Draghi abbatte già lo spread di 30 punti e ci riporta al varo del suo QE, ma il rally dei BTp non è finito

L'effetto Draghi scuote positivamente i mercati e il meglio potrebbe arrivare nelle prossime settimane. Ma occhio alla delusione.

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Effetto Draghi sui BTp

Il governo di Mario Draghi deve ancora nascere, ma già sta avendo il suo effetto sui mercati finanziari. Dal giorno in cui il presidente Sergio Mattarella ha annunciato che avrebbe convocato l’ex governatore della BCE per conferirgli l’incarico di formare il nuovo esecutivo, lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso di circa 30 punti base, portandosi sotto quota 100, in area 96 al termine della settimana scorsa. Il rendimento del BTp a 10 anni è sceso vicinissimo allo 0,50%, quando aveva raggiunto la soglia dello 0,70% nel corso delle consultazioni dopo l’apertura della crisi del governo Conte-bis.

Perché “Super Mario” può valere fino a 50 punti di spread in meno

Ormai, è evidente che stia per nascere un governo tecnico-politico ampiamente sostenuto in Parlamento. E questo non potrà che fare piacere agli investitori, i quali scorgono in quel che sta accadendo la normalizzazione di quell’area politica cosiddetta “sovranista”, che ai loro occhi rappresenterebbe un rischio nel caso arrivasse al governo per via delle sue posizioni euro-scettiche.

I BTp si sono apprezzati lungo la curva. La scadenza più longeva, quella che verrà rimborsata nel lontana marzo 2067, ha guadagnato il 2,6% in appena 3 sedute, scendendo a un rendimento dell’1,53%, -10 punti base. Deve ancora raggiungere i massimi storici toccati l’8 gennaio scorso, ma potrebbe essere questione di giorni. Lo spread non era stato così basso sin dal marzo 2015, quasi 6 anni fa. Allora, arrivò a scendere sotto i 90 punti base. E anche quella volta c’entrava “Super Mario”. Da governatore della BCE, aveva varato il “quantitative easing” e in quei giorni iniziava ad acquistare titoli di stato sul mercato. Il rischio sovrano percepito crollò repentinamente, anche perché al governo vi era un Matteo Renzi fortemente intenzionato a portare avanti un’agenda di riforme favorevoli al mercato.

Effetto Draghi e cautele future

A quanto potrà scendere lo spread? Per rispondere, dobbiamo confrontare i rendimenti italiani con quelli spagnoli. I Bonos offrono circa mezzo punto in mezzo dell’Italia lungo la curva. Il decennale di Madrid è salito allo 0,20% dopo avere sfiorato lo zero nelle scorse settimane. Il trend è dovuto sia alla reflazione in corso nell’Eurozona (da -0,5% a dicembre al +0,6% a gennaio l’inflazione spagnola annua), sia al crescente rischio politico dovuto alle tensioni dentro il governo Sanchez sulla riforma delle pensioni, e non solo. Il premio pagato dal Tesoro di Roma rispetto a quello di Madrid è stato dovuto negli ultimi anni proprio al maggiore rischio politico, quello che Draghi spegnerebbe, almeno per questa fase.

L’inflazione ritorna nell’Area Euro e per i bond sarebbe una brutta notizia, forse non per i BTp

Se questo è vero, allora dovremmo supporre che lo spread con i Bund abbia margini per stringere fino ai 60-70 punti base, con un decennale italiano in discesa verso lo 0,20% o anche meno e le scadenze almeno fino ai 7-8 anni a offrire rendimenti negativi. Chiaramente, oltre alle vicissitudini romane, molto dipenderà da cosa accadrà nel complesso dell’obbligazionario europeo, per quanto di scossoni immediati in vista non ve ne siano, a parte qualche aggiustamento in corsa per via della reflazione. Ma attenti al rischio opposto, cioè di eccessivo compiacimento verso l’evoluzione politica italiana. Il Parlamento è rimasto uguale a quello con cui si confrontava il governo Conte e l’ampia maggioranza di cui Draghi disporrà, se da un lato è garanzia di stabilità, dall’altro sarà fonte di possibile paralisi.

L’esempio del governo Monti dovrebbe metterci in guardia dal riporre eccessive speranze nei “tecnici”, i quali sono pur sempre sostenuti dai politici. Quello su cui i mercati starebbero scommettendo, a parte la natura ancora più nitidamente europeista di Draghi, sarebbe la migliore gestione della campagna vaccinale, lo spostamento dell’attenzione del governo dall’assistenza alla ripartenza dell’economia e la maggiore capacità di programmazione dei fondi spettanti all’Italia con il Recovery Plan.

Sono tutti nodi, sui quali la figura del premier può risultare determinante, anche mettendo in conto la scarsa qualità politica del Parlamento. Il rally dei BTp non sarebbe finito, ma quasi certamente, a un certo punto, gli investitori effettueranno un tagliando e tra qualche mese si chiederanno se sia opportuno continuare a comprare o se i fatti non giustifichino ulteriori acquisti.

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