Doppia ristrutturazione del debito in tre anni, i rischi di finanziare governi corrotti

Mercati emergenti non sempre così allettanti come sembrano. Alcune emissioni corporate e sovrane contengono insidie sottovalutate dagli investitori stranieri.

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Mercati emergenti non sempre così allettanti come sembrano. Alcune emissioni corporate e sovrane contengono insidie sottovalutate dagli investitori stranieri.

Sui mercati esotici è spesso possibile trovare opportunità d’investimento apparentemente imperdibili, specie quando si tratta di emissioni di debito in valute forti, con rendimenti relativamente elevati e durata nemmeno elevata. E bisogna ammettere che vi sia una certa compiacenza verso governi ritenuti corrotti, credendo che le loro azioni nuocciano esclusivamente i cittadini degli stati che amministrano e mai i capitali stranieri.

Il caso del Mozambico segnala che non sempre le cose vanno come si pensa. Era il 2014, quando la società statale Ematum, una compagnia navale attiva nella pesca del tonno, emetteva un bond da 850 milioni di dollari attraverso Credit Suisse e VTB Capital, finalizzato all’acquisto di una flotta da una società con sede ad Abu Dhabi.

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Iniziamo subito col dire che, a fronte degli 850 milioni di indebitamento nominale, nelle casse societarie arrivarono solo 760 milioni, dato che 90 milioni furono il costo delle commissioni bancarie. Su queste obbligazioni, il governo appose la garanzia statale, per cui gli investitori stranieri credettero che si trattasse di un bond sovrano a tutti gli effetti. Senonché, due anni più tardi scoppia lo scandalo. Si scopre che la garanzia venne apposta senza l’approvazione del Parlamento, vincolante per Costituzione. Insomma, si trattò di un’operazione illegale. Il mercato ne prese atto e il cambio contro il dollaro in pochi mesi crollava del 40%.

La prima ristrutturazione del bond

Nel frattempo, emersero altre due obbligazioni emesse con questo stesso schema e in violazione della Costituzione, per altri 1,4 miliardi di dollari in tutto. Considerando le dimensioni ridotte dell’economia del Mozambico, diciamo che circa il 20% del pil era stato “ipotecato” attraverso operazioni illegali. Ma il governo non si perde d’animo ed emette nuovi bond a copertura del precedente di Ematum, ristrutturandolo. Come? Allungando la scadenza di 3 anni e alzando la cedola al 10,5%.

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Nel paese si parlò apertamente di “scandalo”, visto che la ristrutturazione finiva con l’assegnare ai creditori un guadagno superiore di quello iniziale, tra monte-cedole e capitale da rimborsare alla scadenza.

Dopo polemiche politiche furenti e anche per via dell’esplosione del debito al 100% del pil, che aveva reso più difficile il rispetto dei termini, un anno fa si arriva alla proposta del governo per una seconda ristrutturazione, i cui termini sono apparsi oltraggiosi un po’ a tutta la stampa nazionale ed estera: allungamento delle scadenze fino al 2033, taglio della cedola al 5,875%, più trasferimento in capo agli obbligazionisti del 5% dei proventi del gas per un massimo di 500 milioni di dollari.

A conti fatti, lo stato avrebbe speso complessivamente sui 2,2 miliardi per un bond dal valore iniziale effettivo di 760 milioni, di cui non si ebbero sin da subito tracce su 500 milioni e il resto era finito ad Abu Dhabi. Considerando anche che alla fine del 2016, mediamente questi titoli scambiarono a 60 centesimi sul mercato secondario, i profitti sarebbero stati nell’ordine del 270%. Questa proposta non andò in porto, anche perché i creditori non furono rassicurati dall’aleatorietà dei proventi del gas, con la conseguenza che ne venne presentata un’altra quest’anno, stavolta con successo.

La seconda ristrutturazione in tre anni

Essa si è tradotta nell’emissione di nuove obbligazioni per 900 milioni e con scadenza nel 2031. La cedola è stata rivista al 5% fino al 2023 e al 9% successivamente. In più, sono stati riconosciuti ai creditori pagamenti cash per 40 milioni. La ristrutturazione, la seconda in appena tre anni, è stata accettata in assemblea da obbligazionisti in rappresentanza del 99,5% del capitale, quando per le Clausole di Azione Collettiva sarebbe bastato il 75%. A tale compromesso si è arrivati anche su pressione del Fondo Monetario Internazionale, che aveva avvertito nei mesi scorsi di non sborsare nemmeno un centesimo per sostenere finanziariamente l’economia africana, se non prima si fosse fatta chiarezza sui debiti e messa la parola fine alle emissioni “segrete”.

Ad ogni modo, difficile affermare che sia stata realmente una dura lezione impartita ai mercati, se è vero che il bond emesso in sostituzione di quello già ristrutturato dopo l’approvazione dell’accordo viaggiava sopra la pari, pur includendo gli interessi pregressi maturati, sostanzialmente su livelli doppi rispetto a tre anni prima.

In totale, lo stato avrà pagato oltre 1 miliardo di soli interessi, che sommati al capitale fanno salire il conto finale a quasi 2 miliardi, non molto meno di due volte e mezzo il valore nominale del bond iniziale, di cui nessuno nel Mozambico ha visto il becco di un quattrino.

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