E i rendimenti delle obbligazioni potranno scendere ancora dopo la mossa di Trump

Il rally dei bond può proseguire nel mondo dopo lo shock sui mercati per l'annuncio di nuovi dazi USA su 300 miliardi di dollari di prodotti made in China. Ecco come sarà possibile.

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Il rally dei bond può proseguire nel mondo dopo lo shock sui mercati per l'annuncio di nuovi dazi USA su 300 miliardi di dollari di prodotti made in China. Ecco come sarà possibile.

Lo spread BTp-Bund a 10 anni è risalito ieri sopra i 200 punti base all’indomani del taglio dei tassi dello 0,25% da parte della Federal Reserve, giudicato “hawkish” dai mercati per il tono usato dal governatore Jerome Powell nell’annunciarlo. Vi abbiamo spiegato come questa risalita sarebbe stata la conseguenza di previsioni degli investitori divenute un po’ meno accomodanti delle attese fino a mercoledì sera, ma anche del timore serpeggiato sin da subito tra molti di loro che l’amministrazione Trump, indisposta per la piccola entità del taglio, avrebbe reagito con una politica più muscolare nei confronti della Cina.

Detto, fatto. Ad appena 24 ore di distanza, il presidente americano ha annunciato dazi su merci cinesi per 300 miliardi di dollari all’anno. Saranno del 10% ed entreranno in vigore a settembre.

Ieri, subito dopo l’annuncio, la curva dei Treasuries si è sgonfiata. Il titolo a 2 anni, che era passato dall’1,85% all’1,89% sull’onda della Fed, è crollato all’1,74%. Il decennale è imploso dal 2,02% all’1,89%. Come mai? La mossa di Trump preannuncia tensioni commerciali, capaci di per sé di convincere la Fed con le buone o le cattive a tagliare ancora i tassi, magari già dal prossimo board di settembre. Non solo: la reazione del petrolio è stata fortissima. Il prezzo del Brent è arrivato a perdere l’8%, attestandosi a poco sopra i 60 dollari al barile, mentre il Wti è passato nell’arco della stessa giornata da quasi 58 a un minimo inferiore ai 54 dollari.

Perché il petrolio sotto i 70 dollari è una notizia “bullish”per i BTp

L’impatto del petrolio sui bond

Le tensioni impattano negativamente le prospettive di crescita dell’economia mondiale, aggravando il quadro già fosco per il greggio, il cui mercato resta caratterizzato da un eccesso di offerta, malgrado Iran e Venezuela. A sua volta, la materia prima incide sull’inflazione presso le economie importatrici e sulle relative aspettative. Un tonfo come quello di ieri sarebbe capace di far decelerare ulteriormente la crescita dei prezzi negli USA, in Europa e in Giappone, “raffreddandone” ancora di più le aspettative.

E più basse queste sono, minori i rendimenti pretesi dagli obbligazionisti per detenere bond.

Oltre tutto, quando l’inflazione è attesa in calo, la politica monetaria è costretta a valutare nuove azioni di accomodamento, per cui il mercato obbligazionario si alimenta di previsioni rialziste. Certo, come spiegavamo ieri, il fatto che si temano ripercussioni negative sull’economia mondiale non deporrebbe in sé a favore dei BTp, semmai dei titoli “core”, verso i quali il mercato cerca rifugio nelle fasi avverse. Questo è vero, almeno fino a quando questi timori non lambiscano anche l’inflazione attesa. E in poche ore, lo scenario ha subito una brusca accelerazione, perché adesso più di ieri sembra corretto attendersi un’inflazione ancora più spenta per i prossimi mesi, un fatto che spingerebbe tutte le principali banche centrali, a partire dalla Fed, ad agire per centrare i rispettivi target.

Resta da capire se ancora per qualche seduta non prevarranno i timori per l’economia mondiale, anziché le aspettative d’inflazione più fredde. Se così fosse, lo spread BTp-Bund si mostrerebbe in ulteriore allargamento sopra i 200 punti, salvo ingranare la marcia indietro man mano che i mercati prenderanno coscienza che una siffatta condizione renda più urgente e deciso un intervento della BCE su tassi e “quantitative easing”. E allora sì che assisteremo a un rally generalizzato delle obbligazioni sovrane e corporate, con i rendimenti in discesa lungo l’intera curva dei BTp.

Perché lo spread risale sopra i 200 punti dopo il taglio dei tassi Fed

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