Ecco il BTp febbraio 2026 in dollari, conveniente per chi?

Il Tesoro ha appena emesso tramite collocamento sindacato un bond a 5 anni in dollari. Vediamo le condizioni e capiamo a chi conviene,

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Ecco le condizioni del nuovo BTp in dollari a 5 anni

Il Tesoro ha affidato ieri a tre banche il mandato di raccogliere capitali sul mercato per l’emissione di un BTp in dollari con scadenza 17 febbraio 2026. Gli istituti sono Barclays, Bank of America e Goldman Sachs. Oggi, è arrivato il collocamento sindacato, con ordini per 7,5 miliardi di dollari nel primo pomeriggio, a fronte dei 2,5 miliardi attesi dagli analisti per l’offerta. Grazie all’ottima domanda, il rendimento per il bond quinquennale è stato rivisto al ribasso dai 100 punti base sopra il tasso mid-swaps, scendendo a +95. Probabile, in verità, che entro la comunicazione finale di questo tardo pomeriggio stringa ulteriormente in area +90 punti base. Poiché il riferimento è con il rendimento del Treasury a 5 anni, che al termine della seduta di ieri viaggiava allo 0,41%, dovremmo attenderci un BTp in dollari a circa l’1,30-1,35%.

Il Tesoro è a caccia di dollari per un BTp a 5 e forse anche a 30 anni

Tenete conto che il quinquennale in euro del Tesoro offre ormai un rendimento di poco inferiore allo zero, per cui qui saremmo dinnanzi a un rendimento extra di circa 135-140 punti base. Niente affatto male, sebbene dovremmo fare i conti con il rischio di cambio. A tale proposito, per capire se il BTp in dollari in corso di emissione sia davvero conveniente, possiamo fare riferimento allo spread tra il Treasury e il Bund a 5 anni, che oggi si attesta in area 115 punti base.

Il fattore cambio incide sulla convenienza

Sappiamo che tale differenziale tra assets entrambi considerati “safe assets” riflette proprio le aspettative che il mercato avrebbe sul tasso di cambio tra euro e dollaro, le valute in cui i due titoli sono denominati. Questo significa che mediamente il mercato sconta un deprezzamento del dollaro contro l’euro dell’1,15% all’anno per i prossimi 5 anni.

Se avesse ragione, al rendimento del BTp in dollari dovremmo sottrarre tale deprezzamento medio. Otterremmo un rendimento effettivo lordo di poco positivo e di circa lo 0,20-0,25% più alto di quello che oggi ci offrirebbe alla scadenza il BTp in euro a 5 anni.

Chiaramente, può succedere che il dollaro nei prossimi anni si indebolisca meno di quanto previsto o che, addirittura, si rafforzi. Ecco, in questi casi l’investitore beneficerebbe dell’evoluzione (per lui) positiva del tasso di cambio. Viceversa, se l’euro contro il dollaro di rafforzasse più delle previsioni, rischierebbe non solo di non portare a casa alcun rendimento effettivo alla scadenza, ma anche di subire una perdita maggiore di quella che ci infliggerebbe attualmente un investimento in euro di pari durata.

L’emissione odierna avviene a distanza di tredici mesi dai 7 miliardi di dollari raccolti dal Tesoro italiano con BTp a 5, 10 e 30 anni, i primi dal 2010. E’ evidente che il governo stia puntando sia a diversificare la platea degli investitori, attirando quelli americani sempre più in cerca di “yield”, sia di vincere la scommessa sul cambio, cioè ritrovarsi alla scadenza a rimborsare un capitale complessivamente svalutato per l’indebolimento del dollaro.

Presto un nuovo BTp in dollari, attenti alla scadenza

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