Doppio declassamento per il Sudafrica, reazione dei mercati timida

Moody's e Fitch hanno abbassato il rispettivo giudizio sul debito sovrano della prima economia emergente, ora sempre più "junk".

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Mercati poco colpiti dal

Venerdì è stata una brutta serata per il Sudafrica. Tutte e tre le principali agenzie di rating erano chiamate ad aggiornare il loro giudizio sul debito sovrano e ben due di loro lo hanno abbassato. In particolare, Moody’s lo ha tagliato da Ba1 a Ba2 e Fitch da BB a BB-. La prima intravede “ulteriore debolezza fiscale nel medio termine”, la seconda stima che il PIL della prima economia africana non tornerà ai livelli pre-Covid nemmeno nel 2022. S&P ha lasciato invariato il suo giudizio a BB- con prospettive “stabili”.

Il ministro delle Finanze, Tito Mboweni, ha definito “dolorosa” la decisione delle agenzie di rating, paventando il rischio di un aumento del costo del debito. E proprio questo dato è stato tra i principali che ha spinto le agenzie al doppio “downgrade”. Una misura della sostenibilità del debito pubblico è data dalla quota di entrate statali assorbita dalla spesa per interessi. Secondo Moody’s, nel medio termine questa salirà al 25%. Siamo in condizioni simili a quelle che l’Italia visse nei primi anni Novanta, pur a fronte di un rapporto debito/PIL solo apparentemente più rassicurante: 63%, ma con tendenza al 90% entro i prossimi anni.

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Il bisogno di riforme economiche

Solo quest’anno, a causa della pandemia, il deficit pubblico esploderà al 15% del PIL. E l’economia dovrebbe contrarsi del 7,3%. Mboweni ha invitato governo e Parlamento a varare subito riforme economiche per evitare ulteriori declassamenti del rating. Il primo grosso problema che dovrà gestire e su cui si sono accesi i fari delle stesse agenzie internazionali riguarda il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici.

Dopo che i loro stipendi dal 2008 sono cresciuti del 51%, salendo all’11% del PIL, i sindacati chiedono nuovi aumenti e non accettano alcun “congelamento”, pretendendo che il governo rispetti un accordo ad oggi non ottemperato.

Il punto è che la politica a Pretoria si mostra abbastanza debole dopo un decennio di bassa crescita e un presidente (Jacob Zuma) rimosso dal suo incarico per corruzione prima della fine del mandato. Tuttavia, nonostante solo una minoranza degli analisti si aspettasse il doppio “downgrade”, la reazione dei mercati non è stata negativa. Anzi, il rand sudafricano si è rafforzato di circa mezzo punto percentuale contro il dollaro, mentre la curva dei rendimenti è solo lievemente salita. I rialzi maggiori li hanno subiti i rendimenti del tratto 10-12 anni. Il decennale ora offre l’8,86%, la scadenza a 12 anni il 9,87%.

La scarsa reazione alle cattive notizie è spiegata essenzialmente da un’altra notizia positiva, stavolta arrivata dagli USA. Alti funzionari del governo americano hanno dichiarato che le prime dosi del vaccino contro il Covid saranno messe a disposizione del personale sanitario entro metà dicembre. Inoltre, sembra che il mercato stia attendendosi un qualche segnale da parte del Sudafrica nel senso di un corso più riformatore. La trattativa sugli stipendi pubblici sarà forse il banco di prova per capire se il paese vada verso nuovi declassamenti o possa tornare ad attirare capitali esteri.

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