Deiulemar verso il punto di non ritorno

I giudici napoletani rinviano a settembre la decisione sul fallimento della compagnia di navigazione. Intanto si avvicina la data per l’insinuazione al passivo fra la rabbia e la rassegnazione degli obbligazionisti

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I giudici napoletani rinviano a settembre la decisione sul fallimento della compagnia di navigazione. Intanto si avvicina la data per l’insinuazione al passivo fra la rabbia e la rassegnazione degli obbligazionisti

Un vizio di forma nelle notifiche. Con questa motivazione la Corte d’Appello di Napoli ha rinviato al prossimo 26 Settembre la decisione sul ricorso presentato dalla compagnia di navigazione Deiulemar di Torre del Greco – sprofondata lo scorso Aprile sotto una montagna da 680 milioni di euro di debiti – contro la sentenza di fallimento pronunciata dal giudice Massimo Palescandolo. Il solito cavillo giuridico, l’intoppo burocratico all’italiana, che fa slittare le udienze di mesi allungando inesorabilmente i tempi della giustizia oltre che l’agonia delle 13mila famiglie truffate dalla Deiulermar che aveva emesso a ruota libera obbligazioni non autorizzate (vedi certificato tipo in basso) i cui proventi non sono mai finiti nelle casse della società. Una pratica che – stante a quanto riportato da Metropolisweb – si scopre che aveva radici lontane nel tempo, nel 1998 per l’appunto, quando fu aperta un’inchiesta dopo il ritrovamento di obbligazioni emesse dalla compagnia di navigazione fondata da Michele Iuliano, Giovanni Della Gatta e Giuseppe Lembo in mani di usurai e noti pregiudicati di Torre del Greco.

 

Crac Deiulemar: la compagnia prende tempo per evitare lo scenario peggiore 

 

Ma torniamo ai fatti più recenti, quelli che stanno facendo perdere la pazienza agli oltre 13.000 obbligazionisti Deiulemar rimasti incastrati nel default della compagnia marittima. Lo scorso 4 Luglio i legali della Deiulemar hanno presentato davanti ai giudici della Corte di Appello una nuova richiesta di concordato preventivo, uguale a quella elaborata in precedenza, già bocciata dagli obbligazionisti, e che prevedeva in sostanza un recovery del 52% del valore nominale dei titoli venduti ai risparmiatori suddiviso in azioni, nuove obbligazioni e una piccola parte cash. Questa istanza – spiega l’avv. Astolfo Di Amato, legale delle compagnia di navigazione – deve essere esaminata preventivamente a quella di fallimento e il Tribunale non può dichiarare fallita una società se prima non è stata respinta la proposta di concordato. Questo è in sostanza il punto su cui fa leva la compagnia di Torre del Greco per evitare un crac che getterebbe nel baratro non solo la storica società di navigazione con le sue tre famiglie di armatori, ma un’intera città e migliaia di risparmiatori che avevano creduto e si erano fidati ciecamente della Deiulemar. Oltretutto – precisa Roberto Maviglia, amministratore unico della Deiulemar – i soci si sono impegnati, subordinatamente all’esito positivo del concordato, a riportare nelle casse della Deiulemar le partecipazioni detenute nelle società estere tramite la lussemburghese Poseidon S.A., vera e propria cassaforte della compagnia di navigazione. Questa operazione, secondo indiscrezioni che trapelano dagli studi legali che seguono la vicenda, potrebbe consentire alla Deiulemar anche di alzare l’asticella del recovery, per incentivare la maggior parte degli obbligazionisti ad accettare il piano evitando il crac, come era anche nelle volontà del “capitano” Michele Iuliano che in punto di morte aveva chiesto che fossero soddisfatti i risparmiatori.

Pochi mesi fa erano circolati rumors (poi smentiti dalla Deiulemar) sulla possibilità di arrivare ad oltre il 60% del recovery con una parte cash del 20%. 

 

Il fallimento Deiulemar  non è la soluzione migliore per i risparmiatori

  

Ma se queste sono le intenzioni della Compagnia marittima – fanno notare alcuni obbligazionisti – resta il fatto che la maggioranza dei risparmiatori non ne vuol sapere di riavere indietro poco più della metà di quanto investito inizialmente, soprattutto se la parte cash non dovesse andare oltre il 12%, come previsto, e in considerazione del fatto che i soldi ci sarebbero ma sono stati distratti all’estero e in altre attività più o meno lecite per le quali sta indagando a tutto campo la Guardia di Finanza. Tanto vale perder tempo coi i cavilli giuridici. Che è quello a cui si stanno attaccando i legali della Deiulemar e gli eredi del defunto “capitano” Iuliano, i quali – riferiscono agli organi di stampa – puntano invece ad ottenere l’accesso a una delle procedure speciali di amministrazione delle grandi imprese in crisi (Legge Marzano) nel tentativo di tutelare meglio gli interessi dell’azienda e dei creditori in generale. In che misura non è certo dato saperlo dal momento che molte risorse sono state distratte in Lussemburgo e le attività industriali sono al palo per via della crisi internaizonale, ma non sarà certo un liquidatore nominato dal Tribunale in grado di restituire tutti i soldi persi dagli obbligazionisti. La complessa vicenda della Deiulemar del resto – sottolinea un commercialista romano che segue da vicino  alcuni risparmiatori rimasti intrappolati nel default – non può essere risolta con una sentenza di fallimento, come vorrebbero tanti obbligazionisti, desiderosi di vendetta più che di giustizia. Se la società  dovesse essere messa in liquidazione in questo momento – spiega l’esperto – i creditori potrebbero vedersi riconoscere anche un recovery più basso di quel 52% proposto dalla compagnia, poiché essendo il settore del trasporto mercantile uno dei più colpiti dalla crisi, gli assets della Deiulemar in questo momento rischierebbero di essere svenduti per far cassa. Senza considerare che, allo stato attuale la Deiulemar ha dichiarato un patrimonio negativo di 136 milioni di euro e le navi della compagnia sono di proprietà di un’altra società, la Deiulemar Shipping, controllata dalla Poseidon S.

A., che non sono coinvolte nella procedura fallimentare. In soldoni, quindi, il fallimento della Deiulemar non converrebbe più di tanto agli obbligazionisti e i tempi di recupero non sarebbero più brevi che attraverso l’applicazione di una procedura concorsuale. Resta, poi, il fatto che i titoli di credito emessi dalla società e non autorizzati potrebbero anche, in ultima e definitiva istanza, non venire riconosciuti, benché il Tribunale di Torre del Greco li abbia accettati.

 

 

Fallimento Deiulermar: istanze al passivo da presentare entro il 26 Settembre

  

Intanto, mentre non si placa la rabbia di molti piccoli obbligazionisti della Deiulemar, che temono per le sorti dei loro risparmi e continuano a protestare sia nelle piazze che sui siti web, i tempi stringono ed entro il 26 Settembre, se la Corte d’Appello non cambierà il verdetto del giudice fallimentare del Tribunale, dovranno essere presentate le insinuazioni al passivo da parte degli obbligazionisti per la prima udienza fissata per il 25 Ottobre.

Per chi non avesse dimestichezza con le procedure legali, Assorisparmiatori ha già dato la sua disponibilità da tempo ad assistere gratuitamente i creditori, ma ora si è aggiunto anche il Comune di Torre del Greco che ha messo a disposizione il modello (scaricabile anche direttamente dal sito internet www.comune.torredelgreco.na.it) per promuovere l’istanza di ammissione al passivo.

 

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