Dopo Bruxelles: ed ora che si fa? … Emò, emò, Moplen.

Il cambiamento è in arrivo.

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DOPO BRUXELLES: ED ORA CHE SI FA? … EMO’, EMO’, MOPLEN Forse ricorderete, specie quelli con qualche anno in più sulle spalle, la fortunata pubblicità della Montecatini con il suo Moplen. Interprete d’eccezione un Gino Bramieri in piena forma con il suo: “emò, emò, Moplen” e la canzonetta di sottofondo ” inconfondibile, leggero, resistente …” Credo ormai faccia parte di quell’immaginario collettivo su cui l’Italia ha costruito tra gli anni ’50 e ’60 le basi di un rinnovamento dei costumi e di una migliore qualità di vita. Via i vecchi contenitori di latta, tristi e logori, per colorare la casa con il nuovissimo materiale appena scoperto dall’ing. Giulio Natta: il polipropilene. Fu una rivoluzione. Partì in sordina, sottotraccia, ma alla fine fu dirompente: una scoperta italiana che cambiò il mondo. La chimica italiana ne uscì vincente, peccato per la brutta fine che fece poi più tardi. Ma questa è un’altra storia dei legami perversi dell’industria italiana tra pubblico e privato.

Ci troviamo in una fase molto delicata, destinata ad avere conseguenze per gli anni a venire: dalla questione del nucleare (il Giappone mi sembra poco trasparente, tendente a sminuire certi rapporti che potrebbero mettere una seria ipoteca sul debito pubblico) ai rivolgimenti nel mondo arabo. Cosa fa nel frattempo l’Europa? Come ha sempre fatto, si divide … e si ricompone. L’asse di ferro stipulato a Deauville tra la Merkel e Sarkozy non ha vita facile. Le posizioni assunte dai due paesi in questi ultimi giorni sono apparse divergenti: dal problema degli stress-test nucleari (visti dalla Francia come un attacco diretto) sino alla questione libica per passare attraverso le mille questioni del debito pubblico dei “Periferici”.

La questione che a noi interessa, l’ESM, ha riavvicinato in qualche modo le posizioni. L’approvazione definitiva dell’intero pacchetto è stata rimandata verso giugno, ma la discussione è ormai in fase molto avanzata. La discussione, per la verità, non è stata tranquilla e lineare. Affiorano divisioni in merito al peso dei paesi a tripla AAA rispetto a quelli con rating inferiore, timori verso l’esito delle votazioni nei Lander ed in Finlandia, difficoltà procedurali rispetto alle modalità di versamento del “cash”. Ma l’obiettivo di darsi delle politiche economiche comuni è stato fatto proprio da tutti. Possiamo dire che il “Patto di Stabilità” ha iniziato a muovere i primi passi: tra l’altro, oltre a riguardare tutti i paesi che aderiscono alla moneta unica ne faranno parte – su base volontaria – anche Polonia, Bulgaria, Danimerca Romania, Lettonia e Lituania. Ne rimangono fuori solo Svezia, Ungheria, Repubblica Ceca e i soliti inglesi. Ma sulla questione cruciale che ci interessa in modo particolare, quella del coinvolgimento dei privati nei processi di ristrutturazione dei debiti sovrani, non è trapelato nulla, segno che gli obiettivi rimangono ancora divergenti. Sappiamo della volontà di Frau Merkel di coinvolgerci, a partire dalla metà del 2013, in questi processi. Mancano però i dettagli, per noi fondamentali. Ad esempio: rimarrà obbligato uno stato a “ristrutturare” nel caso faccia richiesta di aiuto al ESM? Le clausole di subordinazione che verranno inserite sui TdS di nuova emissione andranno ad includere le precedenti emissioni? Nella mia ottimistica visione sulla Grecia, credo che in questi mesi primaverili dovremmo toccare il fondo per poi cominciare lentamente a risalire verso l’estate, con la ripartenza del settore turistico che rappresenta da solo il 18% del PIL. Qualcosa intanto inizieranno a fare le privatizzazioni delle aziende di stato che verranno messe sul mercato nei prossimi mesi insieme ad una ripresina si dovrebbe consolidare verso fine 2011. Nel corso del 2012 dovremmo poi iniziare a rivedere un avanzo primario e ritornare finalmente sul libero mercato dei capitali con l’offerta di titoli pluriennali.
E’ chiaro che si tratta di un percorso che incontrerà numerosi ostacoli, altrimenti i nostri titoli sarebbero già ad altri livelli, e non privo di possibili ricadute. Rimane il fatto che l’obiettivo, reso noto dal Ministro delle Finanza Papaconstantinou, di ritornare a “rollare” il debito nel 2012, mal si concilia con un intervento “aggressivo” rispetto ai nostri titoli che non sia “conciliante” e su adesione volontaria. A mio avviso rimangono tutt’ora praticabile le ipotesi di buy-back e di un concambio di titoli. Dalla riunione di Bruxelles è emersa la volontà di escludere l’intervento, del provvisorio EFSF, sul “secondario”. Quindi gli interventi di finanziamento potranno essere effettuati solo sul “Primario” in fase di sottoscrizione delle Aste. Questo però non esclude un mega-finanziamento diretto alla Grecia in grado di effettuare direttamente un’ipotesi di riacquisto o concambio. I vantaggi in termini di un abbattimento immediato del deficit/PIL sono molto concreti, in grado di riportare la sostenibilità del debito senza colpo ferire. Per quanto riguarda gli altri “Periferici” le questioni non si mettono bene. L’Irlanda è uscita dal Summit con le mani vuote. Anzi, Enda Kenny ha fatto sapere di essere disponibile a nuove azioni per imporre altre perdite ai detentori di bond di banche Irish. Sulla questione importantissima di un aumento delle imposte sulle società, rimane un dialogo tra sordi. Il Portogallo è rimasto schiacciato dalla crisi politica interna con la caduta dell’esecutivo guidato da Soares. I rendimenti delle “obrigacoes” sono volati verso l’alto insieme al parallelo downgrade delle società di rating. L’appuntamento rimane per metà aprile con la scadenza da 4,3 MLD e a giugno con altri 4.9 MLD da rinnovare. Gli analisti ritengono non esserci problemi di liquidità per aprile. Certamente potremmo però aspettarci una richiesta di rendimenti assolutamente non sostenibili sul lungo periodo. Comunque non fasciamoci la testa prima di averla rotta, i mercati finanziari tendono ad esasperare le contraddizioni per poi ottenerne il proprio tornaconto.
Oggettivamente, dall’inizio della crisi del debito, possiamo solo registrare una maggiore convergenza – seppur a fatica e non priva di passi falsi – delle politiche economiche comuni. Il “Patto di Stabilità” sarà un’utile strumento anche per l’Italia, in grado di contenere il “partito della spesa” ed accelerare i processi di risanamento e di liberalizzazione del mercato del lavoro e delle professioni. L’Europa, anche in questo caso – come dal Secolo dei Lumi in avanti – sarà in grado di supportare i riformatori. Malgrado tutto. Tremonti è riuscito a far valere le nostre posizioni riguardanti il rapporto debito pubblico/debito privato insieme ad una avanzata riforma del nostro sistema pensionistico. Rimane però il pesante fardello che zavorra l’Italia: il debito, che dovrà iniziare ad essere ridotto ad un ritmo superiore al 0,5%. Compiti importanti ci attendono : emò, emò … Moplen, il cambiamento è in arrivo. Tommy271

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