Ecco i due principali rischi per i bond sudafricani

Il rand scambia in netto calo contro dollaro ed euro nei primissimi giorni del nuovo anno e malgrado condizioni esterne positive per il Sudafrica.

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Bond Sudafrica in flessione sul rand debole

Il rand sudafricano ha perso il 4,4% contro l’euro in questi primi giorni del 2021, attestandosi a un tasso di cambio di 18,75. Giù anche contro il dollaro di circa il 2,5%. Eppure, proprio contro la divisa americana aveva messo a segno un apprezzamento del 14% nell’ultimo trimestre del 2020. In teoria, sussisterebbero le condizioni esterne ideali per un ulteriore rally, tra indebolimento del dollaro e rialzo dei prezzi dei metalli, di cui il Sudafrica è esportatrice. Ma si sono messi di traverso due fattori che stanno fiaccando la valuta emergente e, di conseguenza, il mercato obbligazionario del paese.

Il primo è la variante locale del Covid. Gli esperti nutrono timori sull’efficacia dei vaccini autorizzati nell’immunizzare contro questa nuova forma di virus che si è diffusa nel Sudafrica e che sta provocando una recrudescenza dei contagi e delle vittime. Il governo di Pretoria è stato costretto a muoversi verso nuove restrizioni, mentre non possiamo escludere che possa trovarsi nelle condizioni di dover chiudere le frontiere con il resto del mondo, aggravando la crisi economica in corso. La banca centrale stima che il PIL sia crollato dell’8% nel 2020.

Inoltre, l’Arabia Saudita ha annunciato che taglierà la produzione di petrolio di 1 milione di barili al giorno per febbraio e marzo, offrendo sostegno alle quotazioni internazionali, salite già a ridosso dei 55 dollari. In sé, una cattiva notizia per tutte le economie importatrici e specialmente per quelle emergenti senza grossi margini di manovra sui tassi. Questi ad oggi sono fissati al 3,50%, a fronte di un’inflazione a novembre del 3,20%. Un surriscaldamento dell’inflazione per effetto del rincaro del greggio impatterebbe negativamente sul cambio e sugli stessi prezzi dei bond, i quali stanno già flettendo sulle scadenze medio-lunghe.

Il decennale è salito ai massimi da dieci giorni all’8,80%, segno che gli obbligazionisti abbiano un po’ smaltito i portafogli per monetizzare i guadagni e mettersi al riparo da possibili inversioni di marcia per il cambio.

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