti sul mercato secondario di titoli di stato della durata residua tra 1 e 10 anni. Possibili anche gli acquisti di obbligazioni private, ove necessario. Non ci sono limitazioni ex ante. Tuttavia, lo strumento non si rivela affatto flessibile. Anzitutto, dovrà essere attivato a discrezione del board BCE, composto da 25 membri (19 governatori centrali e 6 consiglieri esecutivi). I criteri previsti come pre-condizioni per l’attivazione sono numerosi e severi. Lo stato che beneficerà degli acquisti non dovrà essere soggetto a una procedura d’infrazione per deficit eccessivo o per squilibri strutturali eccessivi. Inoltre, deve esservi una previa analisi sulla sostenibilità del debito pubblico da parte della stessa BCE, così come anche della Commissione europea, del MES e del Fondo Monetario Internazionale.

Infine, dovrà conformarsi alle richieste previste dal Recovery Fund e a quelle specifiche raccomandate dalla Commissione.

E il TPI potrà essere attivato a patto che non interferisca con l’obiettivo della politica monetaria, cioè il perseguimento della stabilità dei prezzi. In altre parole, in una fase come questa, in cui l’inflazione nell’Eurozona è salita a quasi quattro volte e mezza il target del 2%, i margini di manovra sarebbero ristretti. Del famoso scudo anti-spread non esiste in concreto proprio nulla. E lo ha fatto intendere la stessa Lagarde, quando quasi al termine della conferenza stampa ha avvertito i giornalisti presenti e collegati in videoconferenza di non aspettarsi troppi dettagli sul nuovo strumento, in quanto il board si riserva un’elevata “discrezionalità”.

Mercati delusi

Lo spread per i titoli di stato italiani è salito in area 245 punti base dopo il comunicato, segno che i mercati non siano rimasti affatto convinti del TPI. Il rendimento del BTp a 10 anni è salito fin sopra il 3,70%, ai massimi da fine giugno. Se vogliamo, da ieri è aumentata l’incertezza. Non solo ci saranno settimane di campagna elettorale in Italia, ma la BCE ha abbandonato il “forward guidance per non legarsi eccessivamente le mani sui tassi. Lagarde ha spiegato che la valutazione sulla politica monetaria sarà “mese per mese, riunione dopo riunione”. Insomma, nulla di positivo per l’Italia. Ed era nell’aria da settimane che sarebbe finita così.

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