Ecco i BTp con cui guadagnare di più se oggi la BCE rafforza il QE

Il "sell off" ai danni dei titoli di stato italiani nei giorni scorsi rappresenta un'opportunità interessante di acquisto, specie se oggi vi fosse l'intervento della BCE a sostegno dell'economia nell'Eurozona. Ecco i titoli più promettenti.

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Rendimenti su e prezzi giù. I BTp stanno subendo l’ondata di panico dipanatasi sui mercati finanziari nell’ultima settimana, quando gli effetti del Coronavirus si sono rivelati pesanti in Italia, anticipando una tendenza negativa per l’economia in Europa e Nord America. Gli investitori stanno vendendo tutti gli assets percepiti come poco sicuri, impiegando la liquidità così ottenuta nei cosiddetti beni rifugio, vale a dire principalmente Treasuries, Bund, titoli svizzeri e oro. Proprio per il contraccolpo violento che l’Eurozona rischia di subire e che, a dire il vero, ha già iniziato ad accusare, la BCE oggi è chiamata a dare una risposta convincente ai mercati, altrimenti il pessimismo dilagherà e con esso l’aggravamento della crisi in corso.

BTp al collasso, è fuga verso Bund e Treasury 

Ricordatevi sempre che, tranne che le cose non peggiorino ulteriormente e fino alle estreme conseguenze, quando un asset subisce un calo di prezzo, si crea automaticamente un’opportunità “buy” per gli investitori. E i BTp si mostrano deprezzati rispetto anche a bond come Bonos spagnoli e quelli lusitani, per cui il possibile intervento della BCE con il potenziamento del “quantitative easing” avrebbe effetti positivi, soprattutto, sui nostri titoli di stato, i secondi più redditizi per chi li acquista dopo la Grecia.

Quali scegliere per entrare o tornare sul mercato sovrano italiano? Dipende chiaramente dal vostro intento. Se puntate a investire per tenere i BTp fino alla scadenza, a meno che non siate certi di potervi privare anche a lungo della liquidità impiegata, tenetevi sulle scadenze medio-lunghe, cioè tra i 5 e i 10 anni. Rendono pochissimo (0,65-1,25%), ma almeno sopra lo zero. Conserverete perlomeno il capitale nominale, forse anche in termini reali, nel caso in cui l’inflazione restasse ai livelli attuali o persino più bassa nel prossimo futuro.

Le possibili occasioni

Ma se l’investimento viene effettuato in un’ottica speculativa, ovvero per realizzare plusvalenze e chiudere la posizione alla prima occasione utile, le scadenze più lunghe sono al vostro caso. Esse risentono con maggiore sensibilità alle variazioni dei rendimenti, apprezzandosi/deprezzandosi di più con un loro ribasso/rialzo. E tra tutte le scadenze più longeve, sarebbe opportuno scegliere quelle con “duration” più alta. A parità di durata temporale residua, implica optare per i BTp con cedole più basse.

Una nuova crisi dei BTp quante perdite infliggerebbe ai risparmiatori? Ce lo dice la duration

E’ evidente che il bond su cui fare maggiormente leva per maturare guadagni cospicui con un ribasso dei rendimenti è il BTp “Matusalemme”, quello che scade nel marzo 2067 e cedola 2,80% (ISIN: IT0005217390). Rispetto ai massimi toccati a febbraio, ha perso il 5%, pur risalendo dai minimi di lunedì del 4,5%. Offre un rendimento lordo in area 2,20%. Se dovesse apprezzarsi ai livelli di tre settimane fa, quindi, guadagnerebbe il 5%. E questo avverrebbe anche in poche sedute, anzi non è improbabile che il bond, giovandosi del clima di maggiore propensione al rischio a seguito delle mosse di Francoforte, tocchi nuovi massimi storici, con il rendimento ad arretrare anche nettamente sotto il 2%.

C’è, poi, il BTp settembre 2050 e cedola 2,45% (ISIN: IT0005398406), emesso con enorme successo per la prima volta nel gennaio scorso, e che dall’apice di febbraio ha ripiegato del 5,4%. Si consideri che sulla medesima scadenza, il Bund senza cedola offre un rendimento del -0,42%, per cui il nostro bond avrebbe molto spazio per attirare capitali in uscita dal Nord Europa con l’allentamento delle tensioni finanziarie. E il BTp marzo 2040 e cedola 3,10% (ISIN: IT0005377152) ha perso meno del 3% nelle ultime settimane. Con una duration di 15,67, si mostra il più interessante per le scadenze intorno ai 20 anni.

Cresce il rischio sovrano

E se volessimo approfittare un po’ di più del fattore prezzo, senza esporci a una durata troppo lunga, anziché al decennale, perché non guardare al BTp marzo 2032 e cedola 1,65% (ISIN: IT0005094088), che presenta una duration di 1 anno superiore, a 10,33 anni? Si è deprezzato del 3,4% e rende sopra l’1,35%, una decina di centesimi più del BTp aprile 2030.

Male che vada, tenendolo in portafoglio ci avrà reso qualcosa in più, pur a fronte di una scadenza di quasi 2 anni più lunga.

Evidentemente, questo discorso vale nel complesso se non vi fosse una nuova crisi di fiducia verso i BTp, scenario che non dovremmo escludere, essendo dinnanzi a noi un periodo molto duro sul piano economico, con il pil in caduta libera e conti pubblici paurosamente in disavanzo, captati da un rischio sovrano ben più elevato con il passare dei mesi. I “credit default swaps” a 5 anni, ad esempio, costano ai massimi dal giugno scorso (2,18%), oltre il doppio rispetto a febbraio. Tutto sta alla capacità della BCE di lanciare segnali rassicuranti sulla tenuta dell’Eurozona nel suo insieme. Decisiva sarà la conferenza stampa di questo pomeriggio di Christine Lagarde, che si annuncia molto interessante e, per certi versi, drammatica.

L’economia italiana è già in ginocchio e stavolta rischiamo sul serio di uscire dall’euro

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