Ecco il piano taglia-debito dell’Argentina, bene i bond sull’offerta del governo

Ristrutturazione del debito pubblico argentino emesso sotto la legge americana. Il governo di Alberto Fernandez ha presentato un piano doloroso per gli obbligazionisti stranieri, ma percepito migliore delle aspettative.

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Ristrutturazione del debito pubblico argentino emesso sotto la legge americana. Il governo di Alberto Fernandez ha presentato un piano doloroso per gli obbligazionisti stranieri, ma percepito migliore delle aspettative.

A oltre quattro mesi dall’insediamento, giovedì scorso l’amministrazione di Alberto Fernandez ha presentato ufficialmente agli obbligazionisti il piano di ristrutturazione del debito pubblico su bond per un controvalore di 66,2 miliardi di dollari ed emessi sotto la legge americana. Pur non essendo stata resa nei dettagli, l’offerta prevede la riduzione delle cedole per il 62% e del capitale nominale per il 5,4%. Inoltre, Buenos Aires chiede una moratoria sui debiti fino al 2023, anno in cui il tasso d’interesse medio corrisposto sarebbe dello 0,5% e che salirebbe mediamente nel tempo fino a un massimo del 2,33%.

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Alla notizia, la reazione del mercato obbligazionario è stata più che positiva. I titoli in euro con scadenza gennaio 2022 e cedola 3,875% (ISIN: XS1503160225) si sono rafforzati dell’8,5%, portandosi poco sotto i 30 centesimi. Balzo ancora più forte per quelli in scadenza nel gennaio 2027 e cedola 6,875% (ISIN: US040114HL72), che si sono apprezzati del 9,3%, collocandosi sopra i 30 centesimi. E anche il bond secolare, in scadenza nel 2117 e cedola 7,125% (ISIN: US040114HN39), ha guadagnato il 6,30%, salendo a 28 centesimi tondi.

Stando ai calcoli, l’Argentina risparmierebbe così 3,6 miliardi sul capitale e 37,9 miliardi di interessi. In totale, lo sgravio sarebbe di 41,5 miliardi. Ricordiamoci che il debito pubblico del paese sudamericano è pari complessivamente a 323 miliardi, l’89% del pil. Dunque, si eviterebbe l’ipotesi più estrema di un deciso “haircut”, ossia il taglio nominale del capitale con l’accetta. A dire il vero, il ministro delle Finanze, Martin Guzman, aveva sin dall’inizio rassicurato gli obbligazionisti che il governo avrebbe cercato un’intesa con loro per alleggerire le scadenze degli anni prossimi, sostenendo che il problema del paese fosse la liquidità e non la sostenibilità di per sé dello stock.

Obbligazioni davanti alla realtà

La reazione positiva del mercato arriva dopo settimane di crolli, nel corso delle quali i bond argentini sono precipitati mediamente sotto i 30 centesimi. Adesso, probabile che si attesteranno in area 35 centesimi, una via di mezzo tra la condizione pre-piano e i 40 centesimi attesi dal mercato stesso prima dell’avvio delle trattative. Queste, tuttavia, non si riveleranno facili. Se è vero che il governo abbia già sospeso i pagamenti di titoli in pesos e in dollari emessi sotto la legge nazionale, altrettanto facile non sarà un’azione immediata in tal senso sui bond che devono rispettare la legge americana.

Per contro, gli obbligazionisti sanno che rischiano anni di costose battaglie legali, come quella che durò fino al 2014 davanti al Tribunale di New York e che diede loro ragione dopo ben 13 anni dalla dichiarazione di default. Inoltre, l’economia argentina è destinata a contrarsi di oltre il 5% quest’anno, a causa della crisi internazionale scatenata dall’epidemia del Coronavirus. Infine, sarebbe potuta andare molto peggio, dato che l’offerta proposta loro si limita quasi esclusivamente a tagliare i tassi d’interesse e solo marginalmente il capitale, nemmeno allungando le scadenze, ma richiedendo semmai una sospensione dei pagamenti per 3 anni.

Adesso, gli obbligazionisti hanno tempo 20 giorni per accettare o respingere l’offerta. Senza un accordo preliminare, salterebbe la scadenza di aprile da 500 milioni e l’agenzia di rating Fitch ha avvertito che in quel caso declasserebbe il debito sovrano a “default”, quando già oggi lo valuta solamente “C”, un gradino sopra. Buenos Aires ha in corso negoziati paralleli con il Fondo Monetario Internazionale sui 44 miliardi di dollari già sborsati dall’istituto tra il 2018 e il 2019 e sui quali il paese chiede condizioni più favorevoli. Queste saranno concesse solo a patto che i privati si accollino parte sostanziale delle perdite sui loro bond. Insomma, l’offerta dell’amministrazione Fernandez, piaccia o meno, è quella con cui il mercato dovrà confrontarsi e sognare di ottenerne una significativamente migliore appare per il momento una pia illusione.

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