Ecco i rischi per il mercato delle obbligazioni mondiale

Il rally del mercato obbligazionario in tutto il mondo sta facendo segnare ennesimi record, sostenuti da liquidità abbondante come mai prima. Ma dietro l'angolo si celerebbero grossi rischi per i bond.

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Il rally del mercato obbligazionario in tutto il mondo sta facendo segnare ennesimi record, sostenuti da liquidità abbondante come mai prima. Ma dietro l'angolo si celerebbero grossi rischi per i bond.

Vedere il rendimento del BTp a 10 anni sotto lo 0,90% con un governo traballante e leggere alcune previsioni degli analisti, secondo le quali i rendimenti negativi in Grecia prima o poi arriveranno, danno il senso della fase straordinaria in cui ci troviamo sui mercati finanziari. Dalla crisi del 2008, le banche centrali hanno tagliato complessivamente i tassi d’interesse per 800 volte e la Federal Reserve, dopo averli rialzati fino a un massimo del 2,50%, li ha riabbassati di tre quarti di punto in pochi mesi. Nel mondo, la liquidità disponibile si attesta ormai a 80.000 miliardi di dollari, pressappoco quanto vale il pil globale.

Dunque, per ogni dollaro di ricchezza creato, un altro lo si trova sui mercati pronto per essere investito. Questo sta generando prezzi esorbitanti sui comparti obbligazionario e, in misura inferiore, su quello azionario. Il Coronavirus ha semplicemente esacerbato questa tendenza, a causa della fuga dei capitali verso gli assets percepiti più sicuri. Ma è quando la situazione diventa eccessivamente euforica che bisogna iniziare a guardarsi intorno. Nulla vieta ai rendimenti di scendere ulteriormente, anche per le scadenze e sui mercati in cui si trovano già scesi a livelli negativi. Tuttavia, affinché ciò accada serve che continuino a sussistere due condizioni basilari: che l’inflazione resti bassa e che l’appeal dei beni rifugio si mantenga elevato.

Il Coronavirus, come dicevamo, sta spingendo gli investitori a rifugiarsi in assets come oro e bond. La pandemia suscita preoccupazione nel mondo, ma non durerà fortunatamente per sempre. Quando il contagio raggiungerà il picco – entro i prossimi mesi? – il sollievo sui mercati si tradurrà in un deflusso dei capitali dal comparto obbligazionario a quello azionario, sebbene fino alle elezioni presidenziali americane di novembre sia scontata la permanenza di una certa tensione finanziaria, che continuerebbe a favorire i bond.

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Le mosse delle banche centrali

Prima o poi, le banche centrali si porranno il problema di come reagire all’eccesso di liquidità imperante sui mercati e inizieranno a mostrarsi meno accomodanti, riducendo gli acquisti di assets e successivamente inasprendo i toni per lasciare intravedere futuri rialzi dei tassi, compatibilmente con le condizioni macro. A quel punto, i rendimenti sottozero fino alle scadenze medio-lunghe avranno sempre meno senso e inizierebbero a lievitare lungo la curva. Per i detentori dei bond, il calo dei prezzi implicherebbe perdite potenziali nel caso di rivendita prima delle scadenze, accentuando quelle già certe legate agli acquisti di questi anni dei titoli con rendimenti negativi.

L’unico modo per sfuggirvi, per quanti abbiano acquistato a prezzi più alti, sarebbe di attendere la data del rimborso, cioè fare i “cassettisti”. Significherebbe dover attendere anche per molti anni prima di rientrare in possesso della liquidità investita, dato che proprio i bassi rendimenti incentivano da tempo sia gli istituzionali che il retail a puntare sulle lunghe scadenze per spuntare condizioni un minimo favorevoli. Tanto per rendere l’idea, oggi per avere in portafoglio un BTp con rendimento in linea o di poco superiore al tasso d’inflazione-obiettivo della BCE bisogna guardare alla scadenza del 2067, la più lunga sinora emessa dal Tesoro.

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Occhio alla leva fiscale

Infine, attenzione agli ultimi sviluppi politici. Prima delle presidenziali, Donald Trump ha promesso che varerà un nuovo taglio delle tasse rivolto esclusivamente alla classe media, quando già oggi il deficit negli USA supera i 1.000 miliardi di dollari. E nel Regno Unito, dopo due settimane dalla Brexit, si è dimesso nei giorni scorsi il cancelliere dello Scacchiere, Sajid Javid, aprendo la strada a stimoli fiscali propugnati dal premier Boris Johnson, in forma di taglio delle tasse e dei contributi a carico dei lavoratori e di aumento degli investimenti pubblici, specie per ferrovie e sanità.

Crescono, poi, le pressioni sulla Germania, affinché approfitti della stagnazione in corso della sua economia per allentare i cordoni della borsa, investendo di più.

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L’esito di una politica fiscale più espansiva in grosse economie come USA, UK e Germania consisterebbe nell’aumento dell’offerta globale di bond sovrani per centinaia di miliardi di dollari, cosa che, a parità di domanda, non potrebbe che comportare la lievitazione dei rendimenti globali, specie se queste misure venissero percepite dall’impatto positivo sull’intera economia mondiale, sostenendo il “risk-on” sui mercati. E a sua volta, un clima più ottimistico accelererebbe i piani di uscita delle banche centrali dalle rispettive politiche monetarie ultra-espansive, con i governatori più confidenti sull’attivismo dei governi sul piano fiscale.

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