E’ boom per il BTp 2072, mentre il rendimento alla scadenza segna -75%

Da metà giugno è boom per i titoli di stato italiani. Il BTp 2072 beneficia del trend positivo, i dati sono clamorosi.

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BTp 2052, l'investimento da giugno ad oggi

Ieri, lo spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi di durata decennale è sceso in area 220 punti base o 2,20%. Il BTp a 10 anni si è portato fin sotto 2,90%, ai livelli più basso da oltre due mesi. Malgrado l’Italia sia in campagna elettorale, il suo mercato sovrano non sta subendo scossoni negativi in queste settimane. E si moltiplicano gli obbligazionisti che temono di avere perso il treno. Già, perché da metà giugno ad oggi, i prezzi dei bond hanno corso tantissimo, chiaramente in modo più marcato sul tratto lungo della curva. Ne è esempio il BTp 2072 con cedola 2,15% (ISIN: IT000545441883). Ieri, si aggirava intorno ai 75,50 centesimi e a tale prezzo offriva un rendimento lordo del 3,19%.

Pensate che dai minimi di giugno, quando era sceso a 59,30 centesimi, il BTp 2072 è risalito di oltre il 27%. Un guadagno spettacolare nel giro di poche settimane. Nello stesso arco di tempo, il rendimento lordo alla scadenza è sceso esattamente dell’1,50%. Sfiorava il 4,70% a metà giugno. Questo significa che il minore rendimento cumulato da qui alla scadenza è di quasi il 75%.

Rally BTp 2072 tra tassi, elezioni e inflazione

L’esempio del BTp 2072 ci aiuta ancora una volta a capire quanto sia essenziale entrare e uscire dal mercato al momento giusto. A posteriori, risulta facile capire quali siano i livelli minimi e massimi toccati da un qualsiasi titolo finanziario. Ma ci avreste creduto solamente un mese e mezzo fa che i rendimenti sovrani sarebbero scesi così tanto e, peraltro, anche in Italia in piena crisi di governo?

Allo stato attuale, il BTp 2072 ci offre un rendimento netto in area 2,80%. Con un’inflazione di lungo periodo attesa intorno al 2% o anche meno, il bond sarebbe più che sufficiente a garantirci la protezione del potere di acquisto del capitale investito. D’altra parte, molti di coloro che vorrebbero acquistarlo o lo abbiano acquistato di recente, puntano a rivenderlo alla prima occasione possibile. Non sarà il rendimento alla scadenza il dato a cui guardano, bensì quello realizzato alla data di disinvestimento del titolo. Resta da capire se il rally possa proseguire, magari a seguito di una politica monetaria della BCE meno restrittiva del previsto, oppure se cesserà sulle tensioni post-elettorali e l’inflazione.

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