E’ cambiato tutto all’improvviso: ora il mercato prezza 4 tagli dei tassi Fed!

Mercato obbligazionario stravolto dal Coronavirus. Il taglio dei tassi negli USA a marzo è dato per certo e se ne aspettano altri tre nel corso dell'anno. Il rendimento del Treasury a 10 anni è crollato ai minimi storici venerdì, sotto 1,20%.

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Mercato obbligazionario stravolto dal Coronavirus. Il taglio dei tassi negli USA a marzo è dato per certo e se ne aspettano altri tre nel corso dell'anno. Il rendimento del Treasury a 10 anni è crollato ai minimi storici venerdì, sotto 1,20%.

E’ accaduto qualcosa di clamoroso nella seduta di venerdì 28 febbraio. La corsa al Treasury ne ha provocato il crollo dei rendimenti lungo la curva, i quali hanno segnato i nuovi minimi storici su varie scadenze. Il decennale è arrivato a offrire meno dell’1,20%, il trentennale fino all’1,666% e sui due anni si è scesi ben sotto l’1%, fino a un minimo dello 0,95%. Se considerate che il Treasury a 10 anni aveva aperto l’anno all’1,88%, capite quanto questo calo stia impattando sulle stesse aspettative del mercato, anzi essendone persino il riflesso. Già, perché il ritornello secondo il quale la Federal Reserve lascerà i tassi USA invariati per tutto quest’anno è andato a farsi benedire.

I segnali dal mercato USA sui nuovi possibili tagli dei tassi Fed

Non ci crede più nessuno, per primi quanti “giocano” con il denaro. Stando ai dati di CME Group, principale società di gestione dei contratti derivati, da qui alla fine del 2020 il mercato si aspetta adesso che la Fed tagli i tassi per ben 4 volte dello 0,25% ciascuna. Addirittura, per la riunione del FOMC del prossimo 17-18 marzo, si prezza con certezza che ciò accada, in quanto il 100% delle probabilità viene assegnato alla fissazione del costo del denaro a tassi inferiori al range attuale dell’1,50-1,75%. Anzi, per il 31,7% vi sarebbe il doppio taglio, cioè i tassi verrebbero abbassati all’1%.

Il governatore Jerome Powell non deve rispondere ai mercati, formalmente deve muoversi sulla base dei dati macro. Tuttavia, la storia è un po’ più complessa di come la descrivano gli stessi banchieri centrali. La finanza muove l’economia reale, specie negli USA, per cui non può rimanere contrariata dalle azioni dell’istituto, soprattutto in una fase di tensione sui mercati come questa.

Se Wall Street sconta per marzo un taglio dei tassi certo, credeteci che ci sarà. A maggior ragione che in un anno elettorale non ci si può permettere di provocare sconquassi in borsa, nemmeno temporanei, altrimenti volerebbero gli stracci tra Casa Bianca e Fed, con implicazioni assai negative per la credibilità del sistema di Zio Sam.

Taglio tassi segnalato dagli stessi Treasuries

E fate attenzione a quel quasi un terzo che sconta un taglio da 50 punti base per marzo. Se questa percentuale dovesse salire verso il 50% da qui al board, la Fed prenderebbe in considerazione sempre più concreta di tagliare i tassi americani proprio di mezzo punto, al fine di risultare accomodante con i mercati. Chiaramente, la differenza la farebbe anche, se non soprattutto, l’andamento di Wall Street nelle prossime due settimane. Dopo il tracollo dell’ultima decina di febbraio, Powell non può permettersi di trascinare New York verso il mercato orso, che formalmente implica perdite dei listini per il 20% rispetto ai massimi.

E guardate che già lo stesso mercato starebbe inviando segnali in tal senso. I rendimenti a 2 anni, ad esempio, risentono direttamente delle aspettative sui tassi, essendo quelli più a breve scadenza dopo i titoli annuali. La loro discesa sotto l’1% implica una differenza negativa di 3 quarti di punto rispetto al massimo del range sinora fissato, come a dire che gli stessi investitori sconterebbero almeno 3 tagli dei tassi da 0,25% ciascuno. A inizio anno, i biennali si aggiravano tra l’1,55% e l’1,60%, sostanzialmente in linea con il tasso Fed effettivo praticato, proprio perché le aspettative erano per una politica monetaria invariata fino a fine anno. Il quadro è mutato repentinamente con il caso Coronavirus e il conseguente crollo delle borse mondiali.

La Fed taglia ancora i tassi, ma la comunicazione di Powell non funziona

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